Sicani cacciano un bisonte (Bison Priscus).

Sicani: i primi abitanti della Sicilia. Insediamenti risalenti all’8000 a.C.

Sicani: i primi abitanti della Sicilia. Insediamenti risalenti all’ 8000 a.C.  Presenti in tale epoca anche con disegni rupestri in aree costiere come l’Addaura (vicino a Palermo).

Dei tre popoli più antichi della Sicilia (Sicani, Siculi, Elimi), i Sicani indigeni (o Sicani) della Sicilia centrale e occidentale erano presenti fin dalle origini, in quanto le testimonianze suggeriscono una più recente introduzione della civiltà siciliana (“siculiana”) nella Sicilia orientale e di quella elima nel nord-ovest. È importante notare che elementi di tutte e tre le società potrebbero essere stati effettivamente indigeni; potrebbe essere stata la cultura dei Siculi, piuttosto che il popolo stesso, ad arrivare da altre regioni. (È teoricamente possibile che un numero relativamente piccolo di individui di una società più “avanzata” possa essere arrivato nella Sicilia antica, possibilmente per il commercio, portando la conoscenza delle proprie divinità, della cucina e dei sistemi di scrittura ai primi Sicani o ai primi Siculi).

Sicani: i primi abitanti della Sicilia. Insediamenti risalenti all’8000 a.C.

Archeologicamente e socialmente, le differenze tra i Sicani e i Siculi erano sottili in tempi più “recenti” (cioè nel 600 a.C.), anche se le loro lingue –eventualmente utilizzando caratteri basati su caratteri fenici — si distinguevano l’una dall’altra. I reperti archeologici più rilevanti, e certamente quelli privi di influenze culturali esterne, si riferiscono al periodo precedente le incursioni fenicie e greche in Sicilia (circa 800 a.C.). Gran parte della nostra conoscenza dei primi siciliani ci proviene da fonti letterarie greche o, in alcuni casi, quasi storiche. Dato l’abbellimento poetico, pochi di questi autori “stranieri” sembrano essere particolarmente affidabili, e alcuni (in particolare Diodoros Siculus) sono notoriamente capricciosi. Basta guardare alle caratterizzazioni greche e romane piuttosto negative dei vicini fenici e cartaginesi per rendersi conto che la parzialità storica e il revisionismo non sono una novità.

La scarsa conoscenza dei sicani si basa su elementi importanti per l’identificazione di qualsiasi civiltà – la loro lingua, la loro letteratura, la loro religione, la loro storia registrata o le loro tradizioni secolari. Per la maggior parte di questi aspetti, il nostro studio della storia registrata sicana (e “proto-sicanica”) è estremamente limitato rispetto a quello degli antichi assiri, dei cinesi, degli etiopi, degli egiziani, dei fenici, dei greci e dei romani. Quando le prove sono scarse, l’archeologia diventa una scienza imprecisa, basata su teorie e (spesso) supposizioni. Al di là di vaghe generalità, gli archeologi “esperti” raramente concordano sulle implicazioni più sottili delle loro scoperte. Le loro conclusioni si basano spesso sull’arte (o su ciò che ne rimane), sulle tracce fenicie, greche, paleocristiane. Il sicanese è stato scritto con l’alfabeto fenicio. dell’architettura (tipicamente fondazioni e necropoli), studi comparativi (l’influenza di culture straniere ben conosciute) o testimonianze storiche (descrizioni di stranieri), fortunatamente incrementate da analisi scientificamente affidabili (come i processi di datazione).

I sicani erano abili cacciatori.

Nel caso di culture a lungo estinte come quella dei Sicani, l’archeologia è la nostra migliore strada per una maggiore conoscenza, anche se oggi è integrata da studi multidisciplinari che coinvolgono la climatologia e altre tematiche. Alcune ricerche genetiche, ad esempio, possono fornire informazioni generali sui modelli migratori dei popoli antichi, anche se anche l’identificazione di marcatori genetici tipicamente “sicani” si è rivelata, per il momento, impegnativa. Il termine stesso “indigeno” è piuttosto soggettivo, perché l’uomo “moderno” è effettivamente migrato nella regione del Mediterraneo, anche se decine di millenni fa (nessuno è “sempre” stato qui; in termini di remote ascendenze umane, siamo tutti “africani”). Si dice che i sicani siano indigeni della Sicilia perché la loro è la prima società che si può identificare come abitante della Sicilia.

L’uomo era presente in Sicilia alla fine dell’epoca pleistocenica, circa 10.000 anni fa. I disegni rupestri confermano una presenza nel 6000 a.C., se non prima, e non ci sono prove che suggeriscano nulla se non una presenza continuativa da quel periodo. In termini generali, la Sicilia antica può essere rappresentata dai seguenti periodi:

8000 a.C. – primi insediamenti e disegni rupestri in aree costiere come l’Addaura (vicino a Palermo).

3000 a.C. – uso di utensili in rame in alcune località, che probabilmente riflettono influenze non siciliane.

2500 a.C. – uso del bronzo in tutta la Sicilia “proto-sicanica”; contatto con culture straniere.

1600 a.C. – presenza di una cultura “siciliana” identificabile e distinta in tutta la Sicilia.

1200 a.C. – arrivo dei siculi nelle zone costiere orientali, incoraggiando la migrazione dei sicani verso ovest.

Non ci sono molte prove che i Sicani abbiano mai fatto ampio uso di qualsiasi lingua scritta prima dell’introduzione dell’alfabeto fenicio (qui mostrato con l’alfabeto greco e romano antico), che scrivevano da destra a sinistra.

Alfabeto Fenicio.

A livello preistorico, sembra probabile che essi discendessero, per la maggior parte, dagli abitanti dell’età del bronzo della Sicilia. In effetti, i Sicani rappresentavano probabilmente il gruppo principale discendente da questi primi indigeni siciliani. La teoria dell’origine iberica dei Sicani è supportata da alcuni fattori linguistici che si pensa siano condivisi con le prime lingue iberiche, anche se le prove non sono certo conclusive. Il nome dell’antico fiume Sicano di Spagna è stato citato per suggerire un legame comune, ma potrebbe essere solo una coincidenza. Fu lo storico greco Tucidide a suggerire per primo le radici iberiche, ma non se ne conosce l’autorità. Detto questo, la migliore (e più recente) posizione scientifica è che i sicani erano effettivamente nativi della Sicilia, mentre i siculi immigrarono dall’Italia continentale (forse dalla Liguria, dal Lazio o anche dalle regioni alpine) e gli Elimi dalle regioni asiatiche del Mediterraneo orientale, forse attraverso l’Africa settentrionale.

Anche se in gran parte ipotetica, è stata avanzata una teoria logica secondo la quale i sicani non facevano inizialmente parte di alcuna popolazione indoeuropea, anche se le recenti scoperte implicano almeno un contatto isolato con alcune culture micenee e minoiche – probabilmente sulla base del commercio. Vivendo indipendentemente da altre società, i primi Sicani si sarebbero naturalmente sviluppati come una popolazione unica, priva di legami culturali chiaramente definiti con le culture indoeuropee di Italia, Grecia e del Mediterraneo orientale. Il nome dei Sicani deriva probabilmente dal calcedonio (nome generico che viene dato al quarzo), chiamato “sica” che si trova in alcune delle zone che abitavano e dal quale hanno disegnato gli strumenti nel Neolitico. Una presenza dell’età del ferro è indicata a Gela, Sant’Angelo Muxaro e in altri siti dell’agrigentino. I collegamenti minoici e micenei spiegano le possibili somiglianze delle culture di Thapsos e Castellucio con quelle dell’Egeo.

L’uomo era presente in Sicilia alla fine dell’epoca pleistocenica, circa 10.000 anni fa. I disegni rupestri confermano una presenza nel 6000 a.C., se non prima, e non ci sono prove che suggeriscano nulla se non una presenza continuativa da quel periodo.

Il fatto che i Sicani si siano apparentemente assimilati più rapidamente e facilmente dei Siculi con i Greci colonizzatori suggerisce almeno una certa affinità, se non una comunanza, tra la cultura sicana e quella ellenistica. Questa pacifica fusione durò solo pochi secoli, dal 700 a.C. al 400 a.C. circa, e in breve tempo molte città sicane erano essenzialmente greche. La nostra conoscenza di questa graduale unione tra la cultura sicana e quella ellenistica è principalmente archeologica. Ancora oggi, gli attuali siti delle antiche località siciliane (compresi gli insediamenti sicani) menzionati nei racconti greci e romani sono occasionalmente scoperti e identificati. Un futuro ritrovamento potrebbe fornire maggiori informazioni sui sicani.

L’asino europeo (Equus hydruntinus) è un equide oggi estinto diffuso nel continente euroasiatico durante il medio e tardo Pleistocene ed è ancora presente nell’Olocene. Era considerato un animale sacro dai Sicani. Illustrazione di TORIMORRIS.

Nonostante i riferimenti letterari al contrario, ci sono poche prove che suggeriscano un forte governo centrale (o monarchia) tra i sicani. Come le città della Fenicia e della Grecia, gli insediamenti sicani erano probabilmente indipendenti, o almeno quasi autonomi, formando una confederazione molto sciolta. Sembra che ci siano stati pochi, se non nessuno, conflitti aperti con i sicani a est e con gli elimi a nord-ovest, anche se l’arrivo di ciascuno sembra aver incoraggiato i sicani a migrare verso altre aree.

Prima dell’arrivo dei Siculi, i Sicani (o la cultura preistorica da cui sono emersi) occupavano probabilmente la maggior parte della Sicilia, anche se difficilmente erano isolati. Si parla spesso di distinzioni localizzate e di influenze “straniere”. Ad esempio, le similitudini delle culture preistoriche della Sicilia sudorientale con quelle maltesi, micenee, minoiche o nordafricane, o le similitudini tra le culture della Sicilia nordorientale e le culture dell’isola di Lipari che hanno legami con quelle italiche continentali. Molto è stato scoperto delle società dell’età del bronzo della Sicilia (2500-1250 a.C.), con le culture del sud-est siciliano Thapsos e Castellucciana oggetto di studio negli ultimi decenni. Si è ipotizzato che ci fossero differenze significative tra le culture preistoriche dell’estremo oriente e quelle dell’estremo occidente.

Sicani: i primi abitanti della Sicilia. Insediamenti risalenti all’ 8000 a.C.  Presenti in tale epoca anche con disegni rupestri in aree costiere come l’Addaura (vicino a Palermo).

È difficile trascurare la frequenza con cui gli scrittori greci e romani citano i sicani – tra cui Appollodoro, Diodoro Siculo, Erodoto, Omero, Strabone, Pausania e Ovidio. Infatti, uno dei primi nomi greci per la Sicilia fu “Sikania”. Nelle sue Storie, Erodoto menziona la città sicana di Kamikos (vicino all’attuale Sant’Angelo Muxaro nell’Agrigentino), e il leggendario re sicano Kokalos figura nel mito di Dedalo e Icaro. L’architettura sicanese era più semplice di quella dei Fenici e dei Greci. Della cultura sicana sopravvivono poche strutture in piedi, ma il cosiddetto “Tempio di Diana” , che si affaccia su Cefalù, è stato costruito su un antico tempio sicano della loro dea della caccia, analogamente all’Astarte fenicia, all’Artemide greca e alla Diana romana.

I sacerdoti sicani, durante i rituali, si coprivano il viso con una maschera di legno scolpito.

Ad eccezione del leggendario Kokalos, che (come Re Artù secoli dopo) si basava probabilmente su una figura storica, pochi personaggi di spicco sono identificati con i Sicani, anche se il nome dei Monti Sicani ricorda la loro eredità. Il leader siculo Ducezio istigò una rivolta del suo popolo contro i greci colonizzatori, ma sembra che non ci sia stato alcun movimento di questo tipo tra i sicani. Il nome greco “Sikelia” deriva probabilmente dal nome dei Siculi (o Sikels). I Sicani, come molti popoli indigeni in tutto il mondo, non avevano bisogno di un nome per descrivere la loro società.

Concludiamo celebrando il grande scrittore finlandese Mika Waltari, che nel suo romanzo Turms l’Etrusco, così apre il capitolo dedicato ai Sicani:

“Incontrammo dunque i sicani presso la rupe sacra della loro stirpe. Com’era loro costume, ci spiegarono che ci attendevano, avendo preveduto la nostra venuta. Una mente scettica penserà che i loro giovani ci avevano veduti arrivare di lontano, perchè i sicani erano in grado di muoversi invisibili tra montagne e foreste sino al momento in cui ritenevano opportuno mostrarsi. (…) Avevano cosparso d’olio la rupe sacra, e in attesa del nostro arrivo si erano messi a danzarvi intorno danze sacre. Il sacerdote si era ricoperto il volto di una maschera di legno scolpito, adornandosi altresì di corna e della coda sacra. Avevano acceso un fuoco, e su questo erano già pronte le pentole d’argilla in cui avrebbero cucinato l’asino che avevano sacrificato in attesa del nostro arrivo. Consideravano infatti l’asino un animale sacro. (…) Essendo abili cacciatori non mancavano mai di carne, ma erano convinti che la carne coriacea dell’asino infondesse loro forza e pazienza insieme. Soprattutto desideravano avere una testa d’asino per poterla mettere in cima ad una pertica e adornarla durante i loro riti segreti. in quanto al cranio dell’animale erano sicuri che li proteggesse dalla folgore. (…) “

Mika Waltari – “Turms l’Etrusco.”

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