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Dalle buste dei cereali al web: i codici sconto nel tempo 

I codici sconto sono sempre stati validi alleati delle imprese.

Dalle buste dei cereali al web: i codici sconto nel tempo. I codici sconto sono sempre stati validi alleati delle imprese.

Dalle buste dei cereali al web. Quando vediamo un codice sconto magari in formato QR oppure inviato via sms, non sappiamo che in realtà la storia dei coupon inizia da molto lontano, agli albori del commercio e del marketing tradizionale. I contenuti, le modalità di rilascio e, nondimeno, i supporti dei codici sconto, si sono adeguati al cambiamento dei tempi, mantenendo tuttavia un punto fermo: quello del risparmio a fini promozionali.

Dai primi tempi del commercio, dominati da poche aziende concorrenti, ad oggi, in cui la competitività aziendale rappresenta una sfida, i codici sconto sono sempre stati validi alleati delle imprese. Uno sconto, oltre ad essere una gradita occasione di risparmio, ha anche la funzione di fidelizzare i clienti, visto che, ad oggi, i coupon e i voucher assumono una natura sempre più personalizzata.

Ma veniamo alla storia dei codici sconto. Nel 1887 fu nientemeno che Coca Cola ad aprire le danze per quello che ormai rappresenta un trend dell’e-commerce: il buono sconto valido per l’acquisto di bicchieri firmati dall’azienda fu una brillante idea di Asa Candler. Pochi sanno, però, che il primo tagliando sconto era scritto a mano.  A seguire furono i cereali Grape Nuts, nel 1909, ad essere promossi a prezzo scontato grazie a un coupon del valore di 1 penny. Uno sconto simbolico, per i consumatori, che tuttavia fece conoscere quella marca ai più, grazie a questa trovata. Nel periodo della Grande Depressione e della crisi economica i beni di prima necessità come latte e uova non erano alla portata di tutti, e i buoni sconto iniziarono ad essere conosciuti dalle masse e a fare la fortuna delle aziende. Si potrebbe dire che è quello che accade anche oggi, in questi tempi di inflazione, nei quali tuttavia i codici sconto servono anche a spendere di meno per acquistare prodotti non essenziali oppure servizi non indispensabili, come quelli di svago o di intrattenimento.

Tornando alla storia dei discount code, gli anni del dopoguerra furono esemplari per due motivi: da un lato i coupon iniziarono ad essere associati alle riviste femminili, in considerazione di un ruolo della donna ormai centrale nell’economia domestica. In secondo luogo la crescente specializzazione aziendale richiese una distribuzione più massiccia dei buoni sconto: nel 1957 nacque la società Nielsen Couponing Clearing House, il cui ruolo fondamentale era quello di sostenere la divulgazione dei codici sconto tra i clienti. 

Dalle buste dei cereali al web. Come si vede, la storia degli sconti in codice è strettamente connessa alle conquiste della tecnologia, cambiando di volta in volta supporto. Con l’arrivo della televisione nelle case della gente, divenne il canale tv il nuovo tramite per la promozione di codici sconto, abbinato ai tradizionali spot: un esempio su tutti, in Italia, fu il celebre Carosello. Non solo: quelli che oggi chiamiamo codici sconto o voucher regalo, già nel lontano 1968 erano di tendenza. Si trattava di piccole buste blu da regalare ad amici e parenti, contenenti degli sconti per alcuni servizi, specialmente in occasione di ricorrenze o festività speciali.  In poche parole è quello che accade oggi quando si acquistano, ad esempio, i voucher per un massaggio, per un trattamento di bellezza o per un soggiorno alle terme su siti come Groupon oppure piattaforme come Booking. 

Il supporto, nel frattempo, è divenuto telematico e i codici sconto oggi si presentano in varie forme, estendendosi in larga parte anche al mondo dei servizi. Nel caso dei prodotti i buoni sconto si trovano catalogati su piattaforme dedicate come ScontOmaggio o CodiceSconto, e possono essere reperiti con una semplice ricerca. Talvolta però, se si è già iscritti a una mailing list aziendale, i discount code sono personalizzati e mirati sulle preferenze e sullo storico degli acquisti precedenti. 

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A volte i codici sconto assumono la denominazione di “bonus”, che, di fatto, è una parola affine a quella di “buono”: in tali casi i codici non rappresentano uno sconto vero e proprio, ma un vantaggio associato a un servizio. Questo può riguardare l’attivazione di utenze per l’energia a costi convenienti, ad esempio su piattaforme di comparazione come Sostariffe.it, oppure un bonus di benvenuto nel sito di un operatore di gioco autorizzato, come si vede da portali di recensione tipo migliorcasinobonus.com e affini. Codici sconto – o meglio – codici bonus possono essere proposti anche per attivare una carta di credito o debito a costi ridotti, oppure per pagare di meno l’abbonamento alla pay tv prescelta.

Insomma, dalle buste dei cereali al web, si è arrivati a tempi in cui esiste un discount code praticamente per ogni prodotto o servizio desiderato.

Ma come si presentano questi codici, di qualunque natura essi siano? Si tratta di stringhe alfanumeriche da inserire al completamento di un acquisto presso un sito, spesso al momento di chiudere il carrello e di pagare. 

Il meccanismo è molto semplice e, secondo le ricerche di settore, i codici sconto aiutano sia le imprese a fidelizzare la clientela che i consumatori a formalizzare le compravendite. Da quando esistono i codici sconto digitali i carrelli abbandonati sono diminuiti e, anzi, i discount code possono essere usati anche come forma di “remarketing”, per ricontattare via mail chi ci ha ripensato. 

La strategia, denominata “win/win”, la dice lunga sul successo dei codici sconto, i quali, senza dover aspettare saldi o vendite di fine stagioni, in un click consentono di risparmiare ogni giorno. 

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