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Il primo sistema pensionistico italiano lo si deve ai Borbone, sempre all’avanguardia anche nello stato sociale

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Il primo sistema pensionistico italiano lo si deve ai Borbone, sempre all’avanguardia anche nello stato sociale. La dinastia della casata in questione, in Italia, si è distinta in vari campi, non ultimo nelle leggi. Infatti, dopo il tramonto dell’Impero napoleonico, soltanto Ferdinando I, lasciò in vigore i codici francesi, demandando ad alcuni giuristi del sud, l’incarico di rielaborarli. Nel 1819 nacque, così, il Codice del Regno delle due Sicilie, codice giudiziario e civile importantissimo, poiché in quel testo fu introdotto pure il nascente sistema retributivo da parte dei Comuni per i lavoratori che avevano smesso l’attività per raggiunti limiti di età.

Primo sistema pensionistico italiano: La nostra bella ma disastrata Italia, attualmente, è contraddistinta da un sistema pensionistico che fa acqua da tutte le parti, da fare invidia perfino alle lagune di Venezia, principalmente a causa della nota riforma Fornero, la quale impone il sistema di ricalcolo contributivo per la pensione dei lavoratori che godevano, in precedenza  di un molto più magnanimo sistema contributivo. In altre parole, oggi, la pensione viene stabilita in base agli effettivi versamenti fatti dal lavoratore e non in relazione agli ultimi stipendi percepiti, come accadeva qualche tempo fa. Tuttavia la riforma Fornero non ha fatto altro che precorrere i tempi, visto che questo passaggio al nuovo sistema era già stato progettato. Andando a ritroso nel tempo è giusto rimarcare, invece, che due secoli fa, i regnanti borbonici ci avevano visto giusto, elaborando il primo sistema pensionistico italiano, ben visto dai lavoratori del Regno.
Esattamente, il primo sistema pensionistico italiano lo si deve ai Borbone, nota casata spagnola, che regnò nel diciottesimo secolo nel sud d’Italia. Questi ultimi sono stati sempre all’avanguardia in vari campi tra cui lo stato sociale, oggi diremmo il Welfare state. Dopo il tramonto dell’Impero di Napoleone, soltanto Ferdinando I di Borbone, mantenne in vigore i Codici francesi, demandando ad  alcuni giuristi italiani del meridione di rielaborarli.  Nel 1819, ebbe vita il Codice del Regno delle due Sicilie, un codice giudiziario e civile molto importante perché, in quel testo fu introdotto anche il nascente sistema retributivo da parte dello stato, per i lavoratori che avevano smesso l’attività per raggiunti limiti di età.
Tratto da “Le leggi amministrative del Regno delle Due Sicilie”.
Primo sistema pensionistico italiano: Tale codice prevedeva il diritto agli impiegati  delle amministrazione civili di lasciare il lavoro per andare in pensione una volta raggiunti gli anni di lavoro minimi, per essere retribuiti dai comuni. Per quanto riguarda la liquidazione della pensione, essa prima doveva essere conteggiata in un consiglio d’intendenza e poi approvata dal ministro dell’Interno. Inoltre fu emanato un decreto con tutte le disposizioni legislative in vigore nel Regno, riguardo al censimento delle corporazioni delle arti e mestieri, relativamente al contenzioso amministrativo. Una sorta di cernita di tutti i lavoratori del Regno delle due Sicilie per conoscere quali di questi avessero i requisiti per andare tranquillamente in pensione con un giusto salario mensile, oltre che ad un’età non troppo avanzata. In più il codice 154 del del maggio del 1816 prevedeva la collocazione a riposo e la conseguente pensione per coloro i quali rilasciavano il 2% della liquidazione a favore del monte delle vedove e dei ritirati per malattie.
Oggigiorno, ironia della sorte, purtroppo, abbiamo fatto un enorme passo indietro, sia nei confronti di due secoli fa, sia rispetto agli anni più recenti; difatti si è innalzata l’età minima pensionabile, passata a 66 anni e sette mesi, per quanto riguardo la pensione di vecchiaia, che era, una volta, di 65, e si è portato a 42 gli anni contributivi minimi, invece dei 35 della vecchia legge. D’altronde,  il progresso,  come si suol dire , talvolta è anche regresso.

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