Bagnoli, antico splendore tra promesse mancate, passato e futuro-3

Bagnoli, antico splendore tra promesse mancate, passato e futuro

Bagnoli, tra passato e futuro.

Esulta anche Renzi per l’intesa raggiunta ieri tra Governo, Regione e Città Metropolitana di Napoli per bonificare finalmente Bagnoli e restituirla ai cittadini dopo decenni di incomprensioni e ritardi. L’ex Presidente del Consiglio, nonostante i sassi che lo hanno accolto poco tempo fa nella sua vista nel capoluogo partenopeo, elogia questa terra che secondo lui possiede un potenziale enorme da sfruttare per il rilancio del turismo Nazionale e sottolinea, nello stesso tempo, quanto sia stato importante il suo impegno nel destinare finanziamenti e soldi anche a Pompei ed alla terra dei fuochi, per portare aiuti concreti a tutto il territorio campano. Un ritorno all’origine dunque per Bagnoli, da quando l’incubo Italsider, unito alla mancata bonifica del territorio, aveva completamente deturpato il suo ambiente circostante, contribuendo al suo imbruttimento ma anche al suo inquinamento. Per capire quanto questa zona abbia rivestito un’importanza fondamentale per tutto il territorio limitrofo, basta riavvolgere il nastro di migliaia di anni, quando i greci la tenevano in grande considerazione perché ricca d’acqua che ritenevano essere dotate di proprietà miracolose e terapeutiche. Difatti, il suo nome, deriva proprio dal greco “belneolis” poiché ospitava diversi luoghi termali.

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Le cure di Federico II di Svevia.

Facendo un grosso balzo in avanti sino al Medioevo, ritroviamo ancora protagonista il quartiere periferico partenopeo. Il cronista Riccardo di San Germano, narrava che Federico II di Svevia decise di curarsi presso le terme di Pozzuoli, scrivendo un piccolo poema in cui esaltava i benefici delle sue attività termali che poco dopo, pero’, furono distrutte a causa di un’eruzione che portò via con sé le famose terme di Tripergole. Soltanto con Don Pedro d’Aragona, si cercò di recuperarle, ed i lavori, vennero affidati nell’occasione a Sebastiano Bortolo. Un altro tentativo di restituirle l loro antico splendore, fu fatto nell’ 800’, con la costruzione di un’annessa ferrovia affinchè il luogo diventasse facilmente raggiungibile dai turisti. Come un fulmine a ciel sereno, irruppe però l’Italsider che ebbe un ruolo fondamentale, ovviamente in negativo, sul futuro e sul destino di Bagnoli. La scelta di insediare qui tale attività industriale, fu dovuta al fatto che l’area comprendeva una serie di terreni vasti che tra l’altro, furono venduti a prezzi molto esigui. L’obiettivo, era quello di garantire vantaggi dal punto di vista economico, ma così facendo, si trascurarono i grossi danni ambientali che il progetto avrebbe portato dietro con sé.

1911, la prima acciaieria.

Nel 1911, fu così inaugurata la prima acciaieria, mentre l’Italsider, intanto, cominciava a diventare un vero e proprio punto di riferimento nel proprio settore merceologico, garantendo numerosi posti di lavoro. Nonostante i pareri contrari di chi come l’ingegnere De Simone, sottolineava l’esigenza di restituire a Bagnoli il suo vecchio ruolo di zona di villeggiatura, la produzione continuò a crescere al punto che il progetto, venne ampliato nel 1961 quando si unirono al colosso dell’acciaio, fabbriche come Cementir, Montecatini e L’Eternit. Quando la fabbrica, a causa della crisi fu chiusa nel 1993, appena tre anni dopo, Bagnoli dovette fare i conti con un’ampia zona inutilizzata e che costituiva un grosso rischio per la salute dei suoi abitanti. Si cominciò dunque a pensare di avviare un grosso progetto di bonifica di circa due milioni di mq e lo Stato stanziò appositamente circa 25 miliardi, poi aumentati successivamente a 390, per avviare un progetto ordinato, diviso in lotti. Il primo ad essere interessato dagli interventi, fu Coroglio ma nonostante la conclusione dei lavori era prevista entro il 1997, questi ultimi non furono mai portati a termine, sia per la presenza delle piccole aziende che ne ostacolavano la realizzazione, sia per la fragilità e l’instabilità del suolo.

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La bonifica.

L’ex Sindaco della città, Bassolino, provò a bloccare la globalizzazione selvaggia, rifiutandosi di firmare l’accordo per l’installazione dell’Ilva, preferendo avviare un programma di costruzione di impianti come per esempio un grande parco pubblico, accompagnato dal ripristino dell’arenile e della balneabilità, per ricominciare ad attrarre turisti. Vennero esattamente stanziati circa 345 miliardi di lire per bonificare in particolare la spiaggia, e nel decreto legge era previsto di affidare i lavori ad una ditta “Bagnoli Spa” che avrebbe tra l’altro garantito l’assunzione di ben 500 lavoratori, ma prima nel 1995 e poi nel 1996, le risorse necessarie furono bloccate in Parlamento dalla Lega, che si oppose per ben due volte.

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Bagnoli Futura.

Nel 2001, Bassolino ci riprova, e in concomitanza con la sua elezione a Presidente della Regione, venne costituita Bagnoli Futura S.p.a, che avrebbe dovuto occuparsi della bonifica e della rivalutazione dei terreni. Ancora una volta però, nel 2003, arrivò puntuale il blocco dei fondi da parte del Governo Berlusconi, perché l’imprenditore milanese chiedeva che il progetto avesse dovuto rispettare indicazioni precise riguardo allo smaltimento dei metalli pesanti e dell’amianto. Come se non bastasse, il 18 Febbraio del 2014, ex amministratori e dirigenti di Bagnoli Futura, furono rinviati a giudizio perché accusati di non aver mai portato a termine l’opera di bonifica e nell’inchiesta, ci finirono anche gli ex vice sindaci e presidenti della Società, Rocco Papa e Sabatino Santangelo, oltre a tanti altri. Oggi, finalmente, l’incubo pare volgere al termine. Tanti, troppi anni di attesa che un Paese civile non avrebbe mai permesso potesse accadere, ma come si dice, meglio tardi, che mai…

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