Proiettare se stessi negli altri: quando l’ombra prende il sopravvento

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Proiettare se stessi negli altri: quando l’ombra prende il sopravvento. Trasformare le ombre: dalla proiezione alla crescita personale.

Per lungo tempo avevo sentito parlare delle “proiezioni”, ma non ne avevo mai veramente colto l’essenza. Tutto è radicalmente cambiato qualche giorno fa, quando la mia amica Terri me ne ha spiegato il profondo significato.

“Le proiezioni sono quelle caratteristiche, qualità o parti di noi stessi che inconsciamente attribuiamo agli altri” mi ha detto con pazienza. “È un meccanismo di difesa della psiche per evitare di confrontarci con gli aspetti di noi che facciamo più fatica ad accettare ed integrare.”

Ero piuttosto scettico all’inizio, devo ammetterlo. Come può essere possibile “proiettare” porzioni di noi stessi sugli altri? Eppure, più riflettevo sulle parole di Terri, più iniziavano ad avere un senso profondo. Quante volte mi era capitato di giudicare aspramente un comportamento altrui, solo per rendermi conto in seguito di compiere esattamente le stesse azioni che avevo condannato?

Da quel momento illuminante qualche giorno fa è iniziato un vero e proprio percorso di consapevolezza che tutt’ora sto percorrendo. Riconoscere le mie proiezioni non è affatto semplice, anzi, può essere tremendamente scomodo e destabilizzante. Mette in discussione molte delle mie certezze su me stesso e sul mondo. Eppure, grazie agli insegnamenti di Terri, ho imparato a vedere questa sfida anche come un’opportunità preziosa di crescita interiore.

Mentre Terri mi parlava di questi concetti, mi sono tornate in mente alcune parole lette circa un anno e mezzo fa nel libro “Revelations of the Aramaic Jesus” di Neil Douglas Klotz: “Gesù ci insegna che la persona che manifesta odio verso di noi in realtà sta solo proiettando su di noi il proprio profondo odio verso se stessa. A questa persona dobbiamo offrire un ‘servizio’ (abedu in ebraico) con la ‘scintillante luminosità esteriore’ (shaphiyr in ebraico) che la sua Anima (naphsha in aramaico) desidera veramente nel profondo, anche se probabilmente non ne è consapevole.”

Proiettare se stessi negli altri. Trovare le proprie proiezioni può essere un modo per sentirsi profondamente “uno” con l’altro. Inizi a riconoscere che ciò che vedi esternamente “là fuori” altro non è che un riflesso di ciò che alberga internamente “qui dentro”. Ogni singola cosa che percepisci, sia essa positiva o negativa, non è altro che una proiezione di Te stesso sul mondo esterno.

Abbracciare questa prospettiva rivoluzionaria ti permette di espandere in modo esponenziale la tua capacità di amare veramente, di essere compassionevole, di gioire appieno della vita, di essere grato, vulnerabile, generoso di cuore e capace di un perdono profondo e sincero. Perché in fondo, tutto ciò che vedi intorno a te, ogni persona, situazione o esperienza, è semplicemente una proiezione del Tuo Essere. Un’unità concreta e tangibile con l’intero universo, che ti aiuta ad espandere la tua consapevolezza transpersonale e la tua natura intrinsecamente illimitata e senza tempo.

Da quel momento di apertura con Terri qualche giorno fa, non ho più smesso di impegnarmi per riconoscere e abbracciare le mie infinite proiezioni su tutto ciò che mi circonda. Un cammino tutt’altro che agevole, che richiede umiltà, onestà radicale e un costante impegno. Spesso ci sono resistenze, negazioni, meccanismi di difesa che si attivano quasi involontariamente. Eppure è anche ciò che mi sta permettendo di evolvere e crescere enormemente sia come persona che come essere umano consapevole.

Proiettare se stessi negli altri. Perché alla fine, non si finisce mai di imparare e di conoscere se stessi, vero? Questa è la sfida meravigliosa che la vita ci pone davanti ogni giorno: espandere i confini della nostra coscienza per riscoprirci come esseri spirituali senza limiti, un Tutt’Uno con l’intera creazione. Ed è proprio attraverso il riconoscimento delle nostre proiezioni che questo diventa concretamente possibile.

 

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