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Giovanni Paisiello, uno dei più celebri operisti di fine Settecento formatosi a Napoli

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Giovanni Paisiello, uno dei più celebri operisti di fine Settecento formatosi a Napoli

Giovanni Paisiello, uno dei più celebri operisti di fine Settecento formatosi a Napoli. Compositore e musicista di fama studiò presso il Conservatorio di Sant’Onofrio della città partenopea, assieme a Francesco Durante, altro grande personaggio della musica italiana. Il compositore di origini pugliesi scrisse opere per teatri dell’Italia settentrionale e centrale. Inoltre fu l’autore del’inno del Regno delle due Sicilie.

Giovani Paisiello, uno dei più celebri operisti italiani di fine diciottesimo secolo, rappresenta un altro figlio illustre di Napoli, pur non avendo avuto i natali nel capoluogo campano. Infatti nacque a Roccaforzata, in provincia di Taranto, ma visse gran parte della sua esistenza all’ombra del Vesuvio. Per la cronaca la chiesa di Santa Maria Donnalbina, che si trova  nell’omonima via, custodisce al su il monumento funebre di Giovanni Paisiello, realizzato, nel 1816, dallo scultore Angelo Viva , allievo di Giuseppe Sanmartino. Considerato il Francesco Petrarca della musica, fin da giovanissimo,  si trasferì a Napoli dove frequentò il conservatorio di Sant’Onofrio a Porta Capuana, cominciando anche a comporre musica sacra . Il suo debutto teatrale avvenne nel 1763, al teatro Rangoni di Modena con l’opera buffa “La moglie in calzoni”.  Giovanni Paisiello eseguì poi due drammi giocosi, “Il ciarlone” e “I francesi brillanti”, a Bologna, l’anno successivo.
Ritornato a Napoli, qualche anno dopo compose “L’idolo cinese”, su libretto di Gian Battista Lorenzi, a cui si affidò anche per la composizione del “Socrate immaginario”, una della sue opere più famose. Questa fama gli procurò l’invito della zarina illuminata Caterina II di Russia che lo nominò maestro di cappella a San Pietroburgo. Nel corso del suo soggiorno russo il figlio illustre di Napoli  scrisse “La serva padrona”, “Il barbiere di Siviglia” ed “Il mondo della luna”.Tuttavia i disguidi  con la corte e le condizioni di salute della moglie lo obbligarono a rientrare in Patria. Ma prima di tornare in Italia fece sosta a Vienna, dove realizzò un’altra delle sue opere più note: “Il Re Teodoro in Venezia”, commissionatagli dall’imperatore Giuseppe II d’Asburgo.
Tornato nel capoluogo partenopeo compose, nel 1789, un’opera che  che consacrò definitivamente  il suo nome:  Nina ossia La pazza per amore, accolta con entusiasmo presso il borgo di San Leucio nel parco della Reggia di Caserta, dove vi erano le manifatture di seta che Ferdinando IV di Borbone intendeva pubblicizzare. L’opera fu il preludio del filone melodrammatico romantico nel quale il protagonista è un’eroina dalla psiche instabile. La “Nina” fu quindi portata al Teatro dei Fiorentini, luogo dedicato  dell’opera buffa napoletana, nella versione riveduta  in due atti, per cui il  Paisiello compose un nuovo ensemble preceduto dalla famosa “Canzone del pastore”.
Questo bravissimo musicista fu capace di far nascere nel pubblico e nella critica un grande interesse verso la composizione musicale e la partitura, oltre che per il cast. Però gli ultimi anni del settecento, nonché i primi dell’ottocento furono abbastanza difficili per il compositore di adozione napoletana  che riuscì ad essere insignito del titolo  maestro di cappella nazionale della breve Repubblica Napoletana proclamata nel 1799, tuttavia allorquando i Borbone ritornarono a Napoli, Giovanni Paisiello fu allontanato da corte, fino alla sua scomparsa giunta, nel 1816, in solitudine e lontano dai riflettori.

 

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