Cosa vedere a Vanuatu: Guida ai misteriosi tamburi Tamtam di Ambrym. Dove il legno diventa voce: i segreti dei maestri scultori di Vanuatu e il richiamo degli antenati.
Cosa vedere a Vanuatu. Dimenticate le cartoline patinate della Polinesia con i bungalow sull’acqua e i cocktail con l’ombrellino. Vanuatu è il Pacifico nella sua forma più primordiale, selvaggia e vulcanica. E tra le sue ottanta isole, ce n’è una che incute rispetto e timore reverenziale: Ambrym, l’”Isola Nera”.
Dominata da due vulcani attivi, il Marum e il Benbow, Ambrym è una terra di sabbia scura e foreste fitte, avvolta in una reputazione di magia nera e mistero. È qui, addentrandosi nella vegetazione umida, che ci si imbatte in qualcosa che sfida la logica moderna.
Sbucherete in una radura, il terreno battuto, e vi sentirete osservati. Davanti a voi si ergeranno eserciti di figure verticali, piantate nel suolo come sentinelle di un altro mondo. Sono i Tamtam.
Teste stilizzate
A prima vista, l’impatto è alieno. Non sono semplici statue. Scolpiti da un unico, massiccio tronco di albero del pane, questi giganti possono raggiungere i tre o quattro metri di altezza. Hanno teste stilizzate, allungate verso il cielo, con occhi enormi e spalancati che sembrano fissare l’orizzonte, e bocche piegate in espressioni enigmatiche. Non hanno corpo, solo testa e tronco, radicati profondamente nella terra vulcanica.
Ma la loro vera magia non è nella loro immobilità scultorea. È nella loro voce.
I Tamtam, tecnicamente, sono “tamburi a fessura”. Quella che sembra una lunga bocca verticale o una cicatrice lungo il tronco è in realtà il risultato di una maestria ingegneristica antica: il legno interno è stato svuotato attraverso quella fessura sottile, trasformando il tronco in una cassa di risonanza perfetta.
Quando vengono colpiti con appositi bastoni di legno duro durante le cerimonie, questi giganti non emettono un suono musicale nel senso occidentale del termine. Loro tuonano. Emettono un rimbombo profondo, viscerale e ritmico che viaggia per chilometri attraverso la giungla, superando colline e valli.
Per secoli, molto prima degli smartphone, dei satelliti e della radio, questo era il vero “internet della foresta”. Non era solo musica, era codice. Ogni villaggio, ogni capo tribù, possedeva i suoi ritmi specifici, i suoi messaggi cifrati. Un colpo di Tamtam poteva annunciare una nascita, convocare il consiglio degli anziani, avvisare dell’arrivo di visitatori o dichiarare guerra a un villaggio vicino.
Nasara
Vederli dal vivo è un’esperienza che disorienta il senso del tempo. Sono lì, raggruppati nelle aree cerimoniali chiamate Nasara, inclinati dal vento, consumati dal muschio e dal clima tropicale, eppure mantengono un’aria di autorità assoluta. Per la gente di Ambrym, questi non sono pezzi di legno o decorazioni folcloristiche: sono i contenitori fisici degli spiriti degli antenati. Scolpirne uno è un atto sacro che richiede mesi e conferisce uno status sociale elevato.
La voce che esce dal tronco non è considerata una semplice vibrazione fisica dell’aria; è la voce di chi non c’è più che continua a guidare, avvertire e proteggere chi è rimasto.
Se cercate il “wow factor” nel Pacifico, lasciate stare le spiagge bianche per un giorno. Andate ad Ambrym, mettetevi al centro di una radura circondata da questi alieni di legno, e ascoltate il suono della terra che trema. Lì capirete che la tecnologia della comunicazione non l’abbiamo inventata noi; loro la usavano già, scolpita nel legno, mille anni fa.
