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La Sibilla Cumana: leggenda e mito della sacerdotessa di Cuma

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Antro della Sibilla Cumana.

A poca distanza da Napoli, si trovano i resti archeologici della antica città italica di Cuma dove i Greci si stabilirono nel VIII secolo a. C.

Nel territorio dei comuni di Bacoli e Pozzuoli si trova il sito archeologico che ospitava l’antica colonia greca di Cuma, fondata all’incirca nel 740 a.C., alla quale è intimamente legata la figura mitica della Sibilla cumana. Il celebre Antro della Sibilla cumana è identificato proprio con una galleria artificiale nel sito archeologico, e, attualmente, è meta di molti turisti che rimangono affascinati dalla storia ad esso legata. La Sibilla cuamana era una delle giovani vergini sacerdotesse del dio Apollo; quest’ultimo si serviva di loro per comunicare agli uomini che si recavano all’oracolo il responso da loro atteso. Intorno a questa figura persiste da millenni un’aura di mistero e curiosità, che si trasmette anche al luogo che era la sede dell’oracolo e che, secondo quanto narrato da Virgilio nell’Eneide, trovava la sua ubicazione proprio a Cuma.

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Guercino – La Sibilla Cumana con un putto (1651).

L’antro della Sibilla cumana: un luogo magico.

La lunghezza del percorso è di 101 metri, mentre in altezza la galleria raggiunge i 5 metri. Lungo la parete occidentale, a intervalli regolari, furono realizzate dai romani nove aperture, di cui alcune murate; sulla parete orientale invece si apre una stanza che dà accesso a tre ambienti con pavimento ribassato: questi avevano la funzione di cisterne ma in seguito furono utilizzati anche per seppellire i morti. Lungo lo stesso lato c’è un’altra stanza, di cui la funzione è sconosciuta, con un sedile in pietra, oggi inutilizzabile a causa del tetto ribassato. Al termine dell’antro si aprono tre nicchie, delle quali una è funzionale per il passaggio di luce e un’altra ha le dimensioni di un cubicolo ed è preceduta da un vestibolo, il quale era protetto da un cancello. É qui che, secondo la tradizione, risiedeva e operava la Sibilla.

L’antro della Sibilla cumana e la sacerdotessa.

La sacerdotessa trascriveva le sue profezie su foglie di palma che poi, alla fine della seduta, venivano mischiate dai venti provenienti dalle aperture della galleria; la foglia raccolta “casualmente” sarebbe stata il vaticinio adatto al caso. Dalle Metamorfosi di Ovidio, inoltre, sappiamo del dono ricevuto dalla Sibilla cumana da parte di Apollo: ella avrebbe chiesto tanti anni di vita quanti i granelli di sabbia che era possibile stringere nella propria mano dimenticando di chiedere anche l’eterna giovinezza.

Incredibile e magico è l’Antro della Sibilla cumana,  luogo suggestivo di cui le mura sembrano ancora racchiudere la presenza di questo personaggio divino, la cui storia continua ad affascinare tutti da millenni.

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