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Ferdinando Palasciano, medico di adozione napoletana, antesignano della Croce rossa, finito nell’oblio

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Ferdinando Palasciano, medico di adozione napoletana

Ferdinando Palasciano, medico di adozione napoletana, antesignano della Croce rossa, finito nell’oblio. Infatti per molti si tratta di un perfetto sconosciuto, quasi nessuno si ricorda della sua opera molto meritoria. Nato a Capua in provincia di Caserta, nel 1815, quest’uomo dal grande cuore dedicò tutta la sua esistenza alla ricerca scientifica per lenire il più possibile le sofferenze della società. Sempre disponibile verso il prossimo, è passato alla storia, anche se soltanto in pochi lo sanno, come il precursore e l’ideatore della Croce Rossa Internazionale.

Ferdinando Palasciano, un medico originario di Capua, ma di adozione napoletana  che dedicò l’intera sua esistenza a prodigarsi per il prossimo nel tentativo di lenire i dolori e le sofferenze della società. Ma molti purtroppo non lo ricordano o addirittura non sanno neanche che sia esistito. Infatti per molti, Ferdinando Palasciano resta un perfetto sconosciuto, ma chi era costui? Un uomo generoso ed altruista che merita ampiamente di essere citato perchè viene considerato il precursore, nonché il creatore della Croce rossa Internazionale. Ferdinando Palasciano ebbe i natali nel 1815 in quel di Capua, cittadina della provincia casertana non molto lontana da Napoli. Egli si diede alla ricerca scientifica sempre in chiave sociale, cercando di fare del bene all’umanità.
Conseguì la laurea in medicina e chirurgia da giovanissimo, evidenziando fin da subito le sue doti. Poco dopo entrò a far parte dell’Esercito Borbonico, in qualità  di chirurgo e già nel 1848 divenne “Alfiere Chirurgo” o per meglio dire sottotenente medico. Durante la rivolta di Messina si distinse per aver curato tutti coloro che ne avevano bisogno senza fare alcuna distinzione tra realisti e rivoltosi; tuttavia fu deferito alla Corte Marziale dal generale Filangieri per aver disobbedito agli ordini. In quel’occasione rischiò la fucilazione. A quei tempi era assolutamente incomprensibile prestare aiuto o soccorrere i nemici malati o feriti.  Ma la sua immensa generosità verso il prossimo colpì  Ferdinando II di Borbone che gli concesse la grazia, tramutando la pena in  arresti domiciliari nella sua città natia. Questa esperienza fu una delle basi della Convenzione di Ginevra del 1864 che dette vita alla Croce Rossa. Palasciano curò anche una terribile ferita a Giuseppe Garibaldi, subìta durante uno scontro sull’Aspromonte: tra i due nacque un lungo rapporto epistolare i cui documenti sono conservati nel Museo di San Martino.
croce rossa, aiuto ai soldati in campagna, dipinto di William Krause
Naturalmente dovette dimettersi dall’esercito borbonico per cui  si dedicò totalmente ai suoi studi. Conseguì, poi, anche la laurea in Lettere e Filosofia, in Veterinaria ed infine in Medicina ma non smise mai di dedicarsi alla sua  professione di chirurgo negli Ospedali Napoletani, dove  tenne centinaia di consulenze ed eseguì interventi chirurgici con tecniche assai azzardate e pericolose per l’epoca. Ferdinando Palasciano non si stancò mai di ricercare nuovi metodi, nuove tecnologie, nuovi medicinali, allargando il suo raggio d’azione  anche in altre branche della medicina, dalla neurochirurgia, alla plastica, alla ginecologia all’ortopedia e per finire alla otorinolaringoiatria.
Nel 1860, dopo l’annessione del regno delle due Sicilie allo stato Sabaudo, al fine di aiutare la sanità del nuovo stato italiano, fondò un ospedale, riordinò il Sifilocomio e gli Uffici Sanitari dell’ex capitale e successivamente  aprì un Consultorio alla via San Carlo, a Napoli, proprio di fronte ai giardini reali. Qui il polivalente medico campano creò le fondamenta per quella che, in seguito  sarebbe diventata la Croce Rossa Internazionale, con articoli e saggi pubblicati all’ “Accademia Pontiniana”, intervenendo anche in conferenze internazionali, sempre fermamente convinto che la necessità primaria fosse rappresentata dal bene dell’umanità.  Palasciano consigliava di aumentare il personale medico e paramedico durante i conflitti militari per poter intervenire indifferentemente dall’esercito di appartenenza, per eliminare  pratiche di inutile crudeltà come il finire i nemici morenti con “colpi di grazia”  o  le amputazioni atroci ed inutili.
La torre di palazzo Palasciano
Fece parte della Sanità italiana per numerosi anni ma soltanto dopo il 1876 furono riconosciuti, seppur parzialmente, i suoi meriti.  Da qui partì la sua carriera politica, fu assessore alla sanità e consigliere comunale di Napoli, nonché deputato e senatore del Regno d’Italia. Si ritirò, tuttavia, dispiaciuto per i torti subiti e per gli emolumenti molto bassi, nonostante i tantissimi sacrifici fatti, nella sua casa in via Moiariello sulla collina di Capodimonte, tuttora esistente e ben visibile per un torretta merlata chiamata “Torre Palumbo” simile alla torre della Signoria di Firenze.  Ferdinando Palasciano non abbandonò mai i suoi studi scientifici fino ai suoi ultimi anni di vita. Si spense nel 1891.

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