Illiri: antico popolo balcanico di grandi guerrieri, ancora poco studiato

Illiri: antico popolo balcanico di grandi guerrieri, ancora poco studiato. Gli Illiri erano apprezzatissimi dagli Etruschi, secondo le fonti antiche.

Gli Illiri erano un antico popolo, composto da numerosissime tribù, che dalla metà del primo millennio avanti Cristo viveva lungo le coste della Penisola Balcanica a ridosso del al Mare Adriatico, dall’Istria all’Albania. Le testimonianze antiche di questo popolo sono scarse, dunque la ricostruzione della loro storia pare essere molto controversa. E pure molto controversa è la questione della “lingua illirica”, che numerosi studiosi annoverano tra le “lingue indoeuropee”. Di conseguenza anche il popolo illirico viene annoverato nella schiera dei popoli indoeuropei.

Gli Illiri erano notissimi guerrieri, secondo le fonti antiche. Erano conosciuti come artigiani, abili navigatori e costruttori di navi (analogìe con Sardi ed Etruschi), tanto che controllarono gran parte del mare Adriatico e Ionio con le loro numerose navi da guerra. Gli Illiri avevano armi efficaci come la sica, una spada ricurva a punta che ha avuto origine in Illiria e in seguito era stata adottata in tutti i Balcani e utilizzata successivamente dai Romani. Il popolo degli Illiri presentava una statura decisamente alta rispetto alle popolazioni coeve del bacino del Mediterraneo, valutata nei maschi tra 175 e 184 centimetri e nelle femmine tra 154 e 165 centimetri. La struttura fisica che emerge dagli inumati di Dimal in Albania, non fa ipotizzare una popolazione particolarmente dedita ad attività agricole o pesanti, mancando del tutto le tracce scheletriche che caratterizzano queste attività (ad esempio esiti artrosici in età giovanile e/ o stress muscolo-scheletrici da movimenti monotoni e ripetuti nel tempo). Tale osservazione è confermata dai dati che consentono di ricostruire con precisione la loro alimentazione, nella quale la componente proteica è simile almeno a quella carboidratica, indicando una ricca assunzione di carni, latte e suoi derivati e uova. Per quanto considerevolmente robusta, la corporatura si presentava longilinea, con arti superiori ben addestrati e arti inferiori che sembrerebbero allenati alla corsa, all’equitazione e alle lunghe camminate.

Pirata illirico.

Il Prof. Massimo Pittau, a suffragio della sua tesi sulla natura guerresca degli Illiri, così scrive nel suo libro “Studi sulla Lingua Etrusca”:

“Dico che la connessione fonetica tra il nome degli antichi Illiri col sardo-toscano èllera «edera» e coi toponimi protosardi Illorái, Irilái, Irillái, Eril(l)ione, Erididdo e con quello tosc. Lellerone è strettissima, ragion per cui l’etnico Illiri molto probabilmente porta in sé per l’appunto un riferimento alla pianta dell’edera.”

“In origine Illiri significava «resistenti, tenaci come l’edera» ed essi avevano derivato questa loro denominazione o soprannome proprio dagli Etruschi. Questi erano loro dirimpettai nel Mare Adriatico, in maniera particolare gli Etruschi di Spina e di Adria, che erano proprio di fronte agli abitanti dell’Istria, gli Histri od Istri, una delle tribù degli Illiri. Premesso inoltre che gli Etruschi erano gli inventori delle lotte dei gladiatori, che essi erano soliti ingaggiare fra i popoli vicini, ad es. i Campani e i Sanniti, io ho anche già prospettato che l’appellativo latino (h)ister, histrio,-onis «attori, istrioni» (di sicura origine etrusca) sia derivato appunto dal fatto che gli Istri venissero ingaggiati dagli Etruschi come gladiatori. E la mia ultima conclusione è che sembra molto verosimile che gli Etruschi ingaggiassero come gladiatori anche gli Illiri in generale e in virtù delle loro caratteristiche di gladiatori abbiano assegnato ad essi la qualifica e la denominazione di «resistenti, tenaci». E gli Illiri da parte loro avranno accettato ben volentieri questa denominazione, dato che la sentivano come lusinghiera e gratificante per loro.”

Alcune analogìe tra la lingua etrusca e la lingua albanese.

Come già detto, nonostante l’abbondanza di reperti, la letteratura archeologica che riguarda gli Illiri è tutt’altro che ricca, probabilmente per la mancanza, in passato, di efficaci ricerche metodiche volte a tracciarne un nitido profilo storico, biologico e socioeconomico.  Finalmente, dal 2010, grazie ad un progetto organico frutto della collaborazione di vari istituti tra cui l’ Istituto di Archeologia del Centro Ricerche Albanesi, ed il Servizio di Antropologia della Soprintendenza Archeologia Lazio ed Etruria Meridionale, è in atto una vera e propria missione culturale atta a colmare le evidenti lacune negli studi partendo dall’esplorazione del sito di Dimal, nell’Albania centrale. Luogo che nell’antichità vide svilupparsi un importante stanziamento del popolo illirico.

Elmo di guerriero illirico.
Un guerriero illirico impugna la spada Sica.

Tornando agli elementi comuni tra Sardi, Etruschi ed Illiri, oltre alle abilità nella navigazione, (pirateria) e alla forte attitutine guerresca (Guerrieri Shardana e Gladiatori Illirici), occorre menzionare la vocazione alla metallurgia. A tal proposito è bene menzionare l’autorevole chimico e storico della scienza Robert James Forbes, che nel suo libro “Metallurgy in Antiquity: A Notebook for Archaeologists and Technologists”, scrive: “I Celti potrebbero aver preso questo nome dai Veneti-Illirici che erano portatori della Cultura di Hallstatt della lavorazione del ferro.” Si tratta dell’area alpina e dell’area dell’Adriatico settentrionale e orientale, dove la cultura illirica di Hallstatt si sviluppò fortemente nei secoli successivi. La Cultura di Hallstatt (1200 a.C. – 500 a.C.)  rivestì una grande importanza nell’Europa centrale dell’Età del Bronzo e degli inizi dell’Età del Ferro. Questa prende il nome dalla cittadina di Hallstatt, che si trovi nei pressi di Salisburgo (Salzkammergut), in Austria.  Gli abbondanti giacimenti di sale che si trovano a pochi metri sotto la superficie di questa regione hanno fatto sì che l’area venisse popolata per oltre 7000 anni. La salatura era uno dei modi più affidabili per conservare gli alimenti per lunghi periodi di tempo, oltre a renderli trasportabili su lunghe distanze. La cultura di Halstatt si basava dunque sull’estrazione del sale, sull’agricoltura sulla lavorazione dei metalli. Quest’ultima ebbe uno sviluppo notevole, tale che si estese rapidamente fino a divenire cruciale nello sviluppo economico di tutta l’area del Mediterraneo.

Hallstatt: Ricostruzione dell’estrazione del sale durante l’Età del Bronzo.

Le analogie linguistica tra Sardi ed Illirici, sono documentati dal lavoro certosino  del massimo storico Bizantino Stefano di Bisanzio che riporta: “Sardos, oos Parthos, polis Illyrias, oi politai Sardēnoi” e cioè “Sardos, come Parthos, città dell’Illiria, i suoi cittadini si chiamano Sardenoi” che agli atti è l’etnico più vicino foneticamente a quello dei Shardana.  Si ricorda altresì che presso Scutari nell’estremo nord dell’Albania si trovata la città medioevale di Sharda oggi ubicata nell’isola di Shudrah dopo la costruzione di una grande diga. La tribù illirica di questo territorio si chiamava Sardeates. Erodoto, nella sua opera principale “Historiae Ιστορίαι”, narra dell’emigrazione dei Tirreni, popolo tracio e frigio, di estrazione balcanica e anatolica, che diede origine in Sardegna ai Shardana Nuragici ed in Toscana condusse all’origine degli Etruschi.  Quest’ultima è tra l’altro un’ipotesi fortemente accettata da quasi tutti gli storici. Ciò dimostrerebbe altresì il fatto che linguisticamente e culturamente, albanesi, sardi ed etruschi posseggano una comune origine anatolica.

Ecco alcune dichiarazioni de Prof. Alberto G. Areddu, risalenti a qualche anno fa:

“Ragionando in termini antichi, una diaspora illirica potrebbe essere intravista in quei “Popoli del mare” tra cui si annoverano i Shardana, che secondo l’interpretazione di studiosi come lo Schachermeyr e il Bonfante, si pensa fossero proprio genti di matrice illirica, che spinte dalla necessità si erano rovesciate verso il delta del Nilo, per poi dirigersi verso la Palestina: molti dati parrebbero assicurare questa provenienza: la città di Sarda (l’odierna Shudah), e la tribù dei Sardeates o degli Ardiei, la città di Pelastae, da cui l’etnonimo di Pelaestini o Pelasgi e altre cose ancora.”

Moncodogno è un insediamento risalente all’Età del Bronzo ubicato su un’ altura nei pressi di Rovigno, Istria.

Il Prof. Areddu, pone anche l’accento sulle convergenze tra il canto corale sardo (a concordu), e la politonia albanese, oltre che sulle analogie del ballo tondo sardo con il ballo ancora particolarmente vivo nelle comunità Arbëreshë in Albania. Areddu sottolinea altresì la probabile comune matrice culturale di fortificazioni in pietra quali: castellieri istrioti, specchie messapiche e nuraghe sardi. Erodoto nelle sue “Storie”, cita i Veneti (abitanti della regione dell’Istro) come discendenti degli Eneti, cioè come una tribù di provenienza illirica. I Greci chiamavano “Illiri” tutti i popoli i quali si estendevano al di là della Macedonia e della Tracia,  fino al fiume Danubio, regione dell’Istro, compresa. Vastissimo era il territorio degli Illiri e numerosi erano i loro rami tra i quali i Triballi, gli Scordisci, gli Ardiei, i Palari, i Dalmati, i Liburni, i Giapidi, i Pannoni, i Rezi, i Norici ed i Misi d’ Europa.

Provocatorio concludere con le ruvide ma significative parole con le quali il Prof. Alberto G. Areddu, si espresse nel 2011  rispetto alla scalpore destato dalle sue teorie sulle origini albanesi della civiltà in Sardegna:

“Un mio desiderio culturale sarebbe che si sviluppasse un filone anche aldifuori dell’Albania di rivalutazione delle antichità illiriche, come è successo per altre antiche popolazioni indoeuropee quasi dimenticate (pensiamo alla fortuna delle saghe celtiche). Il mio desiderio scientifico è sperare di lavorare a un prossimo saggio in cui possano approfondire alcuni aspetti di ricostruzione storica e culturale lasciati in sordina nelle “Origini albanesi della civiltà in Sardegna”, cioè non solo parole, ma oggetti, tradizioni, correlazioni, simboli”.

“I Sardi quindi, senza accusarli troppo di leggerezza, amano cavalcare (ed essere cavalcati) da ipotesi forti, che riescano a sublimare un certo loro antico senso di inferiorità (dovuto al fatto di non essere , né sentirsi italiani), e l’ipotesi illirico-albanese non attrae per essere figlia di un popolo minoritario.”

Alberto G. Areddu – “Le origini albanesi della civilità in Sardegna.”

Piramidi ed Illirici. Studi da approfondire.

Le cosiddette Piramidi bosniache costituiscono un complesso collinare naturale di aspetto piramidale, situato in Bosnia, in prossimità della cittadina di Visoko. Si tratta di un luogo più volte portato alla ribalta per via delle le teorie di Semir Osmanagić, uomo d’affari bosniaco, che ritiene che siano delle misteriose costruzioni umane risalenti ad oltre 10.000 anni fa. Osmanagić ha dato alla collina l’appellativo di Visočica “piramide del sole”. Alcuni anni fa, numerosi giornali riportarono Osmanagić avrebbe affermato che tali piramidi sarebbero state costruite dagli antichi abitanti illirici dei Balcani nel 12.000 a.C.  Tutto estremamente suggestivo benché, al momento, le tesi siano ancora prive di fondamento scientifico e storico. Saremo pronti ad approfondire in futuro, questo affascinante tema.

La collina Visočica, Bosnia, ha un aspetto piramidale, è alta circa 200 metri rispetto al territorio circostante.

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