Anfiteatro Flavio di Pozzuoli, il fratello minore del Colosseo romano-3

Anfiteatro Flavio di Pozzuoli, il fratello minore del Colosseo romano

Anfiteatro Flavio di Pozzuoli, la grande storia nel cuore della Campania.

Anfiteatro Flavio…che bellezza! Tra gli anfiteatri più grandi mai costruiti dai romani, in Italia inferiore solo al Colosseo e all’Anfiteatro Capuano è quello “Flavio Neroniano” e si trova in Campania, per la precisione nell’antica Puteoli (Pozzuoli). Per costruirlo, la cittadinanza si prodigò in un enorme sforzo economico, come testimonia ciò che resta di quattro lastrone marmoree con sui inciso “Colonia Flavia Puteolana, Pecunia sua”, e questa è la testimonianza lampante di come all’epoca la città fosse ricca e prospera.

L'Anfiteatro Flavio di Pozzuoli, il fratello minore del Colosseo romano-2

Necessità di costruirlo.

L’Anfiteatro Flavio di Pozzuoli…che storia! La cosa più particolare è che a pochi passi dall’anfiteatro, è ancora sepolto e parzialmente distrutto, il primo vero anfiteatro di Puteoli detto “repubblicano” ed edificato in epoca precedente a quella imperiale. La città fu così florida e opulenta che ben presto il piccolo anfiteatro non fu più in grado di contenere la mole di persone e restare al passo con le nuove tecnologie e tecniche scenografiche che si stavano sviluppando. La sua costruzione fu piuttosto lenta e cominciò sotto Nerone, per continuare sotto il dominio di Vespasiano e Tito, finchè nel 79 d.C, un anno prima di quella del Colosseo, potè dirsi finalmente completa. E così il risultato che ne venne fuori, fu un fratello minore del più famoso Colosseo romano, forse progettato ed ideato dagli stessi architetti di Vespasiano.

L'Anfiteatro Flavio di Pozzuoli, il fratello minore del Colosseo romano-5

Il terzo anfiteatro più grande per dimensioni.

L’Anfiteatro Flavio di Pozzuoli…che dimensioni! L’anfiteatro era sicuramente più grande all’epoca, di quello che appare essere oggi in quanto l’anello esterno fu quasi interamente distrutto. Il semiasse maggiore, ha la lunghezza di 149 metri mentre quello minore, di 116; l’arena invece ha una misura di 72,22 x 42,33, uno spazio grande nonché sufficiente ad ospitare qualsiasi tipo di rappresentazione e ludo. In origine, la struttura si sviluppava su tre livelli (ima, media e summa cavea), ed era provvisto, proprio come il Colosseo, di un sistema di protezione dalla luce e dalla calura estiva, mediante un sistema di pali e veli che veniva abilmente mosso dai marinai di Miseno.

L'Anfiteatro Flavio di Pozzuoli, il fratello minore del Colosseo romano-4

Un sistema di sotterranei ben organizzato.

I sotterranei dell’edificio, costituivano il cuore di quest’ultimo. Sono conservati benissimo, forse gli unici ad essere rimasti preservati così bene. Un sistema di macchine, carrucole ed ascensori trasportavano gli animali nell’arena e viceversa. Dei lucernai calpestabili, coperti con delle grate di ferro, fornivano quella luce necessaria a poter effettuare ogni tipo di operazione ed inoltre, un mirabile collegamento con l’acquedotto flegreo e con gli scarichi opposti, permetteva di riempire come una vasca, l’anfiteatro, e di ricreare le cosiddette naumachie, ovvero le battaglie navali oltre a renderlo lucido e splendente, cancellando rapidamente ogni traccia dei combattimenti precedenti.

L'Anfiteatro Flavio di Pozzuoli, il fratello minore del Colosseo romano-6

L’anfiteatro ed il suo rapporto con il Cristianesimo.

Nell’Anfiteatro Flavio di Pozzuoli furono eseguite anche alcune condanne a morte. La più celebre fu quella del santo patrono della città di Napoli, San Gennaro e di alcuni martiri puteolani che vennero condannati dal persecutore Dragonzio attraverso la “damnatio ad bestias” ovvero dando in pasto le vittime alle bestie feroci che le sbranavano vive. Come narra la leggenda, testimoniata anche dal famoso dipinto di Artemisia Gentileschi oggi visibile al Duomo di Pozzuoli, le bestie si inginocchiarono però al santo, risparmiandolo. Questo non risparmiò comunque quest’ultimo dalla morte che poi avvenne preso la Solfatara, dopo una seconda condanna. In tal senso, è interessante sapere che presso l’anfiteatro si trova un’antica cappella chiamata “Carcere di San Gennaro”, realizzata nel 600’ per ricordare gli anni dell’ultima prigionia dei martiri Gennaro, Procolo e Sossio. Purtroppo, però, oggi è chiusa al pubblico e versa in uno stato di abbandono.

Crono.news periodico online di informazione e formazione. Un magazine digitale indipendente, libero da ideologie e preconcetti. Un nuovo modo di comunicare e condividere l’informazione e la conoscenza.