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Villa Lysis, gioiello novecentesco dell’isola di Capri sacro all’amore ed al dolore

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scorcio di villa Lysis. ph. photoweb

Villa Lysis, gioiello novecentesco dell’isola di Capri, sacro all’amore ed al dolore. Fu fatta edificare dal Barone Fersen che volle farne la  sua dimora. La splendida struttura rappresenta in pieno l’anima fragile e tormentata, nonché l’intima personalità del proprietario che si rifugiò nella Villa per non essere più accusato di omosessualità e vivere con il suo amato Nino Cesarini.

 

Villa Lysis, meglio nota  come Villa Fersen, rappresenta senza ombra di dubbio, uno dei più bei gioielli dell’isola di Capri. Una struttura che, in passato, ha custodito e che oggi mette in risalto la tormentata personalità del suo proprietario, il Barone di nazionalità francese, Jacques d’Adelsuard Fersen. Villa Lysis fu progettata al sorgere del ventesimo secolo dall’architetto Edouard Chimot in stile Liberty e fu costruita  sulla collina di Tiberio, non distante  da Villa Jovis, una delle dodici ville dell’Imperatore romano.
In realtà l’isola azzurra venne preferita da molti in qualità di rifugio per l’anima, vista la sua bellezza e l’elegante panorama che offriva all’occhio. Infatti Villa Lysis si affaccia su Marina Grande e l’intero Golfo di Napoli, una località splendida in cui  il tempo pare fermarsi, dando l’impressione di scacciare ogni preoccupazione. Proprio per questo motivo  il Barone Fersen scelse quel luogo per farne la sua residenza, lontano da occhi indiscreti.
In verità, in un primo momento, la Villa fu chiamata “La Gloriette”, solo successivamente  le venne attribuito  il nome “Lysis” in omaggio a  Liside, allievo di Socrate e citato nell’omonimo dialogo con Platone sull’amicizia. Villa Lysis era un un tempio dedicato all’amore ed alla giovinezza, ma diventò per il Barone un vero e proprio rifugio per sottrarsi dalle pesanti accuse di corruzione di minori ed oltraggio alla pubblica morale per le sue tendenze omosessuali. A causa di tali accuse fu costretto, nel 1904, a scappare dalla capitale francese  e a trasferirsi definitivamente nella sua dimora di Capri.
villa lysis Capri. ph. photoweb
La personalità di Fersen fu caratterizzata da luci ed ombre.  A riprova di quanto detto un’iscrizione in latino sull’architrave della Villa, in segno di benvenuto agli  ospiti, recitava: “Amori et dolori sacrum”, ovvero  luogo sacro all’amore ed al dolore. L’amore era riferito al giovane romano Nino Cesarini, che gli recò gioie e tormenti, egli fu suo compagno di vita e non volle rinunciare a lui neanche quando si trasferì a Capri. Proprio per il compagno, il barone  fece realizzare, dallo scultore Francesco Jerace, diverse statue in bronzo che lo ritraevano in varie pose che furono poi sistemate in più punti nel giardino di Villa Lysis.
La struttura  presenta una facciata che riporta subito alla mente  un tempio greco, al pianterreno si trova uno spazio che poggia su quattro colonne ioniche ed è  preceduto da un’ampia scalinata. All’interno la villa è divisa in tre piani.  Tantissimi furono gli intellettuali, gli artisti ed i poeti che si recarono a Villa Lysis, durante il loro soggiorno nell’isola azzurra. Tra di loro la marchesa Luisa Casati Stampa, grande amica di Fersen, Norman Douglas ed Ada Negri.
In definitiva questo magnifico edificio fu un luogo eversivo e pagano, in sintonia con il nobile proprietario che non volle mai conformarsi ai dogmi imposti dalla società. Il barone decise comunque di farla finita a soli 43 anni, sciogliendo in una coppa di champagne cinque grammi di cocaina. Villa Lysis fu venduta successivamente dal compagno di Fersen. Per molti anni rimase abbandonata ed in pessime condizioni, quindi  negli anni novanta, grazie all’associazione Lysis ed al Comune di Capri che ne è”. l’attuale proprietario fu ristrutturata e dal 2011, è divenuta una struttura aperta al pubblico, teatro di eventi culturali, artistici e musicali.

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