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Salone Margherita di Napoli, uno dei primi cafè chantant italiani, intitolato alla regina, inaugurato nel 1890

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Salone Margherita di Napoli, uno dei primi cafe chantant italiani, intitolato alla regina, inaugurato nel 1890-1

Salone Margherita Napoli; uno dei primi cafè chantant italiani, intitolato alla regina, inaugurato nel 1890. In una città ricca di superstizioni, fanfaronesca, credulona e furba allo stesso tempo, il noto teatro fu opera dei fratelli Marino, degli impresari intraprendenti che vollero omaggiare la regina Margherita per la sua bellezza.

Il Salone Margherita fu uno dei primi cafè chantant italiani, nato un anno dopo l’inaugurazione del celebre Moulin Rouge di Parigi. Il teatro fu creato da un’idea dei fratelli Marino, intraprendenti imprenditori napoletani  e fu progettato dall’architetto Curri. Il Salone Margherita fu così chiamato in omaggio alla bellezza della regina e fu aperto nel 1890,  all’interno della famosa Galleria Umberto I, tra le polemiche, le contestazioni della Napoli bene, delle mogli gelose e dei vecchi moralisti partenopei. La celebre scrittrice Matilde Serao commentò così l’inaugurazione di questo nuovo teatro:
“Lo spettacolo cominciò con una canzonetta assai ben curata, dell’ungherese signorina Rosa Dorner, la quale ha una vocina molto simpatica, e ha l’aria di una piccola  diva piena di sentimento. Ella ne sparse abbondantemente i ritornelli della sua  patria tra la generale soddisfazione del pubblico dele principesse di Pignatelli, Gerace e Pescara, delle contesse de La Feld, della signora Massimo e dell’onorevole Bonghi in gentile compagnia.”

In realtà, il Salone Margherita fu ideato sulla falsariga dei locali by night della capitale francese di fine secolo diciannovesimo. Il teatro era di forma circolare coperta da una cupola ad ombrello collocata su sedici pilastri che finivano con delle semi colonne dal capitello ionico. Inoltre vi erano  due ordini di palchi e la platea con tavolini in marmo capaci di ospitare ottocento spettatori. In poche parole era  una sorta di gemello del Moulin Rouge parigino, con cartelloni scritti in lingua francese, così come i menù ed i contratti degli artisti. Le chanteuses, termine che stava per indicare le cantanti donne, erano le ballerine i cui nomi d’arte furono presi in prestito dalla lingua gallica. Vi erano, poi anche gli chef-d’orchestre, i maestri d’orchestra, la buvette, il bar  ed i camerieri in livrea che parlavano esclusivamente in francese.
Gli avventori che frequentavano il Salone Margherita rappresentavano vari ceti della città napoletana: dalle signore piene di gioielli, ai  ricchi giovani ereditieri e professori universitari, tuttavia  non mancavano, anche i più accaniti frequentatori dei primo cafè chantant cittadino: i giornalisti e gli intellettuali più illustri. Ricordiamo  tra loro Salvatore Di Giacomo, Roberto Bracco, Edoardo Scarfoglio e Ferdinando Russo. Mala presenza  più illustre fu quella di  Vittorio Emanuele, principe di Napoli, all’epoca ventunenne, molto affascinato  dalle soubrette.

Per il Salone Margherita passarono, con il trascorrere degli anni, tantissimi personaggi in vista, tra cui Carolina Otèro, famosa come la bella Otero, la splendida stella dell’operetta Pina Ciotti, l’andalusa Consuelo Tortajada, la partenopea Amelia Faraone, le francesi Cléo de Mérode, Eugénie Fougère, Margaretha Gertrude Zolle e l’italiana  Maria Campi.
Sul palco, tuttavia, non si esibivano solamente le ballerine e le cantanti, ma anche dei comici “satirico-sociali”, di cui Nicola Maldacea, fu il capostipite della cosiddetta  macchietta. Questi artisti della macchietta non erano altro che dei caricaturisti che interpretavano tanti di quei personaggi dell’epoca in maniera satirica. Neanche dopo la seconda guerra mondiale la fama del Salone Margherita scemò, anzi tutt’altro, il teatro proseguì ad essere un vero e proprio tempio del varietà ed un traguardo importante per ballerine e cantanti emergenti. Infatti, furono molti i grandi artisti, che si cimentarono sul palco del teatro partenopeo, più famoso a quei tempi.
Nel 1952 il Salone conobbe la sua prima chiusura, seguita poi da quella del 1960 ed infine da quella degli anni 80. Oggi, grazie alla famiglia Barbaro, una parte dello storico locale. restaurata, esiste ancora; il nuovo caffè-ristorante, chiamato sempre  Salone Margherita, ospita  spettacoli musicali e di varietà che allietano le serate mondane dei napoletani.

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