Il Gesù “eversivo” di Ida Magli: quando il Nazareno rompe con il sacro.
Ho letto con attenzione e passione, questo interessante scritto di Ida Magli, che anche se datato, offre sicuramente interessanti spunti di riflessione, ancora oggi, sulla tesi, ardita e controcorrente, della scrittrice, riguardo la figura di Gesú il Nazareno. Un libro, uscito la prima volta decenni fa e più volte ristampato, che continua a mettere a disagio credenti e non credenti allo stesso modo.

Gesù di Nazaret. Non è un testo di teologia né un’opera di devozione: è una lettura antropologica della figura di Cristo, condotta con gli strumenti dell’analisi culturale e non della fede. E la tesi che ne emerge è tanto semplice da enunciare quanto radicale nelle sue conseguenze: il vero Gesù storico avrebbe tentato di smontare pezzo per pezzo l’intero apparato del “sacro“, e la religione che porta il suo nome sarebbe nata, paradossalmente, ricostruendo tutto ciò che lui aveva provato ad abbattere.
Il punto di partenza: la cultura come aria che si respira
Ida Magli parte da un’idea antropologica di fondo: ogni cultura funziona come un tessuto di regole così interiorizzate da apparire “naturali“, invisibili a chi le vive. Per capire davvero cosa Gesù abbia fatto di diverso, sostiene l’autrice, bisogna prima ricostruire quali fossero le fondamenta silenziose della cultura ebraica del suo tempo: l’identificazione totale fra legge, religione e vita sociale, la centralità dei legami di sangue, la sacralità di tempi e luoghi, il sistema dei tabù legati a purità e impurità.

Rompere i legami di sangue
Il primo grande “strappo” individuato da Magli riguarda la famiglia. Nei vangeli, Gesù relativizza continuamente i legami di parentela biologica in favore di un rapporto scelto, personale, con Dio: non conta più chi è figlio di chi per nascita, ma la libertà di un legame d’amore diretto, senza intermediari di sangue o di casta. Allo stesso modo, secondo l’autrice, Gesù svuota di significato la sacralità dei luoghi e dei tempi di preghiera, il tempio, l’ora prescritta, il rito collettivo, spostando tutto sul piano dell’intenzione interiore: pregare “nella propria stanza” invece che nel luogo consacrato.
La rottura dei tabù e il caso delle donne
Un capitolo centrale del libro è dedicato al rapporto di Gesù con le donne, escluse nella cultura del tempo da ogni possibilità di conoscenza reale della legge religiosa. Ida Magli legge in questa chiave l’episodio di Marta e Maria: non una contrapposizione fra vita attiva e vita contemplativa, come vuole la tradizione successiva, ma un vero atto di rottura, con Gesù che rimprovera Marta e legittima il diritto di Maria a sedersi e ascoltare come farebbe un discepolo uomo. Per l’autrice, però, è proprio su questo terreno che si misura meglio il divario fra il messaggio originario e la religione che ne è nata: la figura di Maria madre, per esempio, viene poi ricollocata dalla tradizione cristiana dentro gli stessi schemi simbolici, la donna come “soglia“, come natura priva di cultura, che Gesù avrebbe voluto superare.

Il sacrificio rovesciato in amore
Nell’ultimo capitolo la scrittrice si confronta con il concetto antropologico di sacrificio, inteso come scambio doloroso offerto a un potere superiore, una logica che attraversa pressoché tutte le religioni. La proposta di Gesù, secondo l’autrice, capovolge questa logica: non più un dono da strappare a se stessi per placare una potenza, ma una relazione di amore libera, senza calcolo né mediazione rituale. È un’operazione che Magli paragona a quella tipica del genio, capace di rileggere in una forma nuova i valori più profondi e per questo meno visibili, della propria cultura.


