Sayfullo Saipov, attentatore New York: “Peccato avrei voluto fare molte più vittime”

Raccapricciante affermazione di Sayfullo Saipov, attentatore New York il quale ha affermato: “Peccato avrei voluto fare molte più vittime”.

Raccapricciante ed agghiacciante affermazione di Sayfullo Saipov, l’attentatore di New York, alla polizia, durante il suo interrogatorio, dopo la strage di Manhattan. Il killer aveva lavorato per Uber e aveva deciso di scegliere, per colpire gli americani, proprio il giorno della festa di Halloween allo scopo di mietere  più vittime.

Saipov ha infatti dichiarato: “Peccato, avrei voluto fare molte più vittime”. Follia pura non vi è dubbio. Gli Stati Uniti, sono rimasti letteralmente scossi da quest’ultimo episodio terroristico; l’attentato consumatosi sulla pista ciclabile, lungo l’Hudson River ha  suscitato nel popolo americano sdegno ed orrore ma non ha unito la società, mai così divisa, dopo un anno esatto dall’elezione di Donald Trump a presidente degli Stati Uniti. 

Quest’ultimo, in verità, ha chiesto la pena di morte per Sayfullo Saipov,  che ha ucciso otto persone nell’ultimo giorno del mese di  ottobre. Il terrorista di Manhattan si è mostrato assai  soddisfatto del suo gesto ed ha chiesto che la bandiera dell’Isis fosse appesa nella sua camera  d’ospedale dove è piantonato. Ha stroncato la vita di 8 persone innocenti e ne ha ferite gravemente altre 12. “Per lui ci vuole la condanna a morte”, ha scritto Trump sul suo profilo Twitter.

D’altronde il capo della Casa Bianca  aveva già paventato l’ipotesi di mandare Sayfullo Saipov nel carcere di Guantanamo, penitenziario Usa di massima sicurezza sito nell’isola di Cuba. Il ventinovenne attentatore è stato accusato di terrorismo, per cui la pena sarà comunque assai pesante a prescindere. Il giovane, per la cronaca, risulta che sia stato fermato, già nel 2015 da agenti federali per chiarire se avesse legami con elementi jihadisti, ma a quell’epoca, non furono trovate prove.

Saipov si professa militante dell’Isis, e si trovava in America dal 2010. Ha moglie e due figli, a Paterson nel New Jersey. La polizia ha ascoltato anche la moglie ed ha sequestrato il computer su cui è stato trovato del materiale legato all’Isis.

Si indaga, intanto, su di lui ed un’eventuale rete terroristica anche in Uzbekistan, suo paese di origine.

 

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