Sculture di draghi: Umberto Mulignano e le opere che curano l’anima

Sculture di draghi: Umberto Mulignano, artista napoletano e le sue opere che curano l’anima. 

Sculture di draghi:  Umberto Mulignano è un artista napoletano. L’ho conosciuto una mattina ai tavoli di un caffè-libreria del centro storico di Napoli. Mi incuriosì subito quello che stava facendo: scriveva i testi per un’opera che aveva intenzione di illustrare. Un romanzo per ragazzi, mi disse, ambientato in Scozia negli anni ’50. Iniziammo a chiacchierare e dopo un po’ Umberto mi mostrò le sue creazioni. Restai estasiato. Umberto affonda le radici della sua arte nella più pura cultura celtica, in quel mondo fantasy scaturito dalle antiche tradizioni pagane dei popoli del nord. Umberto crea draghi. Esseri buffi, grotteschi, graziosi, dagli occhi grandi, le piccole zanne e le ali che gli spuntano dal capo come fossero orecchie. Il suo universo è popolato da queste strane e colorate creature, che l’artista plasma da blocchi di pasta polimerica, reinventando il nutrito universo di quelle ancestrali leggende.

Opere apprezzate negli Stati Uniti.

Raccontandomi del suo lavoro, Umberto mi disse che le sue sculture sono assai apprezzate oltreoceano, soprattutto negli Stati Uniti. La cosa mi lasciò assai sorpreso, per questo ho deciso di fargli delle domande più approfondite perché mi parlasse del suo lavoro e di come i suoi piccoli draghi abbiano aiutato molte persone a stare meglio con se stesse:

Come ti sei avvicinato alla scultura?

“La storia è abbastanza lunga, mettetevi comodi! Partiamo dal fatto che ho preso il diploma al liceo artistico di Salerno nel lontanissimo 2002. Avevo come materia “discipline plastiche” che, come potete ben immaginare, si rifà all’uso di argilla per la maggior parte del tempo. Non mi è mai andata a genio. Io e la scultura, o se vogliamo “modellazione”, eravamo due mondi distanti, ero più concentrato sull’illustrazione a quei tempi. Durante l’ultimo anno di liceo venni a conoscenza di questa pasta polimerica, il cosiddetto FIMO, ma, vuoi per un motivo vuoi per un altro, accantonai questa cosa. Nel 2012 una mia carissima amica di Milano mi regalò tutta la sua pasta polimerica che non usava più.

Libero sfogo alla fantasia.

“Mi si illuminarono gli occhi, potevo creare un lavoro dal nulla. E se ci fossi riuscito, avrei potuto smettere di lavorare sottopagato nei call center, potevo dare libero sfogo alla mia fantasia troppo viva che da sempre mi contraddistingueva un po’ da tutti. Vidi nella mia mente mille possibilità e occasioni. Non riuscii subito nell’intento di cambiare il mondo con le mie miniature e sculture da collezione, ma piano piano, con il passaparola e poi con i social, sono riuscito ad affermarmi ogni anno sempre più. Con tanti sacrifici e nottate insonni. Ho iniziato a fare video su YouTube sul mio canale, ho iniziato a postare foto regolarmente, per poter arrivare in tutto il mondo. Ora sui social mi chiamano “il padre dei draghi”! Sono contento che le mie sculture di draghi siano apprezzate. Sanno che quello è il mio stile, anche se, come sappiamo bene, sui social la gente preferisce altro e non chi magari condivide contenuti artistici o un po’ più seri.”

Nel contesto napoletano c’è attenzione nei confronti del fantasy? Qual è la tua percezione?

“Purtroppo non direi. Credo di aver avuto uno o due contatti qui a Napoli con persone interessate alle mie sculture in 8 anni che creo draghi. Qui c’è la cultura del “Curniciello”, di Pulcinella e San Gennaro, non è facile battere la tradizione né la religione: molta gente vede i miei draghi lontani dal Cristianesimo o li vede proprio come demoni, quindi mi evitano. Potrei raccontare aneddoti infiniti sulla tanta ignoranza che dilaga. Oppure non lo vedono come un lavoro vero e proprio! E io, sono un’ignorante su tante cose lo ammetto, ma cerco di informarmi. Scusate lo sfogo, ma oggi esiste Google per ogni cosa. Essere ignorante è una scelta non più uno status dovuto ai pochi soldi che non ti possono far studiare o informare. Le leggende sui draghi sono ovunque anche se quasi sempre finiscono con un drago ucciso. E puoi immaginare cosa mi accade quando leggo o vedo storie di draghi che muoiono. Un colpo al cuore!”

Il drago è un’allegoria delle forze naturali. Credi che i tuoi draghi trasmettano questo potere catartico della natura?

“I miei non sono le classiche sculture di draghi dell’immaginario collettivo. I draghi in miniatura su ciondoli inglobati nella resina vengono visti quasi come amuleti dei quattro elementi. Sono molto vicino al movimento Wiccan, che ti porta a vivere in perfetto equilibrio con le forze della natura, e credo molto al potere magico che posso infondere in ogni creazione. Molte persone, dopo aver adottato un mio drago, mi inviano le loro foto con il cucciolo “dragoso”, mi scrivono che dal vivo i miei draghi sembrano vivi e che emanano energia positiva. Altre, invece credono che io le abbia aiutate a stare meglio.”

Ci sono persone che considerano “terapeutiche”, le tue opere. Qualche aneddoto in merito?

“Ho avuto e ho tutt’ora diverse collezioniste di sculture di draghi che vivono oltreoceano che sono letteralmente diventate anche amiche mie in questi anni, e hanno anche cinquanta o settanta mie creazioni. Ma, dopo i draghi, subentra altro: molte persone mi scrivono dei loro problemi, della loro giornata, quasi come se fossi la loro valvola di sfogo. Mi viene naturale ascoltare le persone e cercare di aiutarle. Sono sempre stato così. Anche se a volte ho bisogno di una pausa anche da loro perché assorbo tutto. Ho anche una mia vita e devo creare sempre cose più belle! Una donna in particolare, che purtroppo non c’è più da qualche mese, mi scriveva tantissimi messaggi al giorno. Si era aggrappata a me e alle mie sculture di draghi , poichè le trasmettevo energia positiva. Questa tendenza di diverse persone deriva dal fatto che tante si sentono sole. Non riuscivo a capirlo prima. Ma ci sono arrivato conoscendo meglio anche gli stili di vita di ognuna di loro, dove esistevano solo casa lavoro, lavoro casa. Soprattutto perché negli Stati Uniti, non c’è probabilmente lo stesso senso di famiglia, che abbiamo quì in Italia, specie al sud. Sono persone quasi intrappolate nella propria vita e cercano di evadere in ogni modo dalla quotidianità. “

 


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