Books on Galilee. Galilea, bellissimo libro di Richard A. Horsley

Lo studio di Horsley si rivela fortemente evocativo per la sua ricca descrittività.

Books on Galilee. Lo studio di Horsley si rivela fortemente evocativo per la sua ricca descrittività. Ci conduce in una tanto bella quanto povera Galilea, aiutandoci a comprederne le numerosissime sfaccettature, in un arco temporale considerevolmente ampio.

Books on Galilee.Richard A. Horsley è professore di discipline classiche e religione presso l’Università del Massachusetts, a Boston. È autore e coautore di numerosi libri, tra cui: The Message and the Kingdom (Fortress Press, 2002); Bandits, Prophets, and Messiahs (1985); Jesus and the Spiral of Violence (Fortress Press, 1992); Galilee (1995); Archaeology, History, and Society in Galilee (1996); 1 Corinthians (1998); Whoever Hears You Hears Me (1999). È anche il curatore di Paolo e l’Impero (1997) e Paolo e la politica (2000).

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Galilea, lo studio di Horsley, edito Paideia, si rivela fortemente evocativo per la sua ricca descrittività. Ci conduce in una tanto bella quanto povera Galilea, aiutandoci a compredere le numerosissime sfaccettature, in un arco temporale considerevolmente ampio. Ci fa riflettere su quanto Gesù sapesse che la maggior parte dei suoi uditori avrebbe riso e disprezzato un allontanamento così radicale dalla vecchia, ampia e familiare via che milioni di uomini e donne avevano percorso per innumerevoli generazioni: la via piacevole e sontuosa che il mondo materiale offriva all’umanità, la via che portava solo alla distruzione. Sapeva anche che i suoi insegnamenti, anche se basati su quelli dei profeti, erano contrari al concetto prevalente di un Messia politico e militare.

I maestri ebrei non avevano cercato di aiutare coloro che avevano bisogno di essere guariti: i malati e gli affranti. Avevano cercato i giusti e coloro che avevano il potere. D’altra parte, Gesù sapeva che migliaia di suoi seguaci avrebbero percorso questa via difficile e stretta. Sapeva che molti uomini e donne avrebbero scelto la fame, la sete, la prigione e persino la morte piuttosto che allontanarsi dal suo cammino. Sapeva anche che alla fine i suoi fedeli seguaci sarebbero riusciti a trasformare i regni di questo mondo nel regno di Dio. Il seme di un nuovo ordine doveva prima essere gettato con fede, poi innaffiato e coltivato finché il mondo non fosse stato pronto.

Richard A.Horsley – Galilea – Paideia

Books on Galilee. Questo studio della storia e della cultura della terra di Galilea sostiene che si trattava di una terra composta da popolazioni collinari che generalmente rifuggivano da schieramenti politici. In altre parole, quando Israele ha iniziato a governare la terra, le popolazioni che si sono insediate sulle colline della Galilea hanno cercato di evitare di subire troppo l’influenza dei re israeliti (di fatto, li hanno ignorati). La situazione continuò ad essere così anche quando altri si impadronirono della terra. Quando l’Assiria invase e deportò il regno settentrionale di Israele, sostiene Horsley, la popolazione delle colline della Galilea rimase in gran parte.

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Books on Galilee. Quando i Greci e i Romani invasero il territorio, non si preoccuparono troppo delle popolazioni delle colline della Galilea. E quando gli ebrei presero il controllo della terra, ancora una volta gli abitanti della Galilea rimasero intransigenti, non molto interessati alla cultura del tempio ebraico. Detto questo, poiché molti erano zebuloniti e asheriti, avevano un certo retaggio comune, il che significava che non avevano troppe difficoltà a integrarsi con i sorveglianti ebrei, a parte il fatto che non volevano pagare le tasse per contribuire al sostentamento del tempio o allinearsi alle regole farisaiche. L’aumento delle tasse – non solo ai Romani, portò alla ribellione in Galilea. La popolazione rurale si differenziava, in questo senso, da quella delle città, che erano molto più orientate verso i Gentili, essendo state fondate per e/o da Gentili.

Dopo la distruzione di Gerusalemme, piccole colonie di ebrei e farisei si trasferirono in Galilea, che divenne il centro del giudaismo rabbinico. Ma Horsley fa notare che si tratta di un fenomeno successivo, che noi tendiamo a far diventare la nostra visione della Galilea precedente.

Books on Galilee. Horsley ci conduce nel buio della Galilea fatto di divisioni interne, rabbia e disincanto. Lo scrittore rende nitido l’affresco storico, fa emergere stupore sia nell’appassionato lettore che nello studioso. La maggior parte del popolo oppresso della Galilea, che fino ad allora aveva brancolato nelle tenebre, avrebbe accolto i caldi raggi di questa nuova luce. I disperati dovevano gioire per queste parole così piene di speranza e di garanzia di libertà, di dignità umana, di uguaglianza e di un governo migliore. La gente di Galilea era davvero il terreno ideale per un nuovo seme. Il vangelo di liberazione sarebbe stato accolto dai poveri, dagli emarginati, dagli oppressi, dagli odiati e dai carichi pesanti; perché il fardello di Gesù, come aveva promesso, era leggero e il suo giogo era facile. Tutto ciò che chiedeva al popolo era di seguirlo, di credere in Lui e di lasciare il resto a Dio. Era venuto a salvare i peccatori e a cercare coloro che si erano persi; era venuto a difendere i diritti delle donne e a proclamare la loro uguaglianza; era venuto a esortare i miti e gli umili.

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In verità le due riconquiste romane della Galilea e della Giudea che delimitano questo periodo servirono non a rilanciare le possibilità di una maggiore integrazione della Galilea nel tempio-comunità Giudaita, ma a circoscriverle, e alla fine, annullarle. Lungi dal trovarsi culturalmente uniti in un “giudaismo” comune, inoltre, i governanti erodiani e l’aristocrazia sacerdotale gerosolimitana erano ora antagonisti che lottavano per l’appoggio dei romani e la tassazione della propria base economica, i contadini dei vari distretti del vecchio regno di Erode. Uno sguardo più ravvicinato alla poche brevi informazioni su governanti e avvenimenti in Galilea prima della grande rivolta del 66, fornisce poche indicazioni sulle forze che avrebbero riunito i galilei alle istituzioni dominanti a Gerusalemme, in particolare al tempio e al sonno sacerdozio. I resoconti molto più estesi di Giuseppe sulla rivolta del 66-67 in Galilea parlano in realtà di una frammentazione regionale al suo interno oltre che di una persistente resistenza alle manovre e all’autorità di Gerusalemme.

Richard A. Horsley -” Galilea” – Capitolo 3 “La Galilea tra le riconquiste romane” (4 a.C. – 67 d.C) – Paideia.

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