La Battaglia di Canne, la fine dell’epico scontro tra Romani e Cartaginesi

La Battaglia di Canne, fine della battaglia, terza ed ultima parte

La Battaglia di Canne

Link Battaglie di Canne – Prima parte.

La Battaglia di Canne, giunge alla fine l’epico e sanguinario scontro tra i due grandi eserciti, romano e cartaginese.

La Battaglia di Canne. Essendo ormai sopraggiunta la sera e con essa, la vittoria schiacciante dei Cartaginesi, questi ultimi ritornarono nel proprio accampamento e dopo alcune ore di festa, si misero a dormire. Durante la notte, riecheggiavano lamenti e grida da parte dei feriti e dei superstiti che giacevano ancora sulla piana. La mattina successiva, fu completata la depredazione dei corpi dei soldati romani, caduti in battaglia. L’odio da parte dell’esercito africano nei confronti dei propri nemici, era talmente forte che essi continuarono a picchiare e pugnalare i feriti, ovunque venivano ritrovati, come una sorta di passatempo mattutino dopo le fatiche dei giorni precedenti. Molti di loro però, offrirono spontaneamente il proprio petto ai nemici, per porre fine alle atroci sofferenze. Durante queste esplorazioni, fu anche ritrovato un corpo di un soldato numida, imprigionato dal corpo di un nemico romano ma con il volto e le orecchie orrendamente mutilate. Questo perché il legionario, una volta a terra, aveva continuato a combattere con le unghie e con i denti e dopo essere morto, aveva bloccato con la sua mole, il corpo del suo avversario esausto.

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Perdite di Cartagine e suoi alleati.

La Battaglia di Canne, la fine del cruento scontro. Tito Livio riferisce che Annibale perse circa 6.000/8.000 uomini. Polibio, invece, riferisce di 5.000/7.000 morti di cui 4.000 galli, 1.500 spagnoli e africani e 200 cavalieri. Annibale, comandò che fosse data ai morti, una onorevole sepoltura con roghi funebri. Polibio riferì che tra romani e alleati, perirono circa 70.000 uomini, 10.000 furono catturati mentre soltanto in 3.000, sopravvissero. Dei 6.000 cavalieri romani e alleati, soltanto in 370 trovarono la salvezza. Per Tito Livio, invece,:”45.000 fanti, si dice, e 2.700 cavalieri, metà romani e metà alleati, caddero uccisi: tra essi, i due questori e dei consoli: Lucio Attilio e Lucio Furio Bibaculo e ventinove tribuni dei soldati, alcuni consolari e già stati pretori o edili (tra essi Cneo Servilio e Marco Minucio che era stato maestro della cavalleria l’anno precedente e console alcuni anni addietro); e inoltre, ottanta/novanta senatori o eleggibili senatori per le cariche già esercitate i quali si erano arruolati come volontari. 3.000 fanti e 1.500 cavalieri si narra che furon fatti prigionieri. (Altre uccisioni e migliaia di prigionieri verranno fatti tra i milites delle due legioni lasciate a difesa e come riserva negli accampamenti)”.

Battaglia di Canne: Secondo altri storici come Appiano di Alessandria, 50.000 uomini furono uccisi e moltissimi altri furono fatti prigionieri. Plutarco concorda:”50.000 uomini caddero in quella battaglia e 4.000 furono catturati vivi”. Quintiliano:”60 uomini sono stati uccisi da Annibale a Canne”. Eutropio:”20 funzionari consolari di rango pretorio, 30 senatori e 300 altri di discendenza nobile sono stati presi o uccisi e così come 40.000 fanti e 3.500 cavalieri”. La maggior parte di studiosi, sono comunque concordi nel respingere le tesi di Polibio e accettare invece quelle di Tito Livio. In tal proposito, il console Emilio Paolo declinò ogni responsabilità nella battaglia, mandando anche un messaggio a Fabio (Il Temporeggiatore) dichiarando che aveva fatto ciò che era in suo potere per continuare a portare avanti la sua strategia.

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Inviò un messaggio anche all’ufficiale romano Lentulo ma quest’ultimo, accorgendosi che i cartaginesi erano vicini, abbandonò il collega al suo destino. I cartaginesi, raggiunto il console e accortisi che era ferito, lo infilzarono con le loro lance fino a quando non smise di muoversi. Il giorno dopo però, Annibale ordinò di celebrare il suo funerale, a riprova che sapeva rispettare e apprezzare gli uomini valorosi, benché fossero nemici. Il suo corpo, posto su un rogo altissimo, fu elogiato da Annibale che gettata sul cadavere una clamide tessuta d’oro e un drappo di porpora, gli dette l’estremo saluto:”Va o gloria d’Italia, ove dimorano spiriti eccelsi d’insigne valore” La morte ti diede già lode immortale mentre la Fortuna agita ancora i miei eventi e mi nasconde nell’avvenire”.

Scipione il futuro Africano.

La Battaglia di Canne. Il console Varrone, si rifugiò invece a Venosa con un drappello di circa cinquanta cavalieri e decise di voler radunare ciò che restava dell’intero esercito (circa 10.000 soldati) tra cui c’era anche Publio Cornelio Scipione.Fu proprio quest’ultimo ad adoperarsi per porre in salvo i pochi superstiti, conducendoli verso Canosa al fine di riorganizzare l’esercito. Si trattava di un’impresa alquanto rischiosa, visto che la città distava appena quattro miglia dal campo di Annibale. Riuscì comunque con le minacce, a reprimere l’istinto di fuga di numerosi patrizi e intanto si fece raccontare l’insolita tattica dell’avversario. Livio narra che di fronte alla prospettiva di un possibile ammutinamento, Scipione fu l’unico a mostrare risolutezza e coraggio e alla richiesta di alcuni comandanti, di riunire un consiglio per deliberare sulla situazione, oppose un reciso rifiuto: non era tempo, difatti, per discutere, bensì di agire. Riuscì dunque ad esortare gli uomini e a guidarli dove il popolo, commosso dal coraggio di un comandante appena ventenne, si strinse attorno a lui come fosse un eroe.

Conseguenze.

Tito Livio, ci riferisce che Annibale, mentre contava gli anelli dei cavalieri uccisi nella battaglia di Canne, disse:Mai prima d’ora, mentre la stessa città era ancora sicura, c’era stato tanto turbamento e panico tra le sue mura. Non cercherò di descriverlo né io indebolirò la realtà andando nei dettagli. Dopo la perdita di un console e dell’esercito nella battaglia del Trasimeno l’anno precedente, non fu una ferita dopo l’altra, ma una strage molto (più) grande quella che era stata appena annunciata. Secondo le fonti due eserciti consolari e due consoli sono stati persi, non c’era più nessun accampamento romano, nessun generale, nessun soldato in esistenza, Puglia, Sannio, quasi tutta l’Italia giaceva ai piedi di Annibale. Certamente non c’era altro popolo che non avrebbe ceduto sotto il peso di una simile calamità”. (Ab Urbe condita).

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Per un breve periodo di tempo, i romani furono disorientati e nel caos più totale. I loro migliori eserciti erano stati distrutti, i pochi che erano rimasti, fortemente demoralizzati e l’unico console (Varrone), ormai aveva perso la fiducia. Fu, insomma, una catastrofe immane per l’Urbe, al punto che fu dichiarata una giornata di lutto nazionale in quanto non c’era nessuno a Roma che non avesse una qualche relazione con guerriero morto in battaglia o che non ne fosse almeno un conoscente.  Il Senato interruppe tutte le processioni pubbliche, proibì alle donne di uscire di casa e agli ambulanti, di vendere le proprie mercanzie. La disperazione era così grande che si ricorse al sacrificio umano, una pratica barbara e orrenda che provocò il seppellimento di persone vive al  Foro romano, per due volte, e l’abbandono di un bambino nel Mare Adriatico.

Battaglia di Canne: Tito Livio narra che il sacrificio fu ordinato dai “decemviri sacro rum” che, dopo aver consultato i Libri sibillini, suggerirono di procedere con “sacrificia aliquot extraordinaria” (alcuni sacrifici straordinari), furono seppelliti vivi anche un uomo e una donna celti, e due greci, nel Foro Boario. I sopravvissuti romani, vennero riuniti e due legioni e assegnati alla Sicilia per il resto della guerra, quale punizione per aver abbandonato il campo di battaglia. Saranno proprio loro a chiedere a Scipione, il futuro Africano, la possibilità di un riscatto nella futura battaglia di Zama. Annibale, con il suo esercito, aveva raccolto più di 200 anelli d’oro dai cadaveri sul campo di battaglia e ordinò che fossero inviati, per mezzo di suo fratello Magone Barca, a Cartagine come prova inconfutabile e schiacciante della sua vittoria.

Il bottino fu versato nel vestibolo della curia cartaginese e alla fine dei giochi, il condottiero africano aveva ucciso, tra le battaglie della Trebbia, del Trasimeno e di Canne, l’equivalente di ben otto eserciti consolari (sedici legioni oltre ad un numero uguale di alleati). Annibale si fece, inoltre, nuovi alleati difatti, la maggior parte della popolazione del Sud Italia, volle sposare la sua causa: Arpi, Salapia, Herdonia, Uzentum, Capua e Taranto, revocarono la loro fedeltà a Roma, per offrirla ad Annibale. :”Quanto più grave è stata la sconfitta di Canne, rispetto a quelle che l’hanno preceduta, lo si vede dal comportamento degli alleati di Roma; prima di quel fatidico giorno, la loro realtà rimase irremovibile, ora ha cominciato a vacillare per la semplice ragione che disperano del potere romano”.

Nello stesso anon, anche le città greche della Sicilia ed il re Macedone Filippo V, che aveva già promesso il proprio appoggio ad Annibale, si ribellarono e cominciò la I Guerra Macedonica contro Roma. Il neo re Geronimo di Siracusa, stipulò un’alleanza con Annibale. In questo momento di grande stordimento per Roma, Maarbale, esortò Annibale a marciare su Roma, per cogliere una succulenta opportunità:”Anzi, perché tu bensapppia quanto si sia ottenuto con questa giornata, fra cinque giorni banchetterai vincitore sul Campidoglio. Seguimi, io ti precedo con la cavallerie, affinchè ti sappiano giunto prima di apprendere che ti sei messo in marcia”. E al rifiuto del comandante, Maarable avrebbe esclamato:”Gli dei evidentemente non hanno concesso alla stessa persona tutte le doti: tu sai vincere Annibale, ma non sai approfittare della vittoria.

Secondo alcuni, Annibale aveva paura, secondo altri invece, non voleva rischiare, visto che aveva già perso tanti uomini. Nonostante Roma avesse perso molti alleati (anche Capua, si schierò con l’esercito africano), si diceva che avesse ancora forze considerevoli in Sicilia, Iberia, Sardegna etc. ma non ne aveva nella Capitale, dove i legionari erano scomparsi e restavano soltanto giovinetti alle prime armi. Inoltre, il morale dell’intero Impero era bassissimo, per le vie della città regnava panico e sconforto. Non dimentichiamo però che furono proprio i soldati imberbi, allenati da Scipione per mesi, a costituire il simbolo della voglia di rivalsa che covava nell’animo di ognuno di loro.

Nessuna resa.

Battaglia di Canne. Subito dopo Canne, Annibale inviò a Roma Cartalone, affinchè fosse negoziato un tratto di pace con il Senato. Eppure, quest’ultimo, si rifiutò di trattare anzi, mobilitò tutta la popolazione maschile romana, creando nuove legioni e arruolando contadini senza terra e persino gli schiavi.:”Nel 1540, anno della fondazione di Roma, i consoli Lucio Emilio e Publio Terenzio Varrone, vengono inviati contro Annibale e succedono a Quinto Fabio Massimo. Inoltre il dittatore Fabio li aveva esortati affinchè non combattessero contro Annibale comandante astuto e senza pazienza. Tuttavia, partito Fabio, a causa dell’impazienza del console Varrone, si combattè presso Canne ed i consoli furono entrambi vinti da Annibale. In questa battaglia vennero uccisi tremila Africani e una grande parte dell’esercito di Annibale venne ferita.

Ma anche i Romani subirono una gravissima strage. Infatti nella battaglia vennero uccisi il console Emilio Publio, venti ex consoli o pretori trenta senatori vennero catturati ed uccisi, trecento uomini nobili, quarantamila soldati, tremilacinquecento cavalieri. E tuttavia in queste sventure nessuno dei Romani pensò di fare menzione di pace. Dopo questa battaglia molte città dell’Italia, che erano state agli ordini dei romani, si diedero ad Annibale. Annibale, con varie torture, uccise i prigionieri e mandò a Cartagine tre maggi di anelli d’oro, che erano stati sottratti dalle mani dei cavalieri, senatori e soldati dei romani”. (Eutropio). La parola pace, fu dunque proibita, il lutto venne limitato a soli 30 giorni e fu vietata alle donne l’esternazione del dolore pubblico.

La grandezza di Roma.

La Battaglia di Canne: Ecco che l’orgoglio dei romani venne fuori. Nonostante avessero perso tutto, figli, armamenti e alleati, anziché accettare la pace offerta da Annibale, risponde “Nessuna pace!”. Questo spirito fiero, accompagnerà la Repubblica e l’Impero e  tutto ciò resterà intatto fino all’avvento del Cristianesimo quando i Romani non ricorreranno più alle armi perché vogliono conquistarsi il paradiso futuro raccomandandosi a Dio. Il destino di Roma, verrà a quel punto affidato ai guerrieri barbari che combatteranno per Roma da mercenari, proprio quegli stessi barbari che l’Impero aveva da sempre affrontato e sconfitto. E ciò segnerà la fine dell’Urbe. Non era quello, però, il momento.

Dopo la sconfitta di Canne, i romani hanno un animo d’acciaio e troppo orgoglio per arrendersi. Si comincia così ad addestrare i giovani, non si piange né ci si piega al nemico. La guerra riprenderà con maggior vigore secondo la strategia di Quinto Fabio Massimo. Ciò probabilmente costrinse Annibale a rifugiarsi a Crotone da dove verrà in seguito richiamato in Africa per affrontare la battaglia di Zama, per combattere di nuovo contro i romani che conoscevano il sapore amaro della sconfitta ma non la resa perché Roma, non poteva essere tradita proprio dagli stessi romani.

Link Battaglie di Canne – Prima parte.

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