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I Cimmeri, una mitologica popolazione sotterranea

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I Cimmeri, una mitologica popolazione sotterranea. Una storia affascinante da conoscere, nelle viscere della città di Napoli.

I Cimmeri a Napoli. Il sottosuolo di Napoli è unico nel suo genere: affascinante e suggestivo. Un sito ricco di grotte, acquedotti, tombe e luoghi di culto, ed è attraversato anche da una rete di interminabili ed intricati cunicoli. Secondo alcune antiche leggende, le numerose ed enormi cavità sotterranee sono opera dei Cimmeri, un popolo nomade originario della Scizia storica, l’attuale Russia meridionale. Già Omero nell’XI libro dell’Odissea menziona il regno dei Cimmeri, mitica terra lontana, ai confini dell’Oceano, perennemente avvolta dalla nebbia e dal buio eterno e viene identificata come uno degli ingressi all’Ade.

Uomini- mito, dall’aspetto ciclopico, arrivati sulle coste partenopee tra l’VIII e il VII secolo a.c, si stanziano nella zona tra Baia e il lago D’Averno. Uomini scavatori che abitano in case chiamate “Argilla” spaventevoli ed infernali, circondate da una profonda foschia, e collegate da lunghe vie sotterranee che conducono ad un tempio.

 

I Cimmeri sono ricordati anche come guardiani dell’Oltretomba, custodi e detentori di antichissime conoscenze divine e dei culti della Terra. Il motivo della loro presenza sul territorio campano è tuttora sconosciuto. Risiedono nel sottosuolo probabilmente non solo per ripararsi dalla luce, ma soprattutto per scampare alle minacce del temuto Vesuvio.
Vivono dei proventi dello scavo di tufo e piperno e delle offerte elargite dagli stranieri, che vengono accolti nelle loro abitazioni ed accompagnati ad interrogare l’Oracolo dei morti.

La presenza di questo popolo antichissimo nell’accogliente città partenopea è testimoniata dall’umanista Giovanni Pontano nella sua opera storica “De bello Neapolitano”. Egli racconta l’esistenza di un quartiere dei Cimmeri, di una delle uscite dei loro cunicoli sotterranei nei pressi della chiesa di Sant’Agostino della Zecca. Ancora oggi lì vicino c’è la via dei Cimbri. Nel 1623 Don Cesare d’Engenio Caracciolo scrive a tal proposito in “Napoli Sacra” che una delle chiese più antiche della città, quella di santa Maria di Portanova, era chiamata “a Cimmino”.

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