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La Compagnia della morte, una società segreta di artisti spadaccini animosi e violenti

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La Compagnia della morte, una società segreta di artisti spadaccini animosi e violenti-1

La Compagnia della morte, una società segreta di artisti spadaccini animosi e violenti. Mattia Preti fu uno dei più illustri rappresentanti della pittura napoletana, e fece parte di questo  gruppo, fondato da Aniello Falcone per vendicare l’uccisione di un amico, assieme ad altri importanti colleghi. Anche Masaniello si unì alla Compagnia. 

La Compagnia della morte fu una sorta di associazione segreta composta da pittori ed artisti capaci di maneggiare molto bene la spada, che tutte le  notti  assaliva i soldati spagnoli presenti nelle strade di Napoli, per far comprendere agli oppressori che la città mai si sarebbe mai rassegnata al dominio straniero. Tale associazione fu creata da Aniello Falcone, pittore partenopeo, al fine di vendicare la morte di un amico.

Ritratto di Aniello Falcone.

Mattia Preti, uno dei più illustri rappresentanti dell’arte pittorica napoletana fece parte di questo gruppo di spadaccini animosi ed irascibili, assieme ad altri colleghi non meno importanti. Per la cronaca pure Masaniello, pescatore amalfitano, noto protagonista della rivolta di Napoli del luglio del 1647, si unì a questa Compagnia della morte, a cui aderirono i seguenti artisti dotati di grande temperamento:

Aniello Falcone, fondatore e reclutatore, che divenne il terrore degli spagnoli, Micco Spadaro, alias Domenico Gargiulo, così chiamato a causa della sua collaborazione con il padre nella bottega di spade, Salvator Rosa, il pittore più giovane del gruppo ed ovviamente, come anticipato Mattia Preti e Tommaso Aniello, ossia Masaniello. Preti a Roma aveva ucciso un critico d’arte che aveva avuto l’ardire di non gradire le sue opere. Quindi dovette scappare alla volta del capoluogo partenopeo, dove commise un altro omicidio, uccidendo la guardia che gli impediva di entrare in città. A questo punto fu arrestato e condannato ala pena capitale, ma riuscì a cavarsela grazie al tribunale della vicaria che trasformò la condanna in una sorta di obbligo a dipingere affreschi votivi su tutte le porte della città di Napoli.

Pertanto Mattia Preti dipinse scene sacre sulle facciate di Porta Capuana, Porta Nolana, Portalba, Porta San Gennaro. Disgraziatamente, oggi, non è rimasto nulla di queste opere, soltanto a Porta San Gennaro sono ancora visibili alcune tracce sbiadite della sua arte.

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