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Antonella Cilento: scrivere è un altro modo per respirare o meditare

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Antonella Cilento.

Antonella Cilento: Intervista alla scrittrice napoletana, finalista al prestigioso Premio Strega 2014.

Abbiamo avuto modo di dedicare una piccola intervista alla scrittrice napoletana Antonella Cilento. Nel maggio 2019 è uscito il suo ultimo libro “Non leggerai” (Giunti), romanzo che ha inaugurato la interessante collana Young Adult “Arya”, che segue a “Morfisa o L’acqua che dorme” (Mondadori 2018). Con il fortunato romanzo “Lisario o il piacere infinito delle donne” (Mondadori 2014) Antonella Cilento è stata finalista del prestigioso Premio Strega 2014, e del Premio Boccaccio 2014. Romanzo peraltro tradotto in Corea, Finlandia, Francia, Germania e Lituania. Di seguito alcune domande che abbiamo posto ad Antonella Cilento, con focus su “Morfisa o L’acqua che dorme”. Libro ambientato nella Napoli del Ducato Bizantino, epoca poco conosciuta della nostra città.

Cosa significa per lei scrivere?

“Scrivere è un altro modo per respirare o meditare, è quel che faccio da quando ero bambina tutti i giorni. Con il tempo è diventata una professione ma è semplicemente il mio modo di essere, di esistere al mondo. Anno dopo anno è un’arte che si affina, che si apprende anche insegnandola, che cresce con le letture e gli esperimenti che si fanno. Una dimensione totale, in altre parole, cui sono completamente dedita. Chi scrive a tempo pieno come succede a me, anche insegnando a scrivere ad altre persone, guarda la vita in termini narrativi: tutto quel che mi accade, tutto quel che accade intorno a me è sottoposto a una lente deformata o forse a un ingrandimento: si tratta di ascoltare l’esistenza e tenere aperto un canale da cui vengono storie. Scrivere è soprattutto disciplina e studio, però, oltre che ascolto di sé e del mondo: significa conoscere e reinterpretare una tradizione cui si appartiene, lavorare alla pagina tutti i giorni, selezionare, tagliare, scegliere. Come ogni arte, la scrittura chiede un rigore e un’attenzione che va ben al di là dei miti romantici dell’ispirazione e del tormento: è un lavoro, è un mestiere e anche un inflessibile padrone, come diceva Natalia Ginzburg.”

Cos’è Lalineascritta?

” “Lalineascritta laboratori di Scrittura” è la più antica scuola di scrittura del Sud. Ho fondato e dirigo le sue attività dal 1993, quindi sono 27 anni che i corsi de Lalineascritta accolgono studenti di ogni età e formazione, dai bambini agli adulti, dagli studenti agli insegnanti, dai professionisti ai pensionati: centinaia di studenti ogni anno a Napoli, che ormai si formano a una pluralità di discipline. Lalineascritta è infatti i corsi di narrativa che conduco ma è anche i corsi di drammaturgia di Stefania Bruno, i corsi di editoria di Stefania Cantelmo e Giuseppe D’Antonio, i corsi di arti visive condotti da Iole Cilento, quelli di teatro a cura di Paolo Oliveri del Castillo e di ludoscrittura a cura di Marco Alfano, i corsi di sceneggiatura cinematografica e televisiva con Francesco Costa e Benedetta Gargano.
Da gennaio parte anche un nuovo esperimento, tre stage dedicati alla fotografia e alla narrazione, grazie alla prestigiosa collaborazione con Salvatore Scialò, fra i fotografi napoletani più noti in Italia, mentre proseguono le lezioni magistrali di Giuseppe Montesano, che ci onora della sua straordinaria presenza da sette anni raccontandosi dei classici che innamorano i lettori.
Presso i nostri corsi sono ospiti ogni anno scrittori, editor e professionisti della scrittura di livello internazionale e dallo scorso anno Lalineascritta realizza, grazie alla preziosa collaborazione con l’Università Suor Orsola Benincasa, il primo master in scrittura e editoria del Sud Italia, SEMA – mestieri della scrittura e dell’editoria dall’artigianato al digitale, che portano a professionalizzare studenti di tutto il Mezzogiorno nell’ambito dell’editoria nazionale grazia alla partnership con grandi gruppi e medi editori di qualità.
Insomma, Lalineascritta è una realtà indipendente che offre spazio a chi legge, a chi scrive, a chi è curioso di cinema, anche di cinema giapponese…
Il 15 dicembre un Open Day ospiterà i curiosi delle nostre attività nella sede inaugurata lo scorso anno in Galleria Vanvitelli 23.”

Antonella Cilento – “Morfisa o l’acqua che dorme” – Mondadori.

Da dove nasce l’idea di scrivere “Morfisa o l’acqua che dorme”? 

“Morfisa o l’acqua che dorme” è un romanzo ispirato alla Napoli del Ducato bizantino, che assai di rado viene raccontata, anche a causa delle perdute testimonianze architettoniche e documentarie. Un lungo periodo di libertà in cui Napoli non è colonia di alcuno ma è anzi una delle potenze del Mediterraneo, sei secoli di autogestione, di letteratura, economia e arte, che la vedono legata a Bisanzio ma anche in lotta con Longobardi, salernitani, amalfitani, Mori.
Il romanzo ha però al centro alcuni temi che tornano spesso nella mia scrittura: la potenza dell’identità femminile che si realizza attraverso le storie, incarnata dalla piccola Morfisa, figliastra del Duca, mora, storpia ma magica, usata come madonna esposta in città a fare miracoli ma capace di magie ben più profonde e segrete, come l’arte di navigare nell’acqua e nel tempo, che condurrà la storia attraverso molti secoli, fino alla Francia di Chretien de Troyes e al Giappone di Murasaki, fino ai nostri giorni; e la frustrazione degli artisti mancati, incarnata dal bizantino Teofanès, che tanto vorrebbe essere poeta ma non ne ha né il talento né la disciplina. La Storia e le storie si intrecciano, quindi, nella Napoli mitologica della Cronica aragonese che narra la scomparsa Napoli bizantina, sulla soglia della fine di un’epoca che l’arrivo dei Normanni e la fame della chiesa di Roma faranno in breve declinare. Un romanzo di romanzi, un romanzo sul potere del racconto, un romanzo storico documentato ma anche un romanzo fantastico, di immaginazione…”

Secondo lei il romanzo storico è un utile strumento di marketing territoriale?

“Perché no? La letteratura è una strada per conoscere meglio i luoghi, per re immaginarli e farli scoprire non solo a chi è lontano ma anche a chi abita e ignora il proprio territorio. In molti miei libri Napoli è centrale, come sfondo d’invenzione ma anche come luogo storico e di storie e personaggi di rilievo, come accade in “Napoli sul mare luccica” o in “Bestiario napoletano”. Il lungo lavoro di indagine, ricostruzione documentaria e iconografica che è dietro la scrittura del romanzo storico chiede sempre una riscoperta dei luoghi: per me si tratta di una passione infantile e antichissima, dunque si muove naturalmente con la mia immaginazione.”

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