Solfatara tra paesaggio, storia e cucina geotermica

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Solfatara, tra paesaggio, storia e cucina geotermica.

Incuriositi ed intrigati dall’evento serale organizzato alla Solfatara, a cui siamo stati gentilmente invitati, evento caratterizzato da una passeggiata tra i suggestivi sentieri che si dipanano nell’immenso cratere del famosissimo vulcano attivo, sito a Pozzuoli, noi della redazione decidiamo assolutamente di non mancare.

Appena giunti sul posto, tre simpaticissime guide ci dividono in altrettanti gruppi, in modo da non creare confusione. A noi capita Giuseppe, una persona preparatissima ma nello stesso tempo affabile ed ironica che grazie al suo modo tremendamente semplice di introdurci nell’argomento, contribuisce a rendere sin da subito quello che illustra, un racconto avvincente ed appassionante.

Si comincia con l’immancabile premessa; la Campania possiede tre tra i vulcani più pericolosi del mondo. Da ovest ad est, nell’ordine, quello di Ischia, la Solfatara, e il Re in assoluto, il Vesuvio. Insieme fanno quasi paura, sono disposti vicini quasi a voler ricordarci tutta la loro potenza distruttiva. Noi ci concentriamo però sul protagonista principale della nostra visita, il cratere vulcanico della Solfatara, che ha cominciato le sua potente attività eruttiva nel Paleolitico (circa 45.000-50.000 anni fa), per poi esibire nuovamente i muscoli nel ‘500, periodo in cui la zona circostante fu completamente distrutta dall’impeto della sua rabbia.

Ci addentriamo quasi subito nel sentiero illuminato che fa da perimetro alla sua immensa bocca e lo spettacolo che si presenta ai nostri occhi è subito straordinario. Dalle sue numerose fumarole emanano getti di anidride solforosa che avvolgono la zona circostante, dandoci l’impressione di essere arrivati nell’inferno descritto da Dante nella Divina Commedia. Non è un caso difatti, che anche i grandi scrittori greci Ovidio ed Omero, abbiano individuato questo luogo come quello in cui avvenne il mitologico scontro tra Zeus ed i giganti.

Il grande Re del mare, dopo aver vinto la battaglia, volle punire i suoi nemici per aver lanciato alberi accesi contro gli dei del cielo, imprigionandoli nelle viscere di questo grande catino da cui si dice che il fumo che vi fuoriesce, altro non sia che l’alito di rabbia che le gigantesche creature emettono, nel tentativo di liberarsi dal giogo a cui sono avvinti. Il racconto si fa sempre più interessante; tra i numerosi presenti si rompe nel frattempo il ghiaccio e si comincia a familiarizzare. Quale occasione migliore dunque, se non per cominciare a degustare, oltretutto, la famosa cucina geotermica ed il caratteristico e ottimo vino del posto “La Falanghina“? Si comincia subito quindi, con una dimostrazione pratica.

La nostra guida si avvicina ad una delle fumarole, e vi ripone sopra un tegame di alluminio che precedentemente ha riempito con delle alici condite con olio e sale, dopo averlo accuratamente richiuso con della carta stagnola. Occorrono appena dieci minuti per la cottura, che avviene a circa 160 gradi, e quando finalmente portiamo la forchetta alla bocca per assaggiare questo tipico pesce azzurro dell’area puteolana, avviene il connubio con il vino Falanghina dei Campi Flegrei. E’ un’esplosione di sapori per il nostro palato!

Dopo un paio di ore trascorse insieme, giunge il momento dei saluti. Ci avviciniamo alla nostra guida ringraziandola della sua professionalità ma anche per averci fatto riscoprire in modo così sorprendente, un luogo affascinante, magico. Il congedo finale è però un arrivederci, con la promessa di ritornare al più presto per riscoprire altre curiosità legate al cratere vulcanico della Solfatara che continua a dormire da millenni nascondendo, nel suo sonno, tanti altri misteri e storie affascinanti.

Pasquale De Falco

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