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Plinio il Vecchio, la morte nell’eruzione del Vesuvio

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Plinio il Vecchio, la morte nell’eruzione del Vesuvio.
Le ultime ore di Caio Plinio Secondo, o Plinio il Vecchio, ci sono narrate con dovizia di particolari da suo nipote, Plinio il Giovane, nella lettera 26ma del VI libro delle epistole. L’illustre poligrafo storico e naturalista, allora 56enne, si trovava a Miseno, sul promontorio omonimo, investito del comando di una squadra navale. Era il 24 agosto del 79 d.c. ed egli, dopo aver fatto un bagno di sole è preso un leggero pasto, stava studiando sdraiato sul suo letto quando la sorella (la madre di Plinio il Giovane) lo avvertì che una immensa nuvola era apparsa nel cielo dalla parte di Napoli.
Plinio si fece aiutare sistemare i sandali e corse a vedere. Su di un monte che si accertò poi essere il Vesuvio, si levava una grande nube in forma di albero di pino con un alto fusto coronato da vapori che si dilatavano e ricadevano ora bianchi e splendenti ora torbidi per la terra e la cenere che contenevano.
Incuriosito Plinio vece approntare una nave leggera, una Liburnica, per recarsi ad osservare il fenomeno più da vicino; ma in quel momento avverti l’appello disperato di una matrona, Rectina, moglie di Casco, che chiedeva soccorso dalla sua villa minacciata.
Plinio, pensò allora di aiutare chi era in pericolo più che a soddisfare la propria curiosità di scienziato e dopo aver fatto uscire in mare delle quadriremi (navi con 250 Remi ciascuna) si diresse con quelle sotto la montagna per raccogliere i bagnanti in pericolo.
Approdò dopo a Stabia, presso il suo amico Pomponiano e chiese di poter fare un bagno, quindi, mentre nella notte si levavano colonne di fuoco dal Vesuvio, Plinio dormì tranquillo. Gli amici che vegliavano udirono fino al mattino il suo greve respiro.
Il giorno appresso Plinio, pensò al ritorno, ma sulla spiaggia franata e tra la pioggia di cenere, non era facile imbarcarsi. Plinio si sentiva male, ma era più che mai desideroso di osservare l’eruzione. L’aria odorava di zolfo. Egli chiese più volte da bere. Poi tentò inutilmente di alzarsi, appoggiandosi a due schiavi, ma ben in carne com’era, non vi riuscì. Respirava a stento. La mattina seguente (cioè il 26 agosto) fu trovato morto. Il nipote parla di morte per asfissia. Gli storici pensano piuttosto ad un disturbo cardiaco, aggravato in quell’aria tossica, dalle difficoltà della respirazione.

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