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Marechiaro: suggestivo borgo partenopeo tra leggenda, musica e poesia

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Marechiaro, poesia e bellezza a Posillipo -1

Marechiaro: suggestivo borgo partenopeo tra leggenda, musica e poesia. Una vecchia canzone napoletana recitava: “Scetate Carulì che a Marechiaro l’aria è ddoce”. Il panorama dell’incantevole location situata tra le rocce della colina di Posillipo ha estasiato grandi personaggi del passato.

Marechiaro,  suggestivo borgo marino della città partenopea ha una storia che si interseca tra leggenda musica e poesia, come si evince dalle parole di una nota canzone napoletana che recita così: “Scetate Carulì che a Marechiaro l’aria è ddoce“, ovvero svegliati Carolina che a Marechiaro l’aria è dolce. Lo straordinario panorama di questa location situata tra il golfo e le rocce della collina di Posillipo ha affascinato non poco grandi letterati e musicisti del passato; uno tra tutti il celebre Wolfgang Goethe, il quale estasiato a quella vista, pronunciò parole di ammirazione: “Mai nella vita mi fu dato di godere di una così splendida visione…”

Del resto non poteva essere altrimenti, nessuno, infatti, è capace di non rimanere entusiasta nell’osservare un simile panorama. Quelle bellissime sfumature di colore  azzurro e viola del mare cristallino, quel profumo inebriante delle alghe collocate sugli scogli, nonché di quei fiori che si aprono al sole, il fascino dei vecchi e misteriosi ruderi delle lussuose ville imperiali sepolte ormai dalle onde, che tuttavia sono visibili all’occhio umano, offrono un’atmosfera, a dir poco, idilliaca e perfino magica dalla quale  si viene letteralmente rapiti. Insomma questo tratto del golfo napoletano appare come una meta adatta per riposarsi ed allontanarsi dai rumori della città, dimenticandosi di tutto e di tutti.

A Marechiaro, d’altronde, sorgevano le sontuose ville di Lucullo, di Cicerone, di Pompeo, di Vedio Pollione, la Scuola del sommo poeta latino Virgilio, sia per l’aria salubre di cui si godeva, sia per la straordinaria fertilità di quelle terre e delle acque. In poco tempo tra il borgo e l’odierno isolotto dalla Gajola si formò una sorta di cittadina romana con impianti termali, un teatro, un odeon, aule per le attività sportive e culturali. Per la cronaca il termine Marechiaro sta a simboleggiare, non la chiarezza e la trasparenza del mare, bensì acque calme, derivando dall’espressione latina mare planum.

Successivamente dal latino mare planum all’italiano mare piano, il toponimo si trasformò  nel napoletano mare chianu e quindi alla forma  poi adottata da tutti marechiaro. Marechiaro vede racchiuse pagine di storia, musica e poesia, ispirazione di poeti e musicisti. Oltre un centinaio le canzoni napoletane ispirate a questo borgo marino. Il più famoso componimento è senz’altro quello scritto da Salvatore Di Giacomo e Francesco Paolo Tosti, dal titolo “Marechiare”, risalente al 1885. La celebre  fenestrella che il poeta evoca nel testo  ha acuito il mito leggendario del piccolo borgo di Posillipo.

Ancora oggi, in verità, la finestrella è sempre piena di garofani freschi e profumati e sotto di essa vi è una lapide di marmo a forma di pentagramma con sopra inciso lo spartito della nota canzone, i cui versi sono poesia: “Quanno spónta la luna a Marechiaro, pure li pisce nce fanno all’ammore…” Quando sorge la luna a Marechiaro anche i pesci fanno all’amore.

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