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Dante, Divina Commedia e speranza: il Canto XXV del Paradiso la celebra

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Ary Scheffer - "Dante and Beatrice" - Museum of Fine Arts, Boston.

Dante, Divina Commedia e speranza: il Canto XXV del Paradiso la celebra. Il Poeta insiste tanto su questà straordinaria virtù umana.

Dante, Divina Commedia e speranza: Dante pone nella sua opera De Monarchia la speranza accanto alla fede ed alla carità, le tre virtù teologali. Ma in particolare particolare, nella Divina Commedia, il Poeta insiste cosi fortemente sulla parola speranza al punto da presentarla come una virtù umana di incredibile utilità, quasi pratica.

“Lasciate ogne speranza, voi ch’intrate” è scritto sulla porta dell’Inferno. La perdita della speranza risulta dunque essere la più grave perdita umana. Il Poeta di fronte alle feroci fiere è disperato soltanto quando perde “la speranza de l’altezza”, ovvero la speranza di salire il colle della salvezza. Gli ignavi, i più disprezzabili della Divina Commedia, non possono neppure godere della speranza di morte, mentre ai lussuriosi “nulla speranza li conforta mai”.

Dante esalta dunque la speranza...“la speranza ha fior del verde”, rende “li soffriri men duri”, è “fontana vivace”, è ciò è ripetuto più volte nella Divina Commedia.

William Cave Thomas (1820–1896), “Dante in Heaven”.

Dante, Divina Commedia e speranza.

Ci piace infine citare il Canto XXV del Paradiso nel quale San Giacomo di Galizia interroga Dante sulla speranza ed il Poeta si mostra sicuro sull’argomento. E’ presente anche San Giovanni. Ecco alcuni passaggi in prosa del sopracitato canto:

“”Allora Beatrice (rivolta a San Giacomo di Galizia), disse sorridendo:

 “O gloriosa anima che esalasti nei tuoi scritti la liberalità della nostra reggia celeste, fa che risuoni in questo cielo il nome della speranza: tu puoi farlo, perchè sei colui che la simboleggi tutte le volte che Gesù dimostro maggiore predilezione ai tre apostoli.”

“Alza il capo e riprendi coraggio, perchè chi sale quassù dalla terra, deve diventare capace di sostenere la vista del nostro splendore.” Questo incoraggiamento mi venne dal secondo spirito, San Giacomo; e perciò io volsi lo sguardo verso le due somme luci, (San Giacomo e San Giovanni), che prima avevano fatto abbassare i i miei occhi per il loro eccessivo splendore.

“Poichè Dio, nostro Imperatore, per sua grazia vuole che tu, prima di morire, ti trovi al cospetto dei suoi ministri nella sala più interna della sua reggia, cosicchè, dopo aver contemplato il paradiso quale esso è , tu possa con ciò che hai visto ravvivare in te e negli altri la speranza  che in terra accende gli animi all’amore del bene, dimmi cos’è la speranza e in che misura se ne abbelisce la tua mente, e donde essa ebbe principio in te.”Così continuò ancora a dire San Giacomo.

E Beatrice che aveva guidato a così alto volo le penne delle mie ali, prevenne la mia risposta con queste parole: “La Chiesa militante non ha alcun figlio che possieda più di lui la speranza, com’è scritto nella mente di Dio, il sole che illumina tutte le nostre schiere (…)”. ‘

“La Chiesa militante alcun figliolo non ha con più speranza, com’è scritto nel Sol che raggia tutto nostro stuolo.”

(Divina Commedia –  Paradiso – Canto XXV )

Gustave Dorè – “Dante in Paradiso”.


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