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Napoli, le vie dei mestieri antichi

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Meraviglie di Napoli, le vie dei mestieri antichi.

Napoli è una città diversa, particolare, rispetto alle altri grandi metropoli del Belpaese e questo, grazie soprattutto ai suoi numerosi e caratteristici vicoletti che racchiudono, intatti, la tradizione e le usanze di un tempo. Le cosiddette vie dei mestieri antichi. Anche se non tutti si soffermano a leggere i nomi di queste stradine, è proprio dai loro toponimi che si riesce molto spesso a comprendere e a risalire alla loro storia.

Vicoli e strade che raccontano di mestieri antichi.

Fantastico il mondo delle vie dei mestieri antichi di Napoli. Dietro ognuno di questi viottoli che si intersecano in città, sono molto spesso racchiusi secoli di trasformazioni economiche e culturali e risulta possibile risalire a personaggi o famiglie illustri che li hanno abitati ma anche agli antichi mestieri ivi, un tempo, praticati e che oggi sono scomparsi quasi del tutto. I venditori, la cui attività ferveva nel cuore pulsante del centro storico, hanno oggi lasciato spazio al capitalismo ed alla globalizzazione che hanno spinto la società ad adeguarsi ai mutamenti radicali. Ciò che è stato integralmente soppiantato non sono tanto i prodotti, che continuano ad essere venduti, ma il modo in cui vengono commercializzati. Se oggi si lavora unicamente per produrre profitto, un tempo queste attività costituivano un tutt’uno con le passioni di chi le praticava, i quali creavano e producevano anche per sé stessi. In alcune di queste stradine, si continua comunque a portare avanti le vecchie usanze e tradizioni mentre in altre, esse hanno completamente ceduto il posto a nuove attività commerciali. Di seguito, alcuni dei caratteristi viottoli che è possibile ammirare nel capoluogo partenopeo.

Le vie dei mestieri antichi.
Vico Impagliafiaschi.

Qui gli artigiani, erano soliti fabbricare oggetti e cesti di paglia, come ad esempio le strutture per impagliare i recipienti di vetro (chiamati anche fiaschi o damigiane). Oggetto caratteristico di Napoli e che ancora oggi si suole vedere in alcune parti della città è il classico “panaro”, un cesto in paglia con manico, generalmente legato ad una corda per poi essere calato dai balconi. Gli abitanti e soprattutto le signore del luogo, per evitare i faticosi scalini dei vecchi palazzi, usavano chiedere ai venditori ambulanti, di riempire queste ceste con la spesa, per poi svuotarlo e ricalare dunque giù, il prezzo pattuito. Gli artigiani, richiamavano l’attenzione dei vicini con questa frase:”Tengo a canesta, o ventaglio p’ ‘e furnacella, a scopa e ‘o scupillo”.

Vico Lammatari.

Questo vicoletto, è ubicato esattamente tra tre fermate della metro (Cavour-Museo-Materdei) ed è lungo circa 250 metri. Sue tracce si trovano già nelle cartine di Napoli del 600’, quando questa parte del territorio partenopeo, fu acquistata dal capitano spagnolo Giovan Ruiz Fonseca. Il termine “lammatari” deriva dal dialetto amitari che significa esattamente amidari ovvero fabbricanti di amico. La stradina, difatti, era in passato popolata da numerosi negozietti di fabbricanti di amido che rifornivano le pasticceria, i sarti e le lavandaie.

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Vico Scassacocchi.

Tra le più note fra le vie dei mestieri antichi di Napoli. Noto per essere citato in molte opere teatrali, tra cui in “Napoli Milionaria” e nella commedia “Quei figuri di trent’anni fa”, entrambe di Eduardo De Filippo. Tra l’altro, il famoso vicoletto è stato scelto anche come luogo di ambientazione della “Smorfia”, la sceneggiata trasmessa per la prima volta dalla Rai nel 1980, e che fu interpretata da attori di eccezione come Massimo Troisi, Lello Arene ed Enzo De Caro. Si trova esattamente tra via dei Tribunali e Spaccanapoli ed è chiamato cos’ perché un tempo era il luogo degli “sfasciacarrozze”, artigiani che costruivano balestre, stanghe e ruote, riutilizzando il legno delle vecchie carrozze per poi rivendere tali oggetti a buon prezzo. C’e’ però chi fa risalire l’origine del nome, alla sua strettezza che causava, come conseguenza, la rottura delle ruote dei carri e delle carrozze che la attraversavano.

Via dei Calzolai.

E’ ubicata nei pressi del quartiere di San Pietro a Patierno ed è noto, per la produzione delle scarpe, attività che cominciò a raggiungere il suo culmine, nell’800’. In questa stradina, venne a formarsi intorno agli anni 70’ del 900’, un’aggregazioni di produttori di calzature, in concomitanza al grande boom che ebbe il commercio all’ingrosso di questo indumento. Lungo il suo percorso, cominciarono ad apparire numerosi banchetti che contribuirono alla ripresa economica della città oltre a diventare un vero e proprio punto di forza per l’intero quartiere.

Vico dei Panettieri.

Inizialmente chiamato “De’ Mosconi”, assunse la sua attuale denominazione, a partire dal XIV secolo, grazie alla presenza nelle sue vicinanze, dei forni pubblici e del Conservatorio dei poveri di Gesù Cristo, poi diventato in seguito seminario arcivescovile che attualmente ospita le suore di Calcutta. Tale vicoletto, ha anche ispirato la canzone di Carmela di Salvatore Palomba, musicata da Sergio Bruni.

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Vicoletto Chiavettieri al Pendino.

In questo vicoletto, le numerose botteghe artigiane, fabbricavano e vendevano chiavi.

Vico Figurari.

Tra le piu caratteristiche nella cerchia delle vie dei mestieri antichi di Napoli. Forse uno dei vicoletti più particolari dell’intera città, qui si lavoravano e si continuano tutt’oggi a lavorare pastori e statue di Santi fatte di legno, stucco e cartapesta. Il suo nome, deriva appunto dal termine “Figurari”, un tempo artigiani che usavano rappresentare i loro personaggi, traendo dal legno le figure presepiali, per poi rivestirle con gli abiti del proprio tempo. Soltanto dal XIX secolo, cominciarono a sorgere nuove botteghe che cominciarono a creare anche soggetti di arte sacra, accanto a nuovi modelli ottenuti ricorrendo alla tecnica del tipo “manichino”.

Via Arte della Lana.

Il suo nome, trae origine dall’artigianato tessile che rivestì un’importanza fondamentale nel capoluogo campano, a partire dall’Alto Medioevo. Difatti, Napoli veniva anche chiamata dagli arabi, la “Napoli del lino”.

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