Tagete e Gesù Cristo.

Tagete, profeta e divinità etrusca che ritardò la diffusione del Cristianesimo a Roma

Tagete, profeta e divinità etrusca che ritardò la diffusione del Cristianesimo a Roma. A differenza del paganesimo latino e greco, la religione etrusca attingeva ad un corpus di libri sacri, i trattati dell’Etrusca Disciplina.

Tagete. L’Etrusca Disciplina. La dottrina etrusca si presentava con chiarezza e solidità. Queste qualità derivano in larga misura dal fatto che la tradizione si basava su testi scritti. Si tratta di uno dei motivi principali per cui la religione etrusca permeò fortemente il mondo dei Romani anche molto tempo dopo la scomparsa della nazione Rasna. A differenza del paganesimo latino e greco, la religione etrusca attingeva ad un corpus di libri sacri, i trattati dell’Etrusca disciplina. Questa tradizione scritta le conferì una serietà, una solidità, un’attendibilità che gli altri rami della religione tradizionale non potevano offrire.

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Inoltre, è bene ricordare che questi scritti furono divinamente ispirati, agli albori della storia etrusca grazie a Tagete. Tagete, un bambino che apparve misteriosamente in un solco in un campo che un contadino stava arando nelle vicinanze di Tarquinia. Rivelò la dottrina etrusca alla folla accorsa che annotò le sacre parole del fanciullo dando così nascita dei primi libri sacri toscani. Ecco perchè non occorre che ci si stupisca del fatto che la religione etrusca venga poi concepita alla stessa stregua della crescente diffusione del Cristianesimo nato in Israele.  In un’epoca in cui ci si aspettava sempre più che la “verità” dovesse essere emanata dalla divinità, attraverso mistiche e misteriose rivelazioni, anzichè dalla mera conoscenza umana, la religione etrusca si distingue dalle altre tradizioni religiose del paganesimo classico.

Aruspice etrusco.

Si narra che un certo Tagete nel territorio di Tarquinia apparve improvvisamente mentre la terra veniva arata, nel momento in cui fu impresso un solco più profondo, e che rivolse la parola a colui che arava. Come è scritto nei libri degli Etruschi, questo Tagete si dice che avesse l’aspetto di un bambino ma la saggezza di un vecchio. Poiché il contadino, stupito dalla sua comparsa, sollevò un grido di meraviglia, accorse molta gente ed in poco tempo tutta l’Etruria si radunò in quel luogo. Allora Tagete parlò a lungo dinanzi alla folla degli ascoltatori, che ascoltarono con attenzione tutte le sue parole e le misero per iscritto. L’intero suo discorso fu quello in cui era contenuta la scienza dell’aruspicìna; essa poi si accrebbe con la conoscenza di nuove cose che furono ricondotte a quegli stessi principi. Ciò abbiamo appreso dagli Etruschi stessi, quegli scritti essi conservano, quelli considerano come la fonte della loro dottrina.

(Cicerone)

Questo bronzo del IV-III sec. a.C è stato ipoteticamente identificato con il mitico Tagete, il veggente fanciullo con la saggezza di un anziano che proprio a Tarquinia. Musei Vaticani – Roma. Foto www.museivaticani.va.

Assodato questo, è facile intendere il perché la religione etrusca fosse particolarmente
suscettibile di opposizione da parte del Cristianesimo, o di qualsiasi altra supersitiones externae che invadeva allora il mondo romano. Tagete, il profeta etrusco, era considerato alla stessa stregua di Gesù. Se si può parlare Orfeo ed Ermes Trismegisto per gli altri continenti, per l’Europa, o almeno per quella parte di essa che fa riferimento al paganesimo latino o greco, è il nome di Tagete quello ad emergere con più forza. Tagete è il profeta “italiano”, o meglio, il profeta del mondo romano. Dunque grazie alla tradizione religiosa etrusca, i romani riescono a resistere alla “seduzione esotica” del proliferante Cristianesimo nato in Giudea, rappresentato dalla figura profetica di Gesù Cristo. L’antica religione toscana, che si era perfettamente integrata con quella romana
offrì dunque una valida alternativa nazionale ai libri sacri e alle figure profetiche delle varie “religioni orientali”, e al Cristianesimo in particolare. Dietro la persecuzione dei cristiani da parte degli aruspici etruschi, non si percepisce solo il reazionismo di un gruppo che godeva di una posizione grande potere e privilegio nel cuore del mondo romano, e che rischiava di perdere tutto con l’ascesa della religione di Cristo; c’era anche la convinzione che la loro stessa tradizione fosse sufficiente a soddisfare le aspettative religiose del mondo romano.

Konstantin Flavitsky – “Martiri cristiani al Colosseo.” (1862)

“La perdita dell’indipendenza etrusca e la scomparsa di una vera e propria autonomia
non condusse alla alla scomparsa degli aruspici. Al contrario, essi
prosperarono nel mondo romano, a tal punto che anche Sant’Agostino
consultò un aruspice quando era un semplice studente a Cartagine. Si potrebbe anche dire che l’integrazione della Toscana nell’Impero Romano, diffuso in tutto il
mondo mediterraneo, aprì nuovo campo di applicazione della “Etrusca disciplina”
e agli specialisti che la praticavano. In sintesi, gli aruspici non solo erano considerevolmente diffusi in ambito geografico nel mondo romano, ma anche onnipresenti a tutti i livelli della società.”

(Dominique Briquel)

A tal proposito, è doveroso sottolineare infine che fin dalla conquista dell’Etruria, Roma aveva ben compreso i modi in cui la conoscenza degli aruspici, avrebbe potuto apportare benefici allo stato. Il pragmatismo romano portò alla formazione di un corpo ufficiale degli aruspici quasi subito dopo la conquista dell’Etruria. Venne infatti istituito un corpo di sessanta aruspici (Ordo Sexaginta Haruspicum), che il Senato avrebbe potuto consultare per decifrare prodigi o indicare esattamente quali misure sarebbe stato opportuno adottare in momenti di particolare incertezza o difficoltà.



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