Scuola napoletana, secolo XVIII Ritratto di nobiluomo (probabilmente Raimondo di Sangro, principe di Sansevero).

Napoli capitale della moda: 700 anni di storia dell’eleganza

Napoli capitale della moda e della sartoria. Un breve viaggio attraverso la lunga storia delle eccellenze della moda partenopea, dagli Angioini ai giorni nostri.

Napoli capitale della moda: una storia così antica da avere del leggendario. Il rapporto che Napoli ha con la moda e con lo stile incarnante i canoni più raffinati del Made in Italy affonda le sue radici in una storia che risale almeno all’epoca degli Angioini, nel XIV secolo. Qui da noi, lo stile, nella misura e nell’eccesso, è una componente integrante dell’animo cittadino. A Napoli, anche chi è costretto dalle ristrettezze economiche a fare acquisti solo al mercatino rionale non lesina sul decoro e sulla presentabilità dei capi. Più che in qualsiasi altro luogo al mondo, a Napoli, uscire in strada trasandati o sfoggiando una sciatta eccentricità, è quasi sempre un azzardo: lascia sempre un fondo di disagio anche nella personalità più audace. Il “Che t’haje miso ‘nguòllo?”, la battuta caustica, il commento mordace sono sempre in agguato nello sguardo argutamente critico di qualche passante. Insomma, la nostra è una città che tiene all’apparenza, ma, soprattutto, è una città che ha sempre tenuto, in un modo o nell’altro, all’eleganza.

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All’epoca di Giovanna I d’Angiò, nel 1351 per essere precisi, venne istituita nella chiesa di Sant’Eligio Maggiore, al Mercato, la cosiddetta “Confraternita dei Sartori”, una sorta di corporazione alla quale facevano capo sarti e professionisti del tessuto. Ancora oggi, nello stesso quartiere, le maestranze del tessile continuano a tenere banco, portando avanti con orgoglio una tradizione ultrasecolare.

Carlo d’Angiò.

Il tardo Medioevo è, per la moda napoletana, un vera e propria età dell’oro: durante il dominio aragonese, infatti, numerosi sarti e tessitori vennero reclutati a corte a vestire sovrani e notabili, dando vita a uno stile apprezzato e ambito in tutta Italia, contribuendo decisivamente all’antico proverbio: “Sai quando fuste Napule curona? Quando regnava Casa d’Aragona”.

Alfonso d’Aragona.

Napoli capitale della moda: L’età borbonica, salvo alcuni casi (vedi quello delle sete di San Leucio, quello dei guantai della Sanità, assai attivi all’epoca di Ferdinando o quello di alcune sartorie ancora oggi esistenti) fu un momento di declino per la moda partenopea. Tra Sette e Ottocento, infatti, l’abbigliamento napoletano era considerato antiquato, soprattutto nei centri dove, a quel tempo, si dettavano le norme di stile, come Parigi e Londa. Questa decadenza fu, forse, dovuta al rifiuto da parte della monarchia borbonica dei canoni della moda francese, la quale, all’equilibrio e alla linearità peculiari dello stile d’oltralpe, prediligeva caratteristiche più sfarzose, tipiche della cultura locale.

Seterie di San Leucio.

Tra il XIX e il XX secolo, la moda a Napoli ritrova il prestigio di un tempo, affermandosi per quella che è oggi: espressione di misura ed eleganza. È in questi anni che inizia a svilupparsi la sartoria napoletana famosa e apprezzata in tutto il mondo. In questo periodo nascono, ad esempio, sartorie come De Nicola, Sardonelli e altre, che cominciano a esportare i prodotti delle moda napoletana all’estero, comprese le cravatte, fiore all’occhiello dei brand nostrani. Finalmente, negli anni 1930, la sartoria locale può ben dirsi affermata, tanto da eguagliare quella inglese e da dettare i propri canoni di stile. Un esempio per tutti, sia la cosiddetta giacca alla napoletana, disegnata a garantire leggerezza e comodità all’indossatore. Elemento distintivo di questo capo, tra gli altri, è la cosiddetta manica “a mappina” che “sarebbe legata all’abitudine dei napoletani… di accompagnare la conversazione gesticolando e quindi la necessità di indossare una giacca che facilitasse i movimenti”.

Giancarlo Giannini nel film “Pasqualino Settebellezze.”
L’eleganza di Totò, il Principe della Risata.

È in seno a questa eccezionale tradizione, che data almeno al Medioevo, che si inscrive il progetto Napoli fashion on the road, il quale “si propone, quale obiettivo principale, quello di rilanciare Napoli e la Campania, fondendo arte, moda e cultura in un unicum (in Europa) davvero originale”. Il progetto sceglie di parlare di Cultura, e per farlo usa strumenti non convenzionali, grazie “all’approccio operativo “fluido” oggi garantito dal web”, creando, oltre che una sinergia tra arti e artigianato, una vera e propria rete di rimandi simbolici, così da garantire che ogni elemento specifico del territorio parli degli altri, in un richiamo continuo, intertestuale, inesauribile, volto a valorizzare le eccellenze, sviluppare la potenzialità e salvaguardare la Bellezza della nostra terra. Un progetto, dunque, oltre che imprenditoriale, filosofico. Se la moda è l’elemento di attuazione delle intenzioni di equilibrio e rispetto dell’essere umano, Napoli Fashion on The Road è un atto di fede e di concretizzazione delle più intime e veraci manifestazioni delle eccellenze campane.

Ph. iPhotox – Via Toledo e Piazza del Plebiscito – www.napolifashion.it.
Ph. iPhotox – Angeli nei Quartieri Spagnoli – www.napolifashion.it.

Calandosi in una dimensione spirituale che rimanda alle nostre antiche origini elleniche e, forse, per il panismo manifestato, alle ancor più antiche concezioni animistiche e agglutinanti dei Popoli Italici, l’anima di Napoli Fashion on The Road vuole essere una fucina in cui passato, presente e futuro siano una sola, imperitura fiamma, destinata a risplendere, rinvigorire e forgiare ciò che di più bello, sano e nutriente la nostra terra abbia da offrirci. Una missione, dunque, in cui sogno e realtà coesistono, l’uno legato all’altra, in un rapporto simbiotico inscindibile, perché la nostra virtù non sta soltanto nel realizzare un’opera, ma, al contempo, anche nell’immaginare gli infiniti modi in cui essa potrebbe venire al mondo.

Info su www.napolifashion.it.

Ph. iPhotox – Napoli Egizia – www.napolifashion.it.



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