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Jusepe de Ribera, detto lo Spagnoletto, l’artista capace di dipingere l’anima di Napoli

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Jusepe de Ribera, detto lo Spagnoletto, l’artista capace di dipingere l’anima di Napoli. Fu un pittore che fece da tramite tra la pittura spagnola e la scuola napoletana. Deve il suo nomignolo alla bassa statura ed era noto anche come José de Ribera. Rappresenta uno dei massimi esponenti della pittura continentale del Seicento ed uno dei più illustri pittori che seguirono il filone del caravaggismo.

Jusepe de Ribera, chiamato anche lo Spagnoletto, per la sua bassa statura e per la attiva presenza nella città partenopea, conosciuto pure col nome di Josè de Ribera, fu l’artista capace di dipingere l’anima di Napoli, località in cui si trasferì nel 1616. Il pittore nato a  Xàtiva, nei pressi di Valencia, nel 1591 da Simón de Ribera  e Margarita Cucó e fratello di Juan anch’egli pittore, cominciò l’apprendistato con Francisco Ribalta il quale, nella città spagnola, aveva una  “bottega” molto frequentata. Rappresenta uno dei massimi esponenti della pittura continentale del Seicento ed è uno dei più illustri pittori seguaci del caravaggismo. Jusepe de Ribera fece da trait d’union tra la pittura spagnola e la scuola napoletana.

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Jusepe de Ribera, San Gennaro esce illeso dalla fornace, Real Cappella del tesoro di San Gennaro, Duomo di Napoli.

Lo Spagnoletto operò prevalentemente in Italia tra Roma, Parma ed in particolare a Napoli, città in cui, per più di venti anni, si mise in luce  tra i pittori partenopei più in vista, su cui, in verità, fu capace di esercitare una forte influenza. Il suo stile dapprima  vicino al realismo caravaggesco, nella maturità diventò successivamente pittorico ed attento ai valori cromatici e luminosi. Stabilitosi all’ombra del Vesuvio, come anticipato, nel 1616 su invito del viceré ††, si impose molto  presto all’attenzione dei circoli artistici  napoletani. A Napoli alloggiò  presso la casa dell’anziano pittore Giovanni Bernardino Azzolino, di cui più tardi sposò la figlia appena sedicenne. In un breve lasso di tempo  assunse  la personalità più in vista della pittura partenopea: il suo stile, con gli anni, si arricchì di un vivace cromatismo preso dalla corrente neoveneta.

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Jusepe de Ribera, Apollo e Marsia, Museo nazionale di Capodimonte.

Tra i suoi capolavori citiamo il Sileno ebbro realizzato nel 1626, appartenuto al mercante fiammingo Gaspar Roomer e l’Apollo e Marsia del 1637, proveniente dalla collezione del principe di Montesarchio Andrea d’Avalos,ambedue  conservati nelle collezioni del Museo di Capodimonte, il Martirio di san Bartolomeo della Galleria Palatina di Firenze,  tra il 1628 ed il 1630, il Martirio di san Filippo sempre del 1630 ed il Tizio del 1632, custodito al  Museo Del Prado. Con Jusepe De Ribera la natura penetra nell’arte senza alcun limite, il brutto diventa argomento  di studio quanto il bello.  Ribera si spense  a Napoli nel 1652, anno in cui realizzò la sua ultima opera, “Lo Storpio”, in cui  l’ abilità nel ritrarre la personalità del soggetto costituisce  un punto di rottura con le idealizzazioni del manierismo ed è la prima eredità che lo Spagnoletto  lascia all’arte spagnola dei secoli a venire. Attualmente l’artista è sepolto nella Chiesa di Santa Maria del Parto nel quartiere Mergelllina di Napoli.

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Jusepe de Ribera, Sileno ebbro, Museo di Capodimonte.

Ribera, pittore dell’anima di Napoli

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