L’Accademia della Crusca avalla, in alcuni casi, l’uso dei verbi di movimento, seguiti dal complemento diretto

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L’Accademia della Crusca avalla, in alcuni casi, l’uso dei verbi di movimento, seguiti dal complemento diretto. Si tratta di una vera e propria rivincita del meridione italiano, avvezzo all’utilizzo di espressioni tipo, “esci il cane”, o “entra i panni”. 

Grossa rivincita del sud nell’ambito della lingua italiana; l’Accademia della Crusca, ovvero la più alta istituzione d’Italia riguardo la linguistica, ha reso noto che alcune espressioni, che in realtà appaiano sbagliate e sgrammaticate, possono, invece, essere utilizzate senza commettere un errore. Infatti è giusto dire per esempio: “Esci il cane”, “siedi il bambino”, “entra i panni” o “esci la spazzatura”. Tute espressioni che contengono un verbo di movimento seguito dal complemento oggetto, il che, secondo le regole della nostra grammatica sarebbe inammissibile, trattandosi di verbi intransitivi.

In realtà la lingua italiana rappresenta uno degli idiomi più difficili e complessi, rispetto a tutto il panorama mondiale. La nostra bella lingua ci concede diverse possibilità nel comporre delle frasi articolate e spesso anche innovative. In definitiva l’italiano è molto flessibile ed è capace di immettere nel suo enorme vocabolario nuove parole e nuove espressioni, del resto l’utilizzo sociale e comune delle quali, ha fatto si che gli stessi illustri scienziati, nonché studiosi delle lingue dessero il via libera al pronunciare, senza essere ripresi, queste frasi d’uso comune nel sud della penisola.

Si tratta, in verità, di frasi che appartengono più ad un italiano regionale, classico del territorio meridionale.  A ribadire la validità di queste ultime è stato Vittorio Coletti, un socio dell’Accademia della Crusca il quale ha affermato quanto segue:

 “Diciamo che sedere, come altri verbi di moto, ammette in usi regionali e popolari sempre più estesi anche l’oggetto diretto e che in questa costruzione ha una sua efficacia e sinteticità espressiva che può indurre a sorvolare sui suoi limiti grammaticali, pertanto  anche se non ha paralleli in costrutti consolidati con l’oggetto interno come li hanno salire o scendere le scale, non vedo il motivo per cui non ammettere anche tali innovazioni.”

Di sicuro, il sostegno del linguaggio, cosiddetto volgare regionale, delle zone sotto la capitale italiana ha avuto la sua rivalsa, dimostrando quanto la nostra terra non sia soltanto ricca di bellezza naturali ed arte e cultura  ma anche in grado di trasformare la lingua che fu di Dante.

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