Edward Hopper - "Scriptum".

Edward Hopper: opere di grande attualità impregnate di senso di solitudine

Edward Hopper: opere di grande attualità impregnate di senso di solitudine. La sua arte continua a stupire perché esplora con sincerità domande esistenziali e relazioni interpersonali.

Edward Hopper: Quando la retrospettiva di Edward Hopper alla Tate Modern di Londra si concluse nel settembre 2004, si calcolò che erano stati venduti più di 420.000 biglietti. Fino a quel momento, solo l’acclamato duo di Matisse e Picasso aveva battuto questo record. Sono passati 50 anni dalla morte di Hopper e la sua popolarità non è diminuita. Che cos’è della malinconia di Hopper che ha colpito così tante persone? Il visitatore che ha vagato rapito tra le sale della mostra è stato al tempo stesso, esaltato e scoraggiato. I colori vivaci di Automat (1927) e Nighthawks (1942) contro i contrasti di luce e ombra erano taglienti, suggestivi e familiari. Le immagini di individui solitari in spazi impersonali, con occhi incavati e scuri che guardano dalla finestra o verso il basso, sono combinate per ricordare agli spettatori che lo stato di default dell’umanità è l’isolamento. Nelle opere di Hopper, anche una città che ronza non pone rimedio all’isolamento, ma lo esalta.

Edward Hopper – “Self-portrait.”

Solitudine urbana.

Nato il 22 luglio 1882, Hopper ha rappresentato la solitudine urbana, la delusione, persino la disperazione.Hopper continua a essere considerato un importante pittore dell'”American Imagination”, un fenomeno che cattura un’enorme mole di curiosi ed appassionati. In un’America in trasformazione del XX secolo, il suo marchio di americanismo ha fatto da contrappunto all’ottimismo americano. A questo proposito il suo lavoro può essere considerato accanto al film noir degli anni ’30 e ’40, e al lavoro di scrittori come Raymond Chandler. Come Hopper, i creatori di testi noir e polizieschi si preoccupavano degli effetti negativi dell’urbanizzazione e delle crescenti disparità economiche. Al centro della visione urbana di Hopper ci sono i paradossi del mito democratico fondamentale. Siamo tutti creati uguali, eppure ciò che ci rende uguali è la nostra assoluta, inviolabile unicità e individualismo. Nonostante la malinconia e l’anelito che ossessiona i dipinti di Hopper, la sua popolarità e la sua influenza durano nel tempo.

Edward Hopper – “House by the railroad”.

Hopper nella cultura pop.

I dipinti di Hopper sono stati fonte di ispirazione per i suoi contemporanei e non solo.

“House by the railroad” (1925)
Nella cultura popolare ha influenzato una vasta gamma di artisti, tra cui Alfred Hitchcock, che si è ispirato alla sua Casa della Ferrovia del 1925 per il famoso Bates Motel nel film Psycho del 1960 di quest’ultimo.

Tracce di “Night windows” (1928) si possono notare nel film di Hitchcock del 1954, Finestra sul retro, che presenta Jeffries, un fotografo di cronaca, il cui “mondo si è ridotto alle dimensioni di una finestra”. Seduto dal suo appartamento, osserva Miss Cuori Solitari, una donna “così sola che anche la morte sembra un’amica”.

“Nighthawks” è forse l’opera più amata di Hopper nella cultura popolare, influenzando l’album live di Tom Waits del 1975, “Nighthawks at the Diner”.

Edward Hopper – “Nighthawks”.

Il magnetismo dell’arte di Hopper deriva dal suo particolare marchio di realismo, che è rado, poco incline al dettaglio e, in definitiva, caratterizzato da ciò che il dipinto sembra omettere piuttosto che da ciò che rappresenta. Ha trasformato gli spazi iconici americani, come i ristoranti, le drogherie, le stanze d’albergo, le stazioni di servizio e le sale cinematografiche, in spazi che riflettono il regno interiore dell’artista, spazi di umore, di sentimento, di contemplazione della propria posizione nel mondo.

Dietro l’apparente semplicità dei dipinti si nasconde una grande complessità e profondità. La mancanza di dettagli invita lo spettatore a completare l’immagine speculando su eventi passati e imminenti, sulle relazioni tra i personaggi, sui desideri e le ansie provocate dalla nostra stessa necessità di esaminare la vita di questi personaggi.

Edward Hopper – “Night windows.”

“Night windows” (1928).
Forse è per questo che “voyeurismo” è un termine troppo usato nella critica di Hopper. Un dipinto come N”ight Windows” (1928), che posiziona lo spettatore in un appartamento al primo piano guardando una donna che si china nella stanza di fronte, potrebbe essere superficialmente considerato voyeuristico, ma è meglio inteso come una meditazione sulla necessità di connessione, e sulla difficoltà di raggiungere e connettersi con gli altri. È tanto un’immagine del nostro senso di isolamento (e, naturalmente, di Hopper) quanto un’immagine di una donna sola e vulnerabile.

Edward Hopper – “Gas”.

L’impressionismo francese.

Tra le prime influenze di Edward Hopper ci sono stati gli impressionisti francesi, in particolare Edgar Degas. Da questi artisti Hopper ha preso il fascino dei giochi di luce e il desiderio di creare sentimenti e idee nell’occhio di chi guarda, piuttosto che fornire troppi dettagli di rappresentazione. Un’altra importante influenza fu quella di Robert Henri, che insegnò a Hopper alla New York School of Art a partire dal 1900. Henri, che Hopper ha definito “l’insegnante più influente che ho avuto”, faceva parte della “Ashcan School” dei pittori realisti americani. Anch’egli si dedicava a una rappresentazione non sentimentale di una New York diversificata e si è fatto notare all’inizio del XX secolo. Il gruppo comprendeva anche William Glackens, John French Sloan e Everett Shinn.

Espressione esteriore della vita interiore.

Una delle dichiarazioni più famose di Hopper, parte della “Dichiarazione” che ha presentato alla rivista Reality nel 1953, chiarisce il suo approccio: “La grande arte è l’espressione esteriore di una vita interiore nell’artista, e questa vita interiore si tradurrà nella sua personale visione del mondo”. Più di questo, però, i dipinti di Hopper creano anche uno spazio in cui si può considerare la vita interiore dello spettatore.Così, quando guardiamo un’altra persona, i dipinti di Hopper ci invitano a chiederci: cosa stiamo guardando esattamente? Riflessi di noi stessi, dei nostri desideri, sogni e preoccupazioni? O qualcuno completamente diverso, qualcuno che non potremo mai sperare di capire o avvicinare? Sono queste due cose, alla fine, le stesse?

Edward Hopper – “Automat”.

Espressionisti astratti come Jackson Pollock e Mark Rothko avrebbero potuto catturare in modo più audace e viscerale un’America del dopoguerra e del dopo Olocausto, e gli artisti pop avrebbero potuto impegnarsi in modo più esplicito con la cultura americana dei beni di consumo, ma l’arte di Hopper continua stupire perché esplora in modo profondamente sincero domande fondamentali sull’identità e sulle relazioni interpersonali.

Concetto di Non-luogo.

Interessante correlare l’arte di Edward Hopper al concetto di non-luogo. Il Non-luogo è un neologismo coniato dall’antropologo francese Marc Augé  nel 1935, per riferirsi a spazi antropologici di transitorietà in cui gli esseri umani rimangono anonimi e che non hanno un significato sufficiente per essere considerati “luoghi”. Esempi di non luoghi sono le autostrade, le camere d’albergo, gli aeroporti e i centri commerciali. Il termine è stato introdotto da Marc Augé nella sua opera “Non-Places, introduction to an Anthropology of Supermodernity”. Il concetto di non-luogo si oppone, secondo Augé, alla nozione di “luogo antropologico”. Il luogo offre alle persone uno spazio che rafforza la loro identità, dove possono incontrare altre persone con cui condividono riferimenti sociali. I non-luoghi, al contrario, non sono spazi di incontro e non costruiscono riferimenti comuni a un gruppo. Infine, un non-luogo è un luogo in cui non viviamo, in cui l’individuo rimane anonimo e solo. Augé evita di dare giudizi di valore sui non luoghi e li guarda dal punto di vista di un etnologo che ha un nuovo campo di studi da esplorare.

Edward Hopper – “Compartment C, Car 293”.

 


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