Salvatore Di Giacomo, figlio illustre di Napoli, poeta e scrittore artefice di mille emozioni-1

Salvatore Di Giacomo, figlio illustre di Napoli, poeta e scrittore artefice di mille emozioni

Salvatore Di Giacomo, figlio illustre di Napoli, poeta e scrittore  artefice di mille emozioni grazie a componimenti di intensa bellezza, dei quali tantissimi sono stati musicati ed hanno fatto il giro del mondo intero. Purtroppo questo immenso artista è stato apprezzato più all’estero che in Italia poiché la sua stragrande produzione fu principalmente in lingua napoletana. Il suo testo più celebre è stato senza dubbio “Marechiare”, canzone eseguita ancora oggi, in ogni parte del globo terrestre.

Salvatore Di Giacomo fu un poeta dai natali partenopei, vissuto nel diciannovesimo secolo,  artefice di forti emozioni in virtù dei suoi componimenti di una bellezza immensa, dei quali tantissimi sono stati musicati ed  ora sono apprezzati e conosciuti in tutto il mondo, tuttavia, questo illustre figlio di Napoli è stato quasi ignorato nel nostro paese per il fatto che la sua produzione fu principalmente scritta in lingua napoletana: una  vergogna italiana, dal momento che Salvatore Di Giacomo ha scritto il testo più celebre e più amato in ogni parte della terra, vale a dire “Marechiare”,  canzone eseguita ancora oggi, a distanza di numerosi anni,  sempre con successo, dappertutto.
Per la cronaca il nostro era figlio di un medico; il padre desiderava per lui una carriera da dottore come la sua ma il buon Salvatore non era portato per la medicina e  controvoglia, per non contraddire il genitore,  si iscrisse alla facoltà di Medicina, che però  lasciò nel 1880 a causa di un episodio che egli stesso raccontava : nel mentre assisteva ad una lezione di anatomia che il docente universitario  conduceva con l’aiuto di un vero  cadavere di un uomo anziano du   preso da nausea, al punto di dover abbandonare subito l’aula, ma uscito fuori notò che  il bidello portava in mano una tinozza con delle membra umane, che scivolando caddero  sul pavimento.
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A’ fenestella a Marechiaro.
Questa fu la goccia che fece traboccare il vaso. Salvatore Di Giacomo decise, dunque, di non frequentare mai più quella facoltà, vista la macabra esperienza vissuta.  Da allora scelse di dedicarsi alla sua passione, per cui iniziò a scrivere racconti e recensioni per varie testate giornalistiche, tra cui la famosa “Il Pungolo” su cui nel 1902 apparve una recensione di Saverio Procida su Enrico Caruso, che non piacque al celebre  tenore , il quale non volle più  più esibirsi a Napoli. Salvatore Di Giacomo pubblicò la sua prima raccolta poetica, dal titolo Sonetti, nel 1884, la quale  diede seguito ad altre opere, scritte  negli anni a venire. Nel 1892 fondò la famosa rivista Napoli nobilissima, con l’ausilio di vari intellettuali, tra i quali vi era anche il filosofo Benedetto Croce.
 La sua popolarità crebbe sempre di più, fino all’alba del Novecento ma,  improvvisamente i consensi dei critici diminuirono  perché questi  non apprezzavano  la produzione prevalentemente  in Napoletano. A difendere l’amico ci pensò  Croce attraverso  uno studio in cui  affermava come il poeta Di Giacomo avesse dato ampia dimostrazione  di essere uno straordinario  scrittore di versi: la lingua in cui viene fatta la poesia non ha alcuna importanza. Parole sante! Salvatore Di Giacomo era un grande poeta figlio illustre di Napoli.

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