Pastiera napoletana.

La leggenda della pastiera: origine di un dolce straordinariamente buono

La pastiera napoletana, leggenda di un dolce straordinariamente buono. Simbolo della dolcezza del canto di una sirena.

Leggenda della pastiera: Le origini della pastiera napoletana ci portano lontanissimo nel tempo, ed in particolare ai riti pagani che celebravano l’arrivo della tanta attesa primavera. Secondo un’antica leggenda la bellissima sirena Partenope, innamorata perdutamente della bellezza del Golfo di Napoli, decise dimorare in quel luogo paradisiaco.

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“La sirena Partenope ed il Vesuvio” – Vagu Collezioni.

Ogni anno a primavera, la sirena emergeva dalle limpide acque e salutava il popolo festante con canti d’amore e di gioia. Un giorno la sua voce fu così straordinariamente melodiosa che tutti rimasero colpiti dalla dolcezza del suo canto. Il popolo decise ringraziare Partenope, decidendo di offrirle tutto ciò che aveva di più prezioso. Furono così scelte sette donne incaricate di consegnare dei doni alla meravigliosa sirena:

– la farina simboleggiava la ricchezza;
– la ricotta simboleggiava l’abbondanza;
– le uova simboleggiavano la riproduzione;
– il grano cotto nel latte simboleggiava l’unione tra il regno animale e quello vegetale;
– i fiori d’arancio simboleggiavano il dolce profumo della terra Campana;
le spezie simboleggiavano la fratellanza  di tutti i popoli;
lo zucchero simboleggiava la grande acclamazione per la straordinaria dolcezza del canto della sirena.

Pastiera napoletana.

Partenope fu felicissima di ricevere i doni, tanto che tornando nella sua dimora, decise di offrirli agli dei. Questi, grazie alle arti divine, mescolarono tutti i sopracitati ingredienti, trasformandoli nella prima vera pastiera napoletana.

A Napule regnava Ferdinando
ca passava e’ jurnate zompettiando;

Mentr’ invece a’ mugliera, ‘Onna Teresa,
steva sempe arraggiata. A’ faccia appesa,
o’ musso luongo, nun redeva maje,
comm’avess passate tanta guaje.
Nù bellu juorno Amelia, a’ cammeriera,
le dicette: “Maestà , chest’è a’ Pastiera.
Piace e’ femmene, all’uommene e e’ creature:
uova, ricotta, grano e acqua re ciure,
‘mpastata insieme o’ zucchero e a’ farina
a può purtà  nnanz o’ Rre: e pur’ a Rigina”.
Maria Teresa facett a’ faccia brutta:
mastecanno, riceva: “E’ o’Paraviso!”
e le scappava pure o’ pizz’a riso.
Allora o’ Rre dicette: “E che marina!
Pe fa ridere a tte, ce vò a Pastiera?
Moglie mia, vien’accà , damme n’abbraccio!
Chistu dolce te piace? E mò c’o saccio
ordino al cuoco che, a partir d’adesso,
stà  Pastiera la faccia un po’ più spesso.
Nun solo a Pasca, che altrimenti è un danno;
pe te fà  ridere adda passà  n’at’ anno!”

(Autore ignoto)



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