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La storia della lingua napoletana, le origini e la nascita del dialetto

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La storia della lingua napoletana, le origini e la nascita del dialetto. Napoli, la più grande città della Magna Graecia, per lungo tempo, mantenne  il suo “greco” dorico, tuttavia, sopraffatto e distrutto, nel tempo, da Roma, con il “latino parlato” dai militari, dai commercianti, dai  coloni, dagli amministratori e chi più ne ha più ne metta. Pertanto nella nostra città nacque, nell’Alto Medioevo, un latino popolare che subì, poco a poco, influssi lessicali derivati dal  Basso Medioevo, come, ad esempio quello dei Normanni, degli Angioini, degli Svevi, dei Catalani, degli Spagnoli che dominarono nel capoluogo partenopeo.

La storia della lingua napoletana ha origini molto antiche, ai giorni nostri si può affermare che il dialetto/lingua napoletana rappresenta un idioma romanzo che, assieme all’italiano, è correntemente parlato, non soltanto nel meridione del nostro paese  ma anche all’estero a causa delle migliaia di emigrati che vogliono ancora sentirsi vicini alla propria terra d’origine. Il napoletano è parlato anche nelle regioni della Campania, Basilicata, Calabria settentrionale, Abruzzo, Molise, Puglia e nel Lazio meridionale, al confine con la Campania, con le dovute varianti legate alla provenienza o alla collocazione geografica degli abitanti.

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Napoli, la più grande città della Magna Graecia, per tantissimo tempo, non si discostò dal suo greco dorico, tuttavia, fu sopraffatto e distrutto da Roma grazie al latino parlato da ogni ceto sociale di quel tempo, dai militari ai commercianti, da coloni agli amministratori e così via. Cosicché nella nostra città nacque, ai tempi dell’Alto Medioevo, un latino popolare che subì, man mano, l’influsso lessicale derivato dal Basso Medioevo come ad esempio quello dei Normanni, degli Angioini, degli Svevi, dei Catalani, degli Spagnoli, popolazioni che dominarono nel capoluogo partenopeo. La storia della lingua napoletana, dunque è molto complessa: potremmo dire che la data del 1442 costituisce quella giusta della nascita del napoletano; però di questo idioma esistono  testimonianze scritte già  dal 960, in virtù del  famoso Placito di Capua, ritenuto  il primo documento in lingua italiana, ma in realtà  si tratta  della lingua parlata  in Campania, e cioè appunto del volgare pugliese e successivamente all’inizio del Trecento, con una volgarizzazione dal latino della Storia della guerra di Troia di Guido delle Colonne.
Magna graecia i dialetti greci
La prima opera in prosa è  considerata comunemente un testo di Matteo Spinelli, sindaco di Giovinazzo, in provincia di Bari, conosciuta come Diurnali, un Cronicon degli avvenimenti più importanti del Regno di Sicilia dell’undicesimo secolo. Alla luce di tutto ciò il napoletano/volgare pugliese nacque ben prima di tutti gli altri dialetti della nostra penisola e, come tutti i più recenti studi hanno chiarito, rappresenta il tardo, volgare  parlato nell’ ampio territorio romanzo. Fortunatamente, malgrado le alterne vicende legate alla storia, la tradizione della lingua napoletana rimane ben radicata, per cui il napoletano resta una lingua più viva che mai.

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