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Francesco Jerace, illustre scultore calabrese, che tanto imparò a Napoli

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Francesco Jerace, illustre scultore calabrese, discendente da una famiglia di artisti, dal genio creativo impareggiabile.

Francesco Jerace rappresenta uno dei geni artistici più noti ed apprezzati della terra calabrese. Nacque infatti a Polistena, in provincia di Reggio Calabria, nel luglio del 1853. La sua famiglia, da sempre era dedita all’arte: ben presto, il buon Francesco cominciò ad imparare i primi rudimenti dell’arte scultorea nello studio del nonno, il quale era un famoso e bravo decoratore. L’arte aveva contagiato anche i due fratelli minori, Vincenzo, anch’egli dedito alla scultura e Gaetano, invece amante della pittura. Ancora molto giovane, il futuro scultore di fama internazionale si recò a Napoli, dove fu discepolo di Angelini e Solari, al Real Istituto di Belle Arti. Nel capoluogo partenopeo, inoltre, ebbe l’occasione di incontrare artisti ed intellettuali dell’epoca, tra i quali, il conterraneo Andrea Cefaly. Dopo questo primo periodo di ambientamento, Francesco Jerace  si perfezionò tantissimo nella capitale, nella quale cominciò a ricevere i primi giusti apprezzamenti.
Francesco Jerace – “Victa”.
Nell’arco di brevissimo tempo, lo scultore calabrese divenne uno degli artisti più celebri ed  acclamati nei circoli culturali ed intellettuali, sia d’Europa che del mondo. Il suo singolare stile era in grado di unire la scultura classica ed il realismo imparato nella città di Napoli. La sua opera dal grande equilibrio, man, mano, assunse dei lineamenti assolutamente originali. Fu proprio questa la sua fortuna. Grazie alla duchessa Teresa Filangieri Fieschi Ravaschieri, Jerace, nel 1873, si inserì, facilmente negli ambienti del collezionismo napoletano in cui conobbe la figlia dell’astronoma inglese Mary Somerville, dalla quale ebbe l’incarico di realizzare un monumento funebre per la madre. Tale monumento  scolpito nello stesso anno è tuttora  conservato, presso il cimitero degli Inglesi di Napoli.
Francesco Jerace, partecipò nel 1880 all’esposizione nazionale di Torino, inviando ben sette sue opere, tra cui  la famosa “Victa”, un lavoro magnifico che gettò le  basi per  un nuovo tipo di bellezza, ossia quella sensuale ed idealizzata. Fin da subito la critica fu entusiasta dell’opera dello scultore calabrese, il che gli procurò non solo la notorietà ma soprattutto un ottimo successo economico; vinse infatti un premio di 3000 lire e la commissione di cinque repliche che con il passar del tempo arrivarono a venti. Inoltre, nel medesimo anno, a Melbourne, in Australia, Francesco Jerace fu premiato  con la medaglia d’oro. L’attività espositiva dell’artista diventò, quindi assai intensa, sia in campo nazionale che internazionale, a tal punto che lo scultore fu oberato di lavoro.
Francesco Jerace – “Beethoven”.
La sua fama lo portò, poco dopo, a diventare membro della commissione permanente di Belle Arti del ministero della Pubblica Istruzione, il che confermava il pieno riconoscimento del prestigio dell’artista. Infine la  Biennale di Venezia, dedicò a Francesco Jerace una sala esclusiva  dove l’artista di Polistena espose quindici sculture e sei fra dipinti e disegni, tutti di rara bellezza. Jerace morì a Napoli nel 1937, ma la città partenopea lo ricorda, conservando opere monumentali, come quella raffigurante Beethoven, che si trova  nel cortile del Conservatorio di Napoli e quella dedicata a Mary Somerville e numerosi altri lavori donati al Comune, attualmente  esposti nei locali del Museo di Castel Nuovo. Anche nella sua terra natia sono conservate gelosamente moltissimi lavori, custoditi nel Museo di Arte Sacra di Vibo Valentia e nell’Istituto Ninì Barbieri di Catanzaro, sede della facoltà di Farmacia. Ancora nel capoluogo calabrese troviamo  un  gruppo di opere esposte  nel Palazzo della Provincia, presso il Musmi (Museo Storico Militare) e nella Villa Comunale.

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