Retrogaming. Le retroconsole stanno ridefinendo il concetto di relax nell’era digitale. Non sono semplici ricordi, ma veri e propri oggetti “anti-rumore” che ci permettono di ritrovare ritmo, attenzione e il piacere di concentrarsi su una cosa alla volta.
È intrattenimento, certo, ma anche una micro-pratica quotidiana di digital detox. Il Nuovo oggetto del relax, spesso da avere con noi, con semplicità e ritmo.
Il fenomeno del retrogaming viene spesso interpretato come un ritorno alla semplicità. I giochi del passato offrono titoli immediati, regole chiare e sessioni di gioco brevi, libere da quelle sovrastrutture che caratterizzano molti dei moderni intrattenimenti digitali. In termini di lifestyle, questo si traduce nella versione ludica di una routine che funziona: un gesto piccolo, ripetibile, che porta ordine nella giornata, come il caffè della mattina o l’ascolto di un disco la sera. Non è un caso che, parallelamente all’ascesa delle retroconsole, stia crescendo anche la cultura della “sottrazione tecnologica“. La stessa logica che ha riportato in auge i dumb phone – telefoni essenziali, privi di funzionalità avanzate – spesso con schermi monocromatici e-ink come scelta consapevole per ridurre app, notifiche e la dipendenza dallo schermo, si applica ora al mondo del gaming.

Dallo Scrolling Infinito al “Flow” Concentrato. Lo smartphone è progettato per un consumo infinito: feed che non finiscono mai, aggiornamenti costanti, messaggi che irrompono da ogni dove. Il retrogaming, al contrario, propone esperienze finite e leggibili: un livello da completare, una partita da vincere, un obiettivo chiaro. Questa finitezza favorisce la concentrazionee la continuità, permettendo al giocatore di immergersi in uno stato di “flow”. Questa differenza si allinea con un trend più ampio: l’uso di attività digitali non iper-sociali per recuperare la presenza mentale, poiché alcuni videogiochi possono facilitare uno stato di concentrazione profonda e pratiche vicine alla mindfulness.
Benessere “Pratico”, non ideale, Nel dibattito contemporaneo sul digital detox, l’obiettivo non è sparire completamente dal mondo digitale, ma piuttosto cambiare il nostro rapporto con esso, stabilendo confini realistici e sostenibili. La retroconsole si rivela efficace proprio perché è un dispositivo dedicato: meno multitasking, meno tentazioni di controllare altro, meno distrazioni. Quando si sceglie un dispositivo pensato esclusivamente per giocare, specialmente se portatile, si opta per un’esperienza con meno frizioni: niente valanghe di notifiche, meno passaggi per iniziare a giocare, più immediatezza nell’immersione.

Un’estetica domestica che calma. C’è anche un innegabile elemento di arredo emotivo. La pixel art, i suoni a 8/16-bit, le plastiche e i form factor riconoscibili delle vecchie console evocano un’estetica che rimanda a un’idea di tempo più lento e misurato. Il retrogaming, in molte narrazioni sul fenomeno, diventa così una piccola “bolla” in cui rifugiarsi per respirare, liberi dall’ansia dell’aggiornamento continuo. In parallelo, il successo del cozy gaming – giochi progettati per essere confortevoli e non stressanti – dimostra che la domanda di esperienze digitali morbide e rassicuranti è reale e trasversale.
Come si traduce tutto questo nella nostra vita quotidiana? Il retrogaming può essere facilmente integrato nella routine quotidiana come una pratica di benessere:
- 15 minuti “a tempo”: Una partita e basta, come una vera pausa rigenerante, non come l’apertura di un feed infinito.
- Zona notte senza telefono: Una console portatile o una mini-console in salotto, lasciando lo smartphone fuori dalla camera da letto.
- Rituale analogico-digitale: Una tisana, luce soffusa, un livello di gioco. L’obiettivo non è “consumare contenuti”, ma decomprimere e rilassarsi.
Il ritorno delle retroconsole non è solo nostalgia: è un gesto di lifestyle di sottrazione. Giochi brevi, regole chiare, un inizio e una fine: l’opposto del feed infinito, che ti tiene agganciato tra notifiche e micro-distrazioni. Il retrogaming offre una “boccata d’aria fresca” proprio perché elimina fronzoli e rimette al centro la concentrazione. In parallelo cresce la voglia di digital detox: spegnere notifiche, creare spazi tech-free, riprendersi calma e attenzione. Così la console diventa un piccolo rituale serale: accendi, giochi, chiudi. E la mente, finalmente, rallenta.


