Chiese di Napoli: Anime del Purgatorio ad Arco e San Pietro a Majella

Chiese di Napoli: Santa Maria delle Anime del Purgatorio ad Arco e San Pietro a Majella. Tra bellezza e mistero.

Chiese di Napoli. La chiesa di Santa Maria delle Anime del Purgatorio ad Arco, sita in via dei Tribunali, rappresenta uno dei luoghi più strani e misteriosi della città di Napoli. Tanto è vero che è chiamata, ironicamente, anche la chiesa dei teschi, in napoletano, “a chiesa d’è cape e morte”.

Malgrado nel capoluogo partenopeo non manchino altre location macabre, tipo il Cimitero delle Fontanelle o le Catacombe di San Gaudioso, oppure altre chiese avvolte dal mistero, come la Cappella di San Severo, nessuna può confrontarsi a quella di cui parliamo quest’oggi. Il critico d’arte, Prof. Achille della Ragione, ci ha accompagnato in questo bellissimo viaggio.

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Foto di Cristina Gragnaniello

La meraviglia delle chiese di Napoli.
Nel corso del diciassettesimo secolo, all’epoca della peste, precisamente nell’anno 1605, un gruppo di altolocati fondò un’Opera Pia, una congregazione del tutto laica, la quale si prefiggeva di assistere e curare tutte le anime del Purgatorio. Nacque, pertanto, grazie ad un progetto di Giovan Cola di Franco, la chiesa realizzata fin dall’inizio su due livelli: la chiesa superiore, un autentico capolavoro dell’arte barocca napoletana, e la chiesa inferiore o ipogeo che è stata fino a trent’anni fa, la sede del culto delle anime dette pezzentelle, ossia le anime richiedenti preghiere per la loro salvezza.

In realtà la chiesa superiore è molto piccola, tuttavia, decorata in maniera sfarzosa, con marmi policromi e dipinti. Tale preziosa decorazione del presbiterio in commessi marmorei fu realizzata da Dioniso Lazzari. Sull’altare maggiore, incantati dalle suggestive descrizioni del Prof. Achille della Ragione, abbiamo scoperto la tela di Massimo Stanzione, la quale  ritrae la “Madonna con le anime del Purgatorio” ed in alto “Sant’Anna offre la Vergine bambina al Padre eterno”, opera di Giacomo Farelli.

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Foto di Cristina Gragnaniello

Meravigliosa, inoltre, è la decorazione della parete alle spalle dell’altare che ostenta un teschio alato, capolavoro indiscusso di Lazzari, però attualmente non più visibile da chi siede nella navata, dal momento che l’altare costruito successivamente nel settecento lo ha coperto completamente.

La chiesa inferiore, o ipogeo, che si trova al di sotto della chiesa principale, è in netta contrapposizione con quella superiore, visto che è totalmente spoglia, buia e priva di ogni decorazione. Quest’ultima fu realizzata per rappresentare un’emozionante discesa nel Purgatorio e quindi un luogo di passaggio prima di giungere alla gloria di Dio. Qui i fedeli hanno sempre stretto un rapporto particolare con i resti mortali, dando vita ad una specie di culto, sicuramente ai limiti dei riti pagani e della superstizione che sappiamo bene essere una caratteristica del popolo napoletano.

Le forme svettanti della Chiesa di San Pietro a Majella.

Percorrendo il nostro viaggio per le Chiese di Napoli arriviamo alla Chiesa di San Pietro a Majella che si trova nel cuore della città partenopea, nella zona di Port’Alba, precisamente si affaccia su piazza Luigi Miraglia.  Quest’ultima fu fatta edificare da Carlo D’Angiò, nel quattordicesimo secolo in onore di Celestino V, il cui vero nome era Pietro Angeleri, colui che, come dice il sommo poeta nella Divina Commedia, fece il gran rifiuto, ossia rinunciò alla carica di Pontefice nel 1296 per ritirarsi, come eremita sulla Majella in Abruzzo. Per questo motivo l’intero complesso assunse il nome di San Pietro a Majella.

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Foto di Cristina Gragnaniello

La Chiesa di San Pietro a Majella fu in in primo momento attrezzata con un convento, tuttavia, soppresso in seguito. Nel 1826 la chiesa diventò la sede del Conservatorio musicale di Napoli e fu affidata la direzione al musicista Nicola Zingarelli. L’antico convento dei monaci celestini custodisce una biblioteca ed un museo storico che annovera una preziosissima collezione di strumenti musicali molto antichi.

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Foto di Cristina Gragnaniello

Al suo interno la chiesa Conservatorio, si presenta con tre navate ed un transetto terminale. In principio fu costruito sullo stile gotico, ma con il trascorrere degli anni, nel sedicesimo secolo fu restaurata, seguendo lo stile barocco, secondo i gusti dell’epoca. Infine registriamo i restauri avvenuti recentemente, nel XX secolo e  terminati nel 1933. Con questi lavori si ripristinò l’antico aspetto gotico della chiesa, rimuovendo tute  le decorazioni aggiunte nel periodo barocco.

Il campanile venne edificato, forse all’inizio del XIV secolo, ma non vi è certezza  Alto ben 42 metri e realizzato in tufo e piperno, evidenzia una struttura classica. E’ diviso in tre ordini e culmina con una cuspide. Tra il secondo e il terzo piano, vennero inseriti gli stemmi di papa Celestino V.


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