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Romanzo storico e popoli italici: incontriamo tre valenti scrittori

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Romanzo storico e popoli italici: Abbiamo posto alcune domande agli scrittori Nicola Mastronardi, Stefano Cortese e Paolo Cioffi.

Romanzo storico e popoli italici. Abbiamo posto delle domande a tre valenti scrittori: Nicola Mastronardi, Stefano Cortese e Paolo Cioffi. Tali autori, oltre al talento, hanno in comune il fatto di aver scritto tre apprezzatissimi romanzi storici dedicati ai popoli italici. Col nome di popoli dell’Italia antica si indicano quelle popolazioni stanziate nella penisola italiana durante l’Età del ferro e prima dell’ascesa di Roma; popolazioni che eclissate dagli studi certamente più approfonditi sui Greci e sui Romani, meritano di essere meglio conosciute. Ci piace pensare che Nicola Mastronardi con “Viteliu”, Stefano Cortese con “L’Osco”, e Paolo Cioffi con “Leukanòi”, siano riusciti a delineare la geografia del romanzo storico dedicato alle genti italiche, partendo dal centro Italia, passando per la Campania, sino ad arrivare alla Lucania.

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“Viteliu” di Nicola Mastronardi.

Romanzo storico come strumento di recupero della memoria storica dell’Italia preromana?

Nicola Mastronardi: “Sì, affermo con decisione che il romanzo storico è un mezzo straordinario per  la conoscenza di una sorta di “buco nero” della coscienza storica nazionale. Ho scritto “Viteliu” proponendo ai lettori una “finestra” sulla storia dimenticata degli Italici, Sanniti in testa. Un invito alla conoscenza per la maggior parte degli italiani e per altri, all’approfondimento dell’immenso contributo dato dagli Italici alla storia romana e, prima, alla costruzione delle basi culturali e antropologiche di un terzo del territorio peninsulare. Impossibile da ignorare anche per conoscere meglio de  le diversità italiane che affondano le radici proprio nell’Italia del primo millennio; per il 70% si tratta di storia preromana.”

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Illustrazione raffigurante un insediamento abitativo di genti italiche.

Stefano Cortese: “Suppongo che il romanzo e il cinema, meglio d’altre forme d’arte o di fruizione culturale, possano garantire un’operazione di recupero di certa memoria storica che, per motivazioni politiche e/o genetiche a dir poco millenarie, sono ormai cadute in un immeritato, quanto pernicioso oblio. L’esizialità di questa damnatio memoriae, volontaria o involontaria che sia, sta nell’abissale mancanza di consapevolezza di cui è foriera: quel passato così multiforme, legato a contesti prima genetici e biologici e poi culturali e sociali, può e deve essere il bacino di fruizione di una coscienza delle origini.”

Paolo Cioffi: “L’idea di riappropriarsi, attraverso la narrativa, della storia dei popoli dell’Italia preromana, venne per primo a Vincenzo Cuoco, a inizio Ottocento, con il romanzo epistolare “Platone in Italia”. In quel contesto, l’operazione tendeva ad affermare, in funzione  antifrancese, una sorta di primato morale dell’Italia, ma il trasmettere, sia pure nella forma “leggera” della narrazione di fantasia, la conoscenza di quelle antiche popolazioni, spesso vittime della successiva “damnatio memoriae”, penso contribuisca a far acquisire quella consapevolezza del proprio passato che spesso difetta o viene declinata in chiave nostalgico-revanscista.”

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“L’Osco” di Stefano Cortese.

Romanzo storico come strumento efficace di marketing territoriale e turistico?

Nicola Mastronardi: “L’altra spinta, forte, che mi ha aiutato a completare il lavoro in dieci anni di fatiche tra ricerche, sopralluoghi e scrittura, è la coscienza che letteratura e cinematografia sono due molle potenti, oggi, nel marketing territoriale. Un territorio va raccontato. E visto che il Sannio e l’Appennino intero ha tanta storia, anche fortemente epica, da raccontare , perchè non provarci?

Stefano Cortese: “Da lettore appassionato di romanzi storici e da curioso militante, sarei ben felice di trovare opere che raccontino questo o quel territorio nei suoi percorsi genetici. Spesso ho sofferto della mancanza di strumenti del genere, che svelino finalmente l’arcano che un panorama, un oggetto, uno scorcio hanno solo accennato. Un territorio, in fondo, ha ragione nella storia che sa raccontare. Il romanzo storico credo sia lo strumento più adatto a tale scopo.”

Paolo Cioffi: “Se lo intendiamo come una sorta di gadget da proporre indistintamente a turisti “transumanti”, insofferenti per la “pesantezza” di un saggio sullo stesso tema, dubito comunque che possa sortire l’effetto auspicato. Tuttavia, se venisse suggerito attraverso canali alternativi, dedicati a un pubblico più consapevole e già predisposto/bendisposto, potrebbe forse far scoprire a quest’ultimo inattese consonanze.

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“Leukanòi” di Paolo Cioffi.

Perche leggere “Viteliu” ?

Nicola Mastronardi: “Preferisco far parlare i lettori con alcune espressioni che solitamente vengono usate per definire Viteliu: “Epico” ed “Emozionante” sono due degli aggettivi più ricorrenti. Ma la frase che ricordo con enorme piacere è: “Ora guardo la mia terra e i miei monti con occhi diversi” .

Perchè leggere “L’Osco” ?

Stefano Cortese: ” “L’Osco” non vuole salvare la memoria, vuole anzi educare all’oblio. Pare mi contraddica, ma in realtà non è così. Solo rinsaldando la consapevolezza dell’impermanenza degli stati umani, solo pervenendo alla coscienza della perenne confusione è possibile rendersi finalmente edotti del processo creativo della Storia. Virdasche, il mio Osco “sacrato” sperduto per la Campania del VII secolo a.C., è il campione in senso “eneadico” di questo processo: può guardare solo al futuro, andare avanti senza voltarsi. Il passato è “diaspora e sale”, ma solo raccontando la storia di questo passato Virdasche potrà raggiungere le forme oscure del suo fatidico avvenire.”

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Illustrazione raffigurante uno scontro tra Sanniti e Romani.

Perche leggere “Leukanòi”?

Paolo Cioffi: “Con questa storia, ambientata nel IV secolo a.C., ho provato a evidenziare, pur in un contesto di ricorrente conflittualità, il legame tra Lucani dei monti ed Elleni delle coste, legame che si stabilì, anche loro malgrado, a livello sociale, economico e infine culturale. Secondo il principio dei vasi comunicanti, il travaso di conoscenze operò inizialmente dalla superiore civiltà ellenica alla meno evoluta società italica, ma portando poi a quella “società mista” che, come in tanti altri casi nel corso dei secoli, rappresenta il risultato finale di ogni migrazione/integrazione.”

Continuerà a scrivere di popolazioni italiche nei suoi prossimi romanzi?

Nicola Mastronardi: “Sto preparando la trilogia di Viteliu. Il secondo volume uscirà probabilmente entro il 2019  o nei primi mesi del 2020.”

Stefano Cortese: “Il mio prossimo romanzo, che si intitolerà “Manzoni è morto”, racconterà la caduta del Regno delle Due Sicilie, la sua decadenza annunciata, diciamo così. Del futuro non so. Le storie non le scelgo io. Chissà cosa riservano le intuizioni.

Paolo Cioffi: “Per pregressa esperienza, credo non si debba mai escludere nulla a priori, ma la scrittura “seriale” su uno stesso tema o addirittura la creazione di un  personaggio ricorrente in più storie, esula dal mio percorso narrativo. Preferisco cambiare di volta in volta periodo storico, pur comportando, questa scelta, un maggior lavoro di preparazione documentale.”

L’Osco, romanzo storico di Stefano Cortese, ambientato nel VII secolo a.C.

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