Dominique Briquel ed Etruschi: intervista al noto etruscologo francese

Dominique Briquel ed Etruschi: intervista al noto etruscologo francese. Dal 1992 è Direttore degli studi presso “l’École pratique des hautes études”, dell’Università Sorbona di Parigi.

Dominique Briquel ed Etruschi: Abbiamo avuto l’onore di porre alcune domande a Dominique Briquel, studioso francese, specialista di archeologia ed etruscologia. Membro corrispondente dell’Académie des Inscriptions et Belles-Lettres, Corrispondente straniero dell’Accademia reale di scienze, lettere e belle arti del Belgio, Corrispondente straniero dell’Istituto Lombardo, Accademia di Scienze e Lettere, Milano e Membro della sede francese dell’Istituto Nazionale di Studi Etruschi ed Italici, Firenze.

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Dominique Briquel.

Dominique Briquel ed Etruschi: L’Etruscologia è lo studio della civiltà antica degli Etruschi in Italia. Thomas Dempster (1570-1625), studioso e storico scozzese, è probabilmente il padrino dell’Etruscologia. Sotto il patronato del granduca Cosimo II d’Etruria, Dempster scrisse il famoso testo “De Etruria Regali Libri Septem”, in latino.

Dominique Briquel collabora da tempo con la prestigiosa Università Sorbona di Parigi. Dal 1992, è Direttore degli Studi presso “l’École pratique des hautes études“, nel Dipartimento di Scienze storiche e filologiche e dal 1996 è Professore di latino, dell’autorevole Ateneo francese. I suoi campi di ricerca sono la lingua e la civiltà degli Etruschi, nonché i periodi più antichi della storia romana. Ecco alcune domande poste al Prof.re Briquel:

Dominique Briquel ed Etruschi

Per David Herbert Lawrence, gli italiani sono più Etruschi che Romani. Perché, secondo lei?

“Il giudizio di Lawrence sull’importanza dell’eredità etrusca tra gli italiani è naturalmente abbastanza simpatico, ma ovviamente non può essere accettato come tale, se non altro da un punto di vista scientifico. Certamente il contributo etrusco ha avuto un ruolo importante, poiché gli Etruschi sono stati quelli che hanno sviluppato la prima civiltà urbana in Italia e i primi ad aprirsi alle civiltà più avanzate della parte orientale del bacino del Mediterraneo (soprattutto Greci e Genici).  Il giudizio di Lawrence, come quello di molti Moderni, nasce dall’idea che abbiamo degli Etruschi oggi, e in gran parte dall’immagine di loro stessi che ci hanno lasciato attraverso i loro monumenti, soprattutto i dipinti nelle tombe; ma questi, che ci mostrano scene di giochi, danze, banchetti, avevano già un significato rituale (elementi legati al rituale dei funerali) che non teniamo più in considerazione, guardavano solo a uno strato molto ristretto della società, l’aristocrazia dei “principi” etruschi. Non sono più rappresentativi della vita della maggior parte degli “antichi toscani”. Analogamente a Lawrence, e prima di lui, pensava Stendhal degli Etruschi, ponendo l’accento sul modo di vivere delle amabili Repubbliche Etrusche in opposizione ai brutali militari che sarebbero stati i loro conquistatori Romani.”

Dominique Briquel – “Chrétiens & Haruspices”.

In un suo scritto, lei sostiene che la figura di Tagete, abbia ritardato l’ascesa del Cristianesimo a Roma. Perché?

“Quello che ho scritto sulla figura di Tagete, o più precisamente sull’eredità della religione etrusca che era passata a Roma e che è durata fino a quando è sopravvissuta la religione tradizionale, deriva dal fatto che le pochissime testimonianze che abbiamo su questo argomento derivano dall’occultamento consapevole che imperatori ed oppositori romani al Cristianesimo hanno messo in atto nei confronti di questa eredità religiosa etrusca contro la nuova religione. Tra le forme dell’antico paganesimo, quella rappresentata da questa parte etrusca integrata nella religione tradizionale romana aveva un innegabile patrimonio, che le permetteva di apparire come un’alternativa romana e nazionale al Cristianesimo. Tagete, come le altre figure profetiche a cui si riferisce l’origine della disciplina etrusca, come la ninfa Vegoia, era un essere divino, ispirato dalla divinità (che a quel tempo era sempre più percepita come un unico Dio, di cui le varie divinità del pantheon non erano altro che emanazioni) e che consegnava agli uomini una rivelazione. Era quindi facile metterli contro i profeti della tradizione giudeo-cristiana, o addirittura contro Gesù, e concludere che gli italiani avevano l’equivalente nella loro cultura nazionale senza bisogno di guardare fuori, e in un angolo sperduto della Giudea. Allo stesso modo, il fatto che gli Etruschi avessero una tradizione di libri religiosi, quei libri di “Etrusca Disciplina” di cui Tagete o Vegoia erano considerati i primi autori, li rendeva un’alternativa italiana alla Bibbia. Nel dettaglio delle loro dottrine, gli Etruschi offrivano su alcuni punti l’equivalente di quello che offriva il Cristianesimo, anche se gli altri elementi della religione tradizionale, propriamente romana, non presentavano nulla del genere.”

Perché, secondo lei, il mondo etrusco merita di essere approfondito di più di quanto non si faccia oggi?

“Come Etruscologo, sono naturalmente propenso a pensare che la civiltà etrusca meriti di essere studiata più di quanto non lo sia attualmente. Detto questo, i progressi nello studio non possono che rimanere limitati. La documentazione dipende necessariamente dal progresso dell’archeologia, e non possiamo sperare che ci permetta di sopperire alla mancanza di fonti storiche, che possediamo in gran parte per Roma, la Grecia, o le civiltà del Medio Oriente e dell’Egitto. L’annosa questione della lingua si scontrerà sempre con il problema dell’isolamento linguistico della lingua etrusca. Tuttavia, è molto preoccupante per il futuro della disciplina che le cattedre universitarie dedicate all’Etruscologia siano praticamente scomparse in Paesi come la Germania o la Francia e che, anche in Italia, che per ovvie ragioni è il Paese che deve avere un ruolo di primo piano in questo campo, l’Etruscologia non abbia più la vitalità che aveva avuto in passato e che i tanti giovani ricercatori di valore che esistono non trovino posizioni in cui dare la loro misura. La disciplina appare dunque essere in pericolo.”

E’ corretto porre sullo stesso piano dell’importanza culturale, Etruschi ed Egizi?

“Troverei difficile mettere sullo stesso piano la civiltà etrusca e quella egizia. Quest’ultima si è sviluppata in modo isolato, e da un’origine puramente locale, mentre la cultura etrusca si è sviluppata solo in seguito alla ricezione di elementi esterni, soprattutto Greci”.

Tagete, profeta e divinità etrusca che ritardò la diffusione del Cristianesimo a Roma



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