Non Local Consciousness: la misteriosa connessione tra noi e il mondo

Non Local Consciousness: la misteriosa connessione tra noi e il mondo. Se il modo in cui il mondo si comporta dipende da come, o se, lo guardiamo, cosa può significare davvero “realtà”?

Non Local Consciousness: Spesso sentiamo noi stessi o gli altri dire: “La mia mente pensa una cosa, ma il mio cuore ne sente un’altra”. Attraverso molte generazioni, ci è stato detto di ascoltare il nostro cuore quando si tratta di discernere le cose che contano. Come genitori, molti di noi hanno consigliato ai nostri figli di ascoltare o seguire il loro cuore quando emergono le decisioni significative della vita. Quindi, molte persone sentono che il cuore è una fonte di guida molto più efficace di ciò che la nostra mente da sola può offrirci. HeartMath lo chiama il cuore intuitivo. Il cuore fisico è collegato a un campo di informazioni non vincolato dai classici limiti di tempo e spazio. 

 

“Poiché un numero sempre maggiore di esseri umani pratica una vita basata sul cuore, essa qualificherà il ‘rito’ di passaggio al livello successivo della coscienza. Usando la guida intuitiva del nostro cuore, diventerà il senso comune – l’intelligenza pratica”.

Doc Childre, fondatore di HeartMath

Ricerca sull’intuizione non locale.

Non Local Consciousness: I ricercatori di HeartMath, e molti altri in tutto il mondo, hanno condotto studi controllati e scientificamente convalidati per determinare come funziona l’intuizione umana. Questa ricerca può aiutare a convalidare ciò in cui abbiamo creduto per molto tempo: Il cuore è la fonte della saggezza, dell’intelligenza superiore e dell’intuizione. Una definizione primaria dell’intuizione è la capacità di capire o conoscere qualcosa senza ragionamenti coscienti. Dei tre tipi di intuizione – conoscenza implicita, sensibilità energetica e intuizione non locale – i ricercatori di HeartMath hanno deciso di studiare l’intuizione non locale. L’intuizione non locale non può essere spiegata da una conoscenza passata o dimenticata / processi impliciti; o dal rilevamento di segnali ambientali / sensibilità energetica.

La saggezza del cuore.

Non Local Consciousness: Come scrive David Straus, CEO di Reason Ventures, in Inc. Magazine, “Il cosiddetto (aha moment) emana dal cuore ed è alimentato dalla sua intuizione. La vera leadership visionaria si sviluppa all’interno del cuore, non del cervello. Ed è lì per ognuno di noi da afferrare… abbiamo semplicemente bisogno della consapevolezza di come accedervi “. Le ricerche sembrano inoltre fornire prove convincenti per suggerire che il cuore fisico è collegato a un campo di informazioni non vincolato dai classici limiti di tempo e spazio. Antichi mistici, filosofi e grandi pensatori avevano ragione: La saggezza del cuore può aiutarci a discernere i nostri problemi, le comunicazioni e le decisioni più di quanto sappiamo. Diventare coerenti con il cuore e praticare tecniche semplici può cambiare tutto, aiutandoci ad accedere a molto di più della nostra intelligenza intuitiva. Abbiamo cercato questa intelligenza attraverso i secoli, ed è un portale per le nostre capacità superiori?

Turiya.

Non Local Consciousness: Osho, nel suo libro Living on Your Own Terms, scrive: “Se si medita, qualcosa che va oltre l’intelletto comincia a funzionare. Lo si può chiamare cuore, lo si può chiamare intuizione. Non ha argomenti, ma ha esperienze immense. Ma non è la fine di tutta la tua natura. C’è, al di là di questa terza, la quarta, che non è stata nominata. In Oriente, è stato semplicemente chiamato turiya, e turiya significa “il quarto”. Non è stato nominato perché qualsiasi nome ne è privo. È la vostra natura ultima, la vostra natura essenziale. È dove si incontra la natura universale, proprio come una goccia di rugiada che scompare nell’oceano. La natura è un mondo vasto – inizia con l’istinto e finisce con il quarto, il turiya”. Turiya è lo stato oltre il sonno profondo e senza sogni, in cui il superconscio diventa apertamente attivo. Secondo Swami Sivananda, il turiya è il quarto stato di coscienza in cui l’individuo riposa in Satchidanandam (“sempre esistente, sempre cosciente, sempre nuova beatitudine”). L’individuo ha raggiunto il nirvikalpa samadhi o liberazione finale dalla coscienza dell’ego ed è unito con spirito infinito. Turiya si riferisce sia ad Atman, il sé individuale, sia a Brahman, il sé infinito, e rappresenta la loro unione spirituale. Ramana Maharshi interpreta il turiya come lo stato naturale che permea gli altri stati, l’unica realtà intera. Il Mandukya Upanishad discute la turiya come pura coscienza, che è indescrivibile, incomprensibile e impensabile per la mente, ma che alla fine si realizza come l’unico vero sé.

Coscienza collettiva.

Non Local Consciousness: “Non posso definire il vero problema, quindi sospetto che non ci sia un vero problema, ma non sono sicuro che non ci sia un vero problema”. Il fisico americano Richard Feynman lo ha detto a proposito dei famigerati enigmi e dei paradossi della meccanica quantistica, la teoria che i fisici teorici usano per descrivere gli oggetti più piccoli dell’Universo. Ma avrebbe anche potuto parlare dell’altrettanto nodoso problema della coscienza. Alcuni scienziati pensano che si capisca già cosa sia la coscienza, o che si tratti di una mera illusione. Ma molti altri pensano che non abbiamo capito affatto da dove viene la coscienza. Il perenne rompicapo della coscienza ha persino portato alcuni ricercatori a invocare la fisica quantistica per spiegarlo. Questa nozione è sempre stata accolta con scetticismo, il che non sorprende: non sembra saggio spiegare un mistero con un altro. Ma tali idee non sono ovviamente assurde, e nemmeno arbitrarie. La meccanica quantistica è la migliore teoria di cui disponiamo per descrivere il mondo a livello di atomi e particelle subatomiche. Forse il più noto dei suoi misteri è il fatto che il risultato di un esperimento quantistico può cambiare a seconda che si scelga o meno di misurare alcune proprietà delle particelle coinvolte. Il cosiddetto “effetto osservatore” fu notato per la prima volta dai primi pionieri della teoria quantistica, essi erano profondamente preoccupati. Sembrava minare l’assunto di base che sta alla base di tutta la scienza: che esiste un mondo oggettivo là fuori, indipendentemente da noi.

Effetto tunnel.

L’effetto tunnel è un effetto quantistico, una di quelle particolarissime  proprietà della materia osservabili quando il sistema di riferimento ha dimensioni atomiche, quindi è di struttura microscopica. Da una serie di considerazioni ed esperimenti, nel secolo scorso è stato determinato che la luce possiede una duplice natura: ondulatoria (si comporta come un’onda) e corpuscolare (è composta di particelle chiamate fotoni). Il fisico Louis-Victeur De Broglie ebbe una illuminante intuizione: ma se la luce, che è un’onda, è composta di materia (fotoni), allora forse non potrebbe essere vero anche che la materia abbia proprietà ondulatorie?
Effetto Tunnel.

Elettroni e barriere.

L’elettrone (che ha carica negativa) è legato al nucleo dell’atomo (che ha carica positiva) da forze d’attrazione elettrostatiche: è quindi trattenuto da una barriera di potenziale. Se viene fornita la necessaria quantità di energia, l’elettrone può superare la barriera e venire espulso dall’atomo. Senza fornire energia, l’elettrone non potrebbe quindi sganciarsi dal nucleo, sarebbe come se pensasse di voler far oltrepassare il vetro di una finestra ad una pallina da ping-pong. Invece in fisica quantistica ciò è possibile: l’elettrone “ha a mente” di potersi comportare come un’onda e oltrepassa la barriera, rimanendo legato al nucleo dell’atomo. E’ come se all’improvviso, in virtù di questa sua altra particolare natura, niente più lo legasse all’atomo, e poi di nuovo tornasse indietro. Si tratta di un evento fortemente improbabile, ma non per questo impossibile, tant’è infatti che avviene. E’ come se per far superare un dosso ad una pallina, voi scavaste un tunnel nel mezzo per farvela passare attraverso. Questo è l’effetto tunnel.

L’osservatore influenza le particelle.

Non Local Consciousness: Nel lontano 1909, in Inghilterra, in un laboratorio di fisica, Geoffrey Ingram Taylor effettuò un test scientifico, per esplorare la sostanza di cui si compone il corpo umano e l’universo. Il test consisteva nel proiettare dei fotoni, contro una barriera con due fori, per poterne osservare il comportamento. In modo del tutto inaspettato, ogni corpuscolo, singolarmente, cambiò forma diventando un’onda che riuscì ad attraversare i due fori simultaneamente, tornando successivamente corpuscolo. Effetto tunnel. Nella fisica classica ciò non è ritenuto possibile.  Come aveva fatto la particella a “sapere” che esisteva più di un foro nella barriera? La conclusione fu che l’osservatore, l’unico a sapere dell’esistenza del doppio foro, aveva influenzato la particella attraverso il semplice fatto di essere presente durante l’esperimento. L’informazione presente nell’osservatore aveva fornito le istruzioni della nuova forma da assumere, dovendo muoversi in presenza di due fenditure. Inoltre, l’esperimento fornì una ulteriore scoperta:  più le particelle venivano osservate, più erano influenzate dall’osservatore. Si evince dunque che la natura di un osservabile quantistico è intrinsecamente legata alla modalità di osservazione, ossia a come lo si guarda.
Dunque… se il modo in cui il mondo si comporta dipende da come, o se, lo guardiamo, cosa può significare davvero “realtà“?…

 


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