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Le Genovesi di Erice: tipici dolci di pasta frolla con deliziosa crema pasticciera, spolverati di zucchero a velo, specialità della cittadina siciliana

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Le Genovesi di Erice: tipici dolci di pasta frolla con deliziosa crema pasticciera, spolverati di zucchero a velo, specialità della cittadina siciliana. Ma perché sono chiamate così? Si dice che l’etimologia del termine genovesi prenda spunto dalla forma cappello dei marinai di Genova, spesso in visita nel borgo della provincia trapanese, in quanto tra le città di Trapani e Genova vi era un intenso traffico commerciale. Ma i più romantici affermano che il nome tragga origine dal ricordo di una love story tra l’ericina, ideatrice di questo prelibato dolcetto, ed un genovese.

Le Genovesi di Erice: tipici dolci di pasta frolla, farciti con della deliziosa crema pasticciera, spolverati di zucchero a velo, specialità unica del magnifico e suggestivo  borgo, in provincia di Trapani, in Sicilia. Ma da dove viene il termine Genovesi? Cosa ha a che fare con questa cittadina dell’estrema costa siciliana? Ci sono diverse versioni sull’etimologia del nome dato al dolce: si dice, e sembra l’ipotesi più attendibile, che prenda spunto dalla forma del cappello dei marinai genovesi, molto simile al dolcetto. In verità i marinai di Genova erano soliti frequentare il borgo ericino, in quanto tra le città di Trapani e Genova intercorrevano intensi traffici commerciali. Tuttavia i più romantici affermano che il termine tragga le sue origini dal ricordo di una vera e propria love story tra una donna di Erice, ideatrice di questo gustosissimo dolcetto, ed un genovese.
Le Genovesi di Erice: tipici dolci di pasta frolla. Dietro alla creazione delle Genovesi di Erice, vi è anche uno sfondo storico: tra il 1300 ed il 1500 alcune famiglie nobili fecero costruire nella cittadina siciliana oltre  trenta chiese, in forma di donazione al primogenito maschio che, da antica  tradizione, sarebbe dovuto diventare prete.Successivamente, col trascorrere degli anni e la  conseguente partenza  da Erice di tali nobili famiglie, diverse chiese, furono chiuse o vennero donate alle suore. Il noto convento di S. Carlo venne dato alle monache di clausura che erano solite dedicarsi alla preparazione di dolci tipici  Tra questi i “mustazzoli”, ovvero dei dolci di marzapane con confettura di cedro ed appunto  le “genovesi”. Verso la seconda metà del XIX secolo, tuttavia, un’apposita legge fece chiudere i conventi,  rischiando di perdere quell’arte culinaria, vero patrimonio del borgo trapanese. Per fortuna questo patrimonio fu salvato in virtù della curiosità, della pazienza e della  bravura della signora Maria Grammatico.
Quest’ultima aveva, infatti aveva frequentato il monastero durante i suoi primi anni della sua infanzia, per particolari bisogni familiari. La giovane  Maria quindi cominciò a spiare le monache nel mentre preparavano i dolci  per “carpire ” la ricetta. Appena uscita dal convento si mise a provare e riprovare, modificando anche  le dosi che aveva visto mettere “ad occhio”. Grazie alla sua ferrea volontà ed alla sua perseveranza nel non arrendersi mai, la signora Maria aprì un piccolo laboratorio di dolci che grazie proprio alle genovesi riscosse grande successo. Attualmente la coraggiosissima Maria Grammatico  ha in gestione due pasticcerie ed un bar.

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