Epatomanzia: antica forma di divinazione di praticata con l’ispezione del fegato

Epatomanzia: antica forma di divinazione praticata con l’ispezione del fegato. Il mondo antico offre innumerevoli modi di raccontare il futuro.

Epatomanzia: Il mondo antico offre innumerevoli modi di raccontare il futuro e di intuire la volontà degli dei. Questi metodi andavano dalla cleromanzia (interpretando i dadi o astragali che venivano lanciati) alla pratica omerica dell’ornitomanzia (interpretando il volo degli uccelli). Nella Mesopotamia del secondo millennio a.C., i sacerdoti oracoli professionisti, detti barutu, sacrificavano ritualmente un animale, pensando a buoi, capre, pecore, bovini, e leggevano le interiora (un processo chiamato extispicy). Nel processo, creavano modelli degli organi in questione che servivano come piccole biblioteche di profezie.

Una rappresentazione dell’epatoscopia in Mesopotamia. PATRICK GRAY/ CC DI 2.0.

Epatomanzia.

Molto spesso i sacerdoti sceglievano di ispezionare e valutare il fegato di un animale sacrificato, che era considerato la sede dell’anima e il sito numero uno per tutte le attività interne. La divinazione mediante l’ispezione del fegato era chiamata epatomanzia. A nome della persona che portava l’animale al tempio, i sacerdoti facevano una domanda agli dei; gli dei inscrivono la risposta nelle viscere. Così, la forma, il colore, la condizione del fegato e qualsiasi prova di malattia potevano essere usati per divinare il futuro e decifrare il significato di simboli o eventi altrimenti confusi. I barutu registravano questi eventi come riferimento futuri, creando modelli in miniatura in argilla dei fegati che avevano appena analizzato. Ogni modello di fegato aveva una forma unica, con interpretazioni divinatorie inscritte per le generazioni future. Sono sopravvissuti decine di modelli di fegati in argilla, alcuni dei più notevoli provenienti dalla città siriana di Mari, un’importante potenza levantina, intorno al 1875 a.C. Sono stati trovati nelle rovine del palazzo del re Zimri-Lim, l’ultimo potente monarca di Mari; Zimri-Lim conservava una vasta biblioteca di testi religiosi, legali e amministrativi.

Barutu.

Sia l’iscrizione divina sugli organi che il barutu che li scriveva rappresentavano una tradizione di alfabetizzazione molto antica. I modelli dei fegati erano divisi in quadrati; in ogni quadrato erano incisi i difetti o i segni che erano apparsi in quelle posizioni esatte sul fegato originale. L’apparizione di parti del fegato influenzò la profezia che ne risultò. Per esempio, i testi babilonesi di presagio del VII secolo a.C. si riferiscono al “giogo”, una sezione vicino al bordo dorsale del fegato. Un’iscrizione del periodo recita: “Se il giogo è scomparso: la città e i suoi abitanti periranno”. Al contrario, se “un pezzo di carne [a forma] di bambola maschile” giace sopra il giogo, “l’esercito si rallegrerà”; presumibilmente, ciò significava che gli eserciti del re avrebbero trionfato sui nemici.

Modello in argilla di un fegato di pecora utilizzato per l’insegnamento della divinazione del fegato in una scuola di tempio babilonese, 2000 a.C. circa, LONDON/ CC BENVENUTO IMMAGINI, LONDON/ CC A 4.0.

Modeli di fegato.

Epatomanzia: Il barutu ricopriva ruoli importanti a corte; uno di nome Asqudum era il capo baru/ consigliere reale di Zimri-Lim e dei suoi predecessori. A uno di questi modelli di Mari fu scritto: “Quando il mio Paese si ribellò contro Ibbi-Sin… è così che apparve il fegato”. Ibbi-Sin fu re dell’importante città di Ur circa 50 anni prima che questo modello di Mari fosse realizzato; gli archivi dei modelli di fegato del passato erano stati conservati nei decenni successivi per permettere alle generazioni successive di interpretare un modello simile, che apparentemente conteneva avvertimenti di ribellione.

Un bassorilievo raffigurante Sennacherib, il monarca assiro che usava la rabdomanzia del fegato per accertare il motivo della morte del padre. JUSTIN ENNIS/ CC DI 2.0.

Vicino Oriente, Assiria e Babilonia.

Nel corso dei secoli, i modelli di fegato sono diventati popolari in tutto il Vicino Oriente antico, dall’Assiria alla Babilonia, dall’Anatolia a Cipro. Ad esempio, il monarca assiro del VII secolo a.C. Sennacherib avrebbe convocato i suoi indovini per capire perché la morte del padre in battaglia non fosse stata predetta, affinché l’erede di Sennacherib non subisse la stessa sorte. Sennacherib concluse che il suo barutu aveva ignorato alcuni importanti presagi, forse deliberatamente, così divise i suoi indovini in gruppi in modo che non potessero cospirare per mentirgli. Infatti, non era raro che i re (bisognava essere ricchi per poter sacrificare più animali) ordinassero di prendere i presagi più volte fino a quando non avessero avuto la risposta che volevano. Nel caso di Sennacherib, il barutu alla fine concluse che suo padre, Sargon II, era stato ucciso per aver ignorato una divinità particolare all’interno del rituale di epatomanzia; Sennacherib era entusiasta di aver capito cosa aveva fatto di sbagliato suo padre per evitare che il figlio commettesse lo stesso errore.

Il Fegato di Piacenza. IMMAGINI DEA/ M. CARRIERI/DE AGOSTINI/GETTY.

Aruspici.

Nel primo millennio a.C., la figura dell’aruspice –  i rituali di epatomanzia e i nomi simbolici del Vicino Oriente per alcune parti del fegato – si erano diffusi in Italia e furono inglobati nella cultura etrusca.. Alcuni mezzi di interpretazione furono trasferiti; per esempio, i fegati erano presagi positivi e le macchie negative. Gli Etruschi interpretarono il fegato come uno specchio del cosmo,  abitato dagli dei. Questi ultimi comunicavano solo attraverso il fegato, ma incarnavano tale organo. Forse il modello più famoso è il Fegato di Piacenza, un modello diviso in 40 sezioni, a ciascuna delle quali è stato dato il nome di una divinità. In questo caso, il modello cosmologico del Fegato potrebbe essere il manuale di un sacerdote rabdomante per interpretare un organo. Presumibilmente, lo stato di un fegato rifletterebbe lo stato del cosmo in generale e la volontà degli dei; un segno nella parte del fegato verrebbe interpretato in modo diverso a seconda della sua posizione e del dio che abita quella porzione. I Romani ereditarono la figura dell’augure etrusco (in effetti, gli indovini romani erano chiamati aruspici). Nel libro “Sulla divinazione“, di Cicerone, l’oratore si interroga sulla logica della divinazione, chiedendo: “Come riuscirono gli indovini a concordare tra loro quale parte delle viscere fosse sfavorevole e quale favorevole; o quale spaccatura nel fegato indicasse il pericolo e quale promettesse un qualche vantaggio?” La risposta è…ascoltando le loro budella, ecco come.


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