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Libri di Anna Maria Ortese: L’iguana, tra oscurità e speranza

La complessità della vita riflessa in un romanzo intriso di simbolismo e attualità.

Libri di Anna Maria Ortese: L’iguana, tra oscurità e speranza. La complessità della vita riflessa in un romanzo intriso di simbolismo e attualità.

Libri di Anna Maria Ortese. “L’Iguana” di Anna Maria Ortese è un libro che si distingue per la sua profondità e stratificazione letteraria. La sua trama complessa e intricata affronta tematiche attuali e universali, rendendolo un’opera inclassificabile e di difficile interpretazione, ma che merita senz’altro di essere letta e compresa fino in fondo. Leggere “L’Iguana” significa confrontarsi con le problematiche e le sfide perenni dell’umanità ed in particolare degli ultimi tempi, tra cui la violenza sulle donne, i femminicidi, e le lotte degli oppressi. Inoltre, il libro approfondisce il tema della natura, onnipresente nelle opere della Ortese quasi come personaggio essa stessa, e quello della solitudine esistenziale, soprattutto in relazione al diffuso malessere psichico che affligge le nuove generazioni. Un altro aspetto importante su cui il testo invita a riflettere è l’emarginazione del diverso, dello straniero, che si collega a delicate questioni sociali come il razzismo e gli scontri etnico-religiosi.

L’Iguana – Adelphi Editore.

Libri di Anna Maria Ortese. La trama de “L’Iguana” segue il rocambolesco viaggio del conte Carlo Ludovico Aleardo di Grees dei duchi di Estremadura, conosciuto come Daddo, un intraprendente architetto lombardo incaricato di individuare terre su cui effettuare redditizi investimenti immobiliari per conto della facoltosa famiglia. L’amico Adelchi, influente editore milanese, gli affida parallelamente anche la missione di recuperare un originale manoscritto da pubblicare. Le peripezie di Daddo lo conducono sulla sperduta isola portoghese di Ocaña, abitata da un manipolo di strani personaggi: don Ilario Jimenez Guzman e i suoi fratellastri Hipolito e Felipe in condizioni di indigenza, e la loro enigmatica domestica Estrellita, una sorta di lucertola antropomorfa alta quanto una bambina. Attorno alla figura ambigua di Estrellita, reietta eppure oggetto di un’ossessione amorosa, ruota la vicenda dalle tinte noir.

Pubblicato per la prima volta nel 1965 presso una piccola casa editrice, “L’Iguana” ebbe inizialmente una diffusione limitata. Solo 1990 copie vendute nei primi cinque anni. Ma il libro ha poi guadagnato crescente popolarità grazie all’edizione Adelphi nel 1986, impreziosita dalla prestigiosa introduzione di Pietro Citati. Da allora continua a riscuotere attenzione dalla critica e dal grande pubblico, fino ad affermarsi come un classico del Novecento italiano.

Una delle possibili chiavi interpretative del romanzo è quella dell’allegoria della solitudine e dell’emarginazione, che riflette la condizione esistenziale dei personaggi principali. Questo tema risulta di straordinaria attualità se pensiamo alla diffusione di disagi psichici, depressione e senso di abbandono che affliggono fasce sempre più ampie della società postmoderna, in particolare le frange più giovani e fragili.

Anna Maria Ortese.

Inoltre, “L’Iguana” muove una serrata critica alla subalternità della condizione femminile, attraverso la rappresentazione dello sfruttamento e delle vessazioni che il personaggio di Estrellita è costretto a patire. Un aspetto che si ricollega purtroppo alla cronaca contemporanea, laddove la piaga della violenza sulle donne e del femminicidio continua ad insanguinare le pagine dei giornali suscitando clamore e acceso dibattito.

Il romanzo affronta poi questioni universali come il tema della diversità, del razzismo verso il prossimo visto come “alieno”, che riecheggia la storia di eterna oppressione di intere minoranze, come nel caso del sanguinoso conflitto israelo-palestinese che proprio negli ultimi mesi è riesploso con preoccupante virulenza. Inoltre, “L’Iguana” offre una critica alla frenesia edonistica e alle distorsioni insite nel sistema capitalista, attraverso la figura dell’intraprendente speculatore Daddo.

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Libri di Anna Maria Ortese. Infine, elemento imprescindibile nell’universo ortesiano, la natura con il suo scenario di foreste rigogliose e fauna tropicale gioca un ruolo tutt’altro che accessorio, ergendosi a monito dell’equilibrio ecologico violato dalla società dei consumi. L’iguana stessa, creatura simbolica che dà il titolo al romanzo, incarna l’archetipo dell’animale esotico, affascinante e inquietante al tempo stesso. L’iguana richiama l’ancestrale legame tra uomo e regno animale, la comunione con una Natura madre e matrigna, che nel suo grembo accoglie e divora. Per la Ortese, da sempre sensibile alle tematiche ambientaliste, la fauna e la flora non rappresentano soltanto una scenografia sullo sfondo delle vicende narrate, ma rivestono un ruolo attivo, partecipando in modo attivo allo svolgersi degli eventi.

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Alberi, piante, animali, paesaggi sono dipinti con tratti di vivida poesia e tratteggiati come portatori di messaggi simbolici. La Natura è vista come elemento sacro del trascendente, un principio vitale universale che l’uomo deve imparare nuovamente ad amare e preservare dalla sua sete di profitto e autotutela. In tal senso la Ortese si pone in una posizione non solo ante litteram ecologista, ma anche di denuncia profetica nei confronti della società contemporanea, che rischia di condannare sé stessa e il Pianeta intero proseguendo nella folle corsa verso il baratro intrapresa.

“L’Iguana” di Anna Maria Ortese si conferma un’opera poliedrica dalla struttura complessa, un affresco contemporaneo che intreccia avvincente intreccio narrativo e riflessione profonda sui nodi irrisolti del presente. Attraverso uno stile visionario e stratificazioni di senso, il libro sollecita una lettura attenta da parte del lettore, chiamato a decifrarne le molteplici implicazioni.

«Volevate… dirmi qualcosa, o senhor?» chiese
l’Iguanuccia.
«Sì, Estrellita. Sei mai stata sposata?».
«No, o senhor».
«E non ti piacerebbe… con un bel velo… venire in
Europa?».
La creaturina, prima lo fissò, poi si mise a ridere,
silenziosamente, con l’imbarazzo dei fanciulli. Indi, si fece
seria, e rispose asciutta:
«No, o senhor».
«Perché?» fu quasi un lamento la domanda del conte.
«Perché no».
«Questa non è una risposta» pensò il conte. E pensò
anche: «Io non sto bene, però. Eccomi, in piena notte, nella
deserta Ocaña, avvicinarmi a un pollaio e chiedere a una
tribolata iguanuccia se vorrebbe sposarsi e venire con me
in Europa. A parte il fatto che ciò, per la sua giovane età,
non può interessarla, io non badai alla circostanza che mi
ero ripromesso di farle, piuttosto, da padre. Di sposi ve ne
sono fin troppi, sulla terra, e di padri, per quanto ne so,
nessuno. Anche in questo caso, però, l’ostacolo rimane:
può, infatti, uno spirito immortale farsi intendere dalla
irrazionale Natura?».

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