Napoli capitale della cabala, tutto nasce nel diciassettesimo secolo in vico Bonafficiata vecchia

Napoli capitale della cabala, tutto nasce nel diciassettesimo secolo in vico Bonafficiata vecchia. Il lotto, ossia il gioco più antico e più amato dai napoletani, arriva, ufficialmente, nel capoluogo partenopeo nel seicento, divenendo una vera e propria mania che arricchiva ed indebitava nello stesso tempo, tutti i giocatori.

Napoli capitale della cabala fin dai tempi più remoti. Il gioco del lotto, gioco per eccellenza del popolo napoletano trae le sue origini nel diciassettesimo secolo. Questo gioco che arricchiva ed allo stesso tempo indebitava e rendeva poveri, tutti i giocatori giunse, ufficialmente, nel capoluogo campano nel Seicento, nonostante lo si debba ritenere  una sorta  di quello più antico della tombola:quel piccolo cestino di vimini intrecciato, detto panariello da cui si estraggono i numeri, mentre per il lotto si utilizzava, in realtà, un contenitore un poco più grande.

C’è da dire, tuttavia, che la cosiddetta smania delle scommesse si può far risalire ad almeno duecento anni prima che l’azienda del Lotto avesse sede in un vecchio palazzo del centro antico della città di Napoli, in una strada che, attualmente, ha assunto il nome di vico Bonafficiata Vecchia, appellativo che ricorda un avvenimento passato alla storia: nel 1520, durante un’estrazione, furono scelte 90 ragazze da marito tra le quali sorteggiare i cosiddetti potenziali maritaggi, una cinquina che aveva per premio altrettanti corredi di nozze, un valore  quasi inestimabile per quell’’epoca. Le donne che se li aggiudicarono furono chiamate le Bonafficiate, ossia le beneficate.

Dipinto di Gaspare Traversi.

In definitiva, si credette che con una piccola manciata di denaro si potesse avere la possibilità di coronare i propri sogni,  per cui  giocare al lotto divenne una cosa alla quale non potersi sottrarre. Nel diciannovesimo e ventesimo secolo, sfidare la sorte era diventata un’abitudine di tutti, al punto di far scandalizzare la scrittrice e giornalista di origini greche, ma di adozione napoletana, Matilde Serao, la quale definì il gioco del lotto come l’acquavite di Napoli, una specie di tumore che affliggeva le famiglie borghesi. La Serao, in virtù di questa autentica stoccata, voleva colpire sia quel  gioco che stava impoverendo molta gente,  sia una una strana figura-ponte detto “ O’ diavullillo o il Santone”.

In realtà si trattava di una specie di Sibilla, l’oracolo dei poveri, un parassita dall’aspetto orrendo e malato che si vantava di “ricevere” i numeri fortunati  e vincenti direttamente dal regno dei morti o da altri intermediari occulti. Questi veniva ricompensato  dal denaro  dei puntatori d’azzardo e, come un profeta, rivelava ai suoi clienti delle terne o delle quaterne in gran segreto, dietro un lauto emolumento.

Napoli capitale della cabala, del resto, ha sempre avuto un rapporto quasi speciale, con il regno dell’aldilà,  in particolar modo con le anime del Purgatorio. Anche in questo frangente  si può intuire  una specie di connessione  tra i vivi e i  defunti. Le persone vive pregavano per gli afflitti dell’aldilà e questi ultimi ricambiavano concedendo in sogno i numeri vincenti oppure li davano ai loro mediatori ufficiali, i quali stranamente, spesso,  indovinavano i numeri che poi sarebbero stati estratti.

Tuttavia, risultano, verificando i verbali della polizia, degli episodi di violenza contro tali profeti che venivano bastonati, o perche rivelassero senza pagare i numeri vincenti, o perchè, viceversa, non avevano indovinato. Concludendo, Napoli capitale della cabala lo è ancora oggi, la Smorfia, che probabilmente è cosi chiamata dal nome di Morfeo, dio greco, dei sogni, resta tuttora un appiglio per i napoletani per tramutare, in numeri da giocare al lotto, qualsiasi episodio accada nella vita reale.

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