Scuola Veneta - "Petrarca e Laura" - Ashmolean Museum, University of Oxford.

Petrarca Secretum: lezione di autoanalisi nella società della vana gloria

Petrarca Secretum: lezione di autoanalisi dell’essere umano nell’odierna società della vana gloria.

Petrarca Secretum: Petrarca è tradizionalmente definito il “padre dell’Umanesimo” e considerato da molti anche il “padre del Rinascimento”. Nella sua opera Secretum meum egli sottolinea che le conquiste secolari non precludono necessariamente un rapporto autentico con Dio. Petrarca sostiene invece che Dio ha dato agli uomini il loro vasto potenziale intellettuale e creativo per utilizzarli al meglio. Credeva nell’immenso valore morale e pratico dello studio della storia antica e della letteratura, ovvero studio del pensiero e dell’azione umana. Petrarca era un cattolico devoto e non vedeva il conflitto tra la realizzazione delle potenzialità dell’umanità e la fede religiosa. Uomo fortemente introspettivo, ha plasmato considerevolmente il nascente movimento umanista, perché molti dei conflitti interni e delle riflessioni espresse nei suoi scritti furono colti dai filosofi umanisti del Rinascimento e discussi continuamente per i successivi 200 anni.

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Secretum (De secreto conflictu curarum mearum mearum, tradotto come Il segreto o il mio libro segreto) è una trilogia di dialoghi in latino scritti da Petrarca tra il 1347 e il 1353, in cui egli esamina la sua fede con l’aiuto di sant’Agostino, e “alla presenza della Signora Verità”. Secretum fu diffuso solo qualche tempo dopo la morte di Petrarca, e probabilmente voleva essere un mezzo di autoesame più che un’opera da pubblicare e leggere. Il dialogo si apre con Agostino che rimprovera Petrarca per aver ignorato la sua stessa mortalità e il suo destino nell’aldilà non dedicandosi pienamente a Dio. Petrarca ammette che questa mancanza di pietà è la fonte della sua infelicità, ma insiste sul fatto che non può superarla. Il dialogo passa poi alla questione dell’apparente mancanza di libero arbitrio di Petrarca, e Agostino spiega che sono il suo amore per le cose terrene (nello specifico Laura), e la sua ricerca di gloria attraverso la poesia che “legano la sua volontà in catene adamantine”.

Jacques de Backer – “Accidia” – Museo Nazionale di Capodimonte, Napoli.

Secretum può essere visto come un tentativo di Petrarca di conciliare il suo umanesimo rinascimentale e l’ammirazione per il mondo classico con la sua fede cristiana. Particolarmente importante è il suo rifiuto dell’amore per le cose terrene non perché sia un peccato, ma perché gli impedisce di conoscere l’eterno, una posizione che assomiglia molto più alla filosofia classica che alla teologia cristiana contemporanea. Gli scrittori classici sono anche considerati come fonti di autorità a sostegno del cristianesimo, e Secretum li cita più spesso delle scritture.

Jusepe De Ribera – “Sant’Agostino in preghiera” – Museo del Prado – Madrid.

Il primo libro tratta del male in generale e conclude, secondo il pensiero appunto agostiniano, che  questo non esiste, ma è causato dalla carenza di volontà di bene. Nel secondo libro, vengono approfonditi sette peccati capitali e Sant’Agostino si sofferma proprio sulla sopracitata accidia, il male che più lo tormenta
Nel terzo libro vengono esaminate le due passioni del poeta, in particolare l’amore per Laura ed il grande l’amore per la gloria. Importante sottolineare il dialogo intorno all’accidia. Proprio su quest’ultimo si concentra Petrarca. Egli è pervaso da una sorta di “inexpletum quiddam”, nulla riesce a dargli un totale senso di appagamento e di soddisfazione; condizione alla quale pare essersi arreso. L’errore di Petrarca, quindi, consiste nel persistere nella ricerca delle pace equiparando le cose vane terrene a quelle supreme celesti.

Aug. “Che te ne stai facendo, omiciattolo? che sogni, che speri? forse che non ricordi d’esser nato mortale?”

Fr. “Ben me ne ricordo; e questo pensiero non mi passa per l’animo senza che io ne abbrividisca.”

(“Secretum” – Dialogo I)

Aug.”Forse che le fiamme della libidine non ti danno alcun travaglio?”

Fr. “Troppo, sì! e tanto ardente alcuna fiata ch’io provo un vivissimo cruccio di non esser nato insensibile. Oh! saria pur meglio ch’io fossi un’immobile pietra anzi che provare nelle membra cotanto vivo commovimento.”

(“Secretum” – Dialogo II)

Aug. “Tu aneli alla gloria umana e alla immortalità del nome assai più che non si convenga.”

Fr. “Troppo è vero, nè so come imbrigliare questo sfrenato mio desiderio.”

(“Secretum” – Dialogo III)



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