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Le bellezze di Ercolano e Pompei rese note da un’idea di Carlo III sovrano di Napoli

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Le bellezze di Ercolano e Pompei furono  rese note da un’idea di Carlo III sovrano di Napoli, il quale diede il là per il neoclassicismo e lo stile ercolanese. 

Le bellezze di Ercolano e Pompei, due siti archeologici tra i più importanti al mondo furono conosciuti in Europa grazie ad un’idea di Carlo III di Borbone sovrano di Napoli. Quest’ultimo fece stampare dei volumi che illustravano le particolari bellezze di Ercolano e Pompei ma invece di inviarli alle accademie ed agli studiosi del’epoca che li avrebbero sicuramente apprezzati e pubblicizzati si limitò a darli  in dono ai sovrani e gli alti dignitari d’ Europa. Con questo suo gesto Carlo III volle esaltare al massimo  la grandezza di Napoli e lo splendore della dinastia da lui fondata.

Egli, infatti riteneva che la collezione dei capolavori antichi riportati alla luce fosse una fonte di prestigio internazionale ed un mezzo efficace di propaganda politica. Il sovrano di Napoli impedì, inoltre, che le Antichità di Ercolano fossero messe in commercio. Per la cronaca la scoperta di quelle antichità avvenne per un puro caso: un contadino intento a scavare un pozzo per trovare l’acqua si trovò di fronte alla scoperta di varie statue di marmo seppellite, probabilmente dall’eruzione del Vesuvio. Dopo tale evento fu impedito a tutti di visitare le rovine e di scavare, inoltre nessuno poteva avvicinarsi a quei luoghi.

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Fu vietato perfino di prendere appunti, tuttavia, molti turisti britannici, intorno al 1771, in barba a queste interdizioni eludendo la sorveglianza dei custodi si intrufolarono tra le bellezze di Ercolano e Pompei, nascoste dale rovine, per copiare affreschi ed iscrizioni. Intanto gli otto preziosi volumi delle Antichità di Ercolano  usciti dalla Stamperia Reale, riscossero un eccezionale successo, soprattutto in virtù del fatto che non potevano essere acquistati. Tutti i sovrani e dignitari europei che avevano ricevuto da Carlo III, i volumi riguardanti le bellezze di Ercolano e Pompei, fecero sfoggio del loro dono al punto che chi non li possedeva era ossessionato dal pensiero di averli.

Dalla capitale francese il segretario di legazione Ferdinando Galiani scriveva continuamente al primo ministro Tanucci, implorandolo di mandargli copie da regalare a chi aveva reso importanti servigi. A Parigi  le varie illustrazioni delle Antichità ercolanesi e pompeiane, secondo la volontà di Carlo III dovevano essere destinate soltanto ad uno sparuto  gruppo di privilegiati. Per questo motivo venivano, spesso, riprodotte dagli artisti fino a diventate addirittura popolari. Tutti impazzivano per gli affreschi e gli arredi realizzati secondo lo stile ercolanese, erroneamente chiamato “mode à la grecque”. Orafi, tappezzieri, ceramisti, scultori ed ebanisti prestavano la loro opera  senza sosta per venire incontro alle tantissime richieste della clientela.

Il nuovo  stile basato sulle bellezze di Ercolano e Pompei raggiunse il massimo splendore durante l’impero napoleonico, quando il sovrano di casa Borbone era già passato a miglior vita. Carlo III con la diffusione dei suoi volumi non capì mai di essere stato l’artefice di quello stile denominato in seguito neo classicismo.

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