Gladiatore. Illustrazione di Oleg Gert.

Le origini dei combattimenti gladiatori: tra etruschi e osco-sanniti

Le origini dei combattimenti gladiatori: tra etruschi e osco-sanniti. Due teorie a confronto.

Combattimenti gladiatori: Nel VI secolo d.C. Isidoro di Siviglia classificò i giochi romani in quattro parti distinte, gymnicus, circensis, scaenicus e gladiatorius. Gli spettacoli sanguinosi dei gladiatori si sono rivelati un fenomeno tipicamente romano. Così, mentre le corse dei carri, le competizioni atletiche e persino il teatro erano popolari in tutto il mondo mediterraneo, i combattimenti tra gladiatori si svolgevano esclusivamente all’interno dei confini del mondo romano. Con la crescita di Roma, tali combattimenti si diffusero in tutto l’impero, grazie alla costruzione di anfiteatri dalla Britannia al Nord Africa, dalla Spagna alla Mesopotamia.

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Anche nell’epoca contemporanea, il monumento più iconica della potenza e della grandezza di Roma, il Colosseo, continua a testimoniare il “passatempo” preferito di Roma. Eppure, per l’importanza di tutti i giochi, non si ritiene che siano stati un’invenzione romana, ma piuttosto di origine esterna, italica. Mentre le origini esatte dei combattimenti gladiatori sono ancora molto dibattute, gli autori contemporanei sono in gran parte divisi tra due teorie di origine.

Origini etrusche dei combattimenti gladiatori.

La prima teoria, che tradizionalmente è stata la più influente, è quella delle combattimenti tra gladiatori, secondo la quale il combattimento tra gladiatori nacque in Etruria e si diffuse poi a Roma.L’altra scuola di pensiero abbraccia una teoria di origine osco-sannita, in cui il tale forma di combattimento ebbe origine con il popolo degli Osci e si diffuse a Roma attraverso la Campania. Attraverso l’esame delle argomentazioni e delle prove di entrambe le teorie, diventa evidente l’origine osco-sannita del combattimento gladiatoriale.Il sostegno alla teoria etrusca delle origini deriva principalmente dagli scritti di Nicolaus di Damasco che, scrivendo alla fine del I secolo a.C., lo affermava: “I romani presentavano i giochi dei gladiatori… una pratica che era stata data loro dagli Etruschi”. Purtroppo Nicolaus non offre altre informazioni se non questa affermazione piuttosto criptica. Inoltre, la sua affermazione implica semplicemente che il combattimento dei gladiatori si diffuse a Roma dall’Etruria, non approfondisce se fosse di origine etrusca o meno. Un altra teoria, attribuito a Svetonio,  sostiene che sia stato il re etrusco Tarquinio Prisco ad aver introdotto i ludi circenses a Roma: Tarquinio Prisco fu il primo ad esporre due coppie di gladiatori ai Romani.” 

In particolare, i sostenitori di un’origine etrusca sono stati tipicamente più investiti in prove etimologiche rispetto alle loro controparti di supporto Osco-Sannita. La chiave di volta dell’argomentazione etimologica deriva dalla scrittura di Isidoro che affermava che la parola lanista, un allenatore di gladiatori, deriva dal termine etrusco carnifex – carnefice. Tuttavia, la presenza di una parola etrusca – se è effettivamente etrusca – non è di per sé conclusiva di un’origine etrusca dei combattimenti tra gladiatori. Alexander Lindsay suggerirebbe già nel 1872 che la parola lanista (proprietario della palestra “ludus” dove i gladiatori romani imparavano l’arte della “Gladiatura), derivi dalle parole etrusche lón (assumere) e hazus\hastsus (un atleta); dunque una sorta di manager di atleti. Un altro aspetto interessante delle pitture funebri etrusche è la figura di Phersu, un misterioso uomo barbuto con un casco conico. Nella Tomba degli Auguri è stato scoperto un dipinto che raffigura un Phersu che tiene il guinzaglio di un animale mentre sembra attaccare un altro uomo.

Il Prof. Massimo Pittau, nel suo libro Studi sulla Lingua Etrusca”, scrive :

“Premesso inoltre che gli Etruschi erano gli inventori delle lotte dei gladiatori, che essi erano soliti ingaggiare fra i popoli vicini, ad es. i Campani e i Sanniti, io ho anche già prospettato che l’appellativo latino (h)ister, histrio,-onis «attori, istrioni» (di sicura origine etrusca) sia derivato appunto dal fatto che gli Istri venissero ingaggiati dagli Etruschi come gladiatori. E la mia ultima conclusione è che sembra molto verosimile che gli Etruschi ingaggiassero come gladiatori anche gli Illiri in generale e in virtù delle loro caratteristiche di gladiatori abbiano assegnato ad essi la qualifica e la denominazione di «resistenti, tenaci». E gli Illiri da parte loro avranno accettato ben volentieri questa denominazione, dato che la sentivano come lusinghiera e gratificante per loro.”

Phersu sulla Tomba degli àuguri a Tarquinia.

Origini osco-sannite dei combattimenti gladiatori.

Le principali testimonianze letterarie di una genesi osco-sannita provengono da Livio, Strabone e Silius Italicus. Tutte e tre queste fonti narrano di una tradizione di lunga data conservata dall’élite campana di ospitare combattimenti di gladiatori per intrattenere gli ospiti ai loro banchetti. Infatti, la pratica campana di ospitare combattimenti alle loro feste è testimoniata anche dallo scrittore greco Ateneo. Inoltre, un racconto di Tito Livio menziona questa tradizione dopo la conclusione della Seconda Guerra Sannitica – 308 a.C. Tito Livio suggerisce anche che in questa occasione ebbe origine il gladiatore ‘sannitico’. Ciò ha validità, poiché il tipo di gladiatore sannitico è stato il primo e l’unico gladiatore conosciuto per la maggior parte del periodo repubblicano.  Le prove archeologiche di un’origine osco-sannita sono molto più convincenti di quelle della teoria etrusca. I dipinti sepolcrali scoperti in Campania attestano chiaramente che e prime venationes registrate risalgono al 186 a.C., ospitate da M. Fulvius Nobilior. In Campania si praticava il combattimento tra gladiatorio già nel IV secolo a.C..Basti menzionare i dipinti presenti su alcune tombe del Museo di Paestum: in particolare la Tomba della necropoli di Andriuolo e e la Tomba della necropoli di Laghetto.

Gladiatori – Scena di battaglia, Tomba della necropoli di Andriuolo – Museo di Paestum.
Duelli di Gladiatori, Tomba della necropoli di Laghetto – Museo di Paestum.

Tali dipinti supportano la teoria dell’origine osco-sannita dei combattimenti combattimenti gladiatori e si dimostra piuttosto convincente all’esame. Significativa è la presenza di ferite da combattimento, che suggeriscono fortemente che gli uomini coinvolti non sono né finti combattenti né sparring; il primo sangue avrebbe visto la fine di un tale evento. Quindi non ci possono essere dubbi sul fatto che gli uomini raffigurati siano attivamente impegnati in combattimenti di vita o di morte.

Non solo questi dipinti raffigurano il combattimento attivo tra due avversari, ma, a differenza dei dipinti etruschi, mostrano abitualmente il combattimento gladiatoriale in tutti i suoi dettagli cruenti. Un dipinto sepolcrale particolarmente grafico scoperto nei pressi di Gaudo, in Campania, illustra apparentemente il momento esatto in cui un gladiatore viene ucciso – in questo caso, il combattente sconfitto sembra aver preso una lancia in faccia.  Il combattimento gladiatorio degli Osco-Sanniti aveva probabilmente un valore sia religioso che di intrattenimento. La teoria osco-sannita si rivela dunque essere la più convincente. L’assenza di prove conclusive di combattimenti gladiatori nella documentazione archeologica etrusca la relega nel regno della mera congettura, supportata da ipotesi ipotetiche. Al contrario, le testimonianze archeologiche campane offrono una prova autorevole che il combattimento tra gladiatori è stato praticato, almeno a Paestum, durante il V secolo a.C.. Inoltre, i primi anfiteatri si trovavano in Campania e la Campania, non l’Etruria, rimase il fulcro del commercio dei gladiatori.

Quindi il combattimento gladiatorio ebbe probabilmente origine con gli Osco-Sanniti e non con gli Etruschi. Mentre altre alternative sono state offerte da studiosi, come il combattimento tra gladiatori essendo un’attività pan-italica senza un punto di origine chiaramente definibile, date le attuali prove disponibili, sembra molto probabile che tali combattimenti abbiano avuto origine con gli Osco-Sanniti. Le testimonianze archeologiche provenienti dall’Etruria e dalla Campania suggeriscono fortemente che la Campania sia stato il primo sito di combattimento tra gladiatori. I Sanniti sono probabilmente responsabili della diffusione dei giochi a Roma. Nonostante le contraddizioni all’interno delle fonti letterarie, il preconcetto di fondo condiviso da tutti gli storici romani è che i giochi gladiatori non fossero un’istituzione autoctona. Ciò è confermato dalla scarsità di riferimenti ai combattimenti gladiatori nella documentazione archeologica e letteraria romana prima della metà del terzo secolo a.C.. Quindi, anche se il combattimento gladiatorio era una tradizione pan-italica, come alcuni hanno suggerito, non era praticato in modo nativo a Roma. Il grande promotore del combattimento gladiatorio romano doveva essere la Campania. Durante il periodo in cui si celebravano i primi giochi gladiatori romani, l’attenzione di Roma era rivolta verso sud.

Anfiteatro Campano – Santa Maria Capua Vetere (CE).

A Capua c’era una notissima scuola gladiatoria, composta da soli schiavi di grande statura e forza, che venivano addestrati per dare vita a spettacoli cruenti, dove solo chi vinceva aveva la possibilità di sopravvivere.”

Svetonio (I-II secolo d.C.)

I primi riferimenti al combattimento dei gladiatori sono nati dall’interazione di Roma con Capua durante le guerre sannitiche. Durante questo periodo Roma aveva appena annesso l’intera Campania e, con l’entrata in contatto delle guarnigioni romane con la società campana, era impossibile evitare uno scambio culturale. Ciò che si può concludere con maggiore certezza è che la Campania sannitica non fu solo responsabile della diffusione del combattimento gladiatoriale a Roma, ma fu direttamente coinvolta nella sua diffusione. La Campania rimase per secoli il fulcro economico del combattimento gladiatoriale, grazie dunque alle influenze sannitiche all’interno della società romana.

Simon Scarrow – “Il Gladiatore.”

 



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