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Antonio Mancini, uno dei più illustri pittori dell’Ottocento italiano, ovvero il sorriso della follia

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Antonio Mancini, uno dei più illustri pittori dell’Ottocento italiano, ricordato come il sorriso della follia. Artista influenzato dalla modernità ed assai popolare, ebbe però una vita tormentata e contraddistinta anche da disturbi psichici. A Napoli e nella capitale francese i momenti più significativi del suo iter professionale. Pur non arrivando mai alla fama del suo maestro Domenico Morelli, oggi, Antonio Mancini è stato rivalutato dalla critica nel contesto degli artisti di scuola napoletana.

Antonio Mancini è annoverato tra i più illustri pittori dell’Ottocento italiano, egli è passato alla storia con l’appellativo del sorriso della follia. Fu un artista seguace della modernità ed assai popolare ma ebbe una vita molto tormentata e contraddistinta da disturbi psichici. Nella città partenopea e nella capitale francese troviamo i momenti più significativi del suo iter professionale. Pur non raggiungendo mai la fama del suo grande Maestro Domenico Morelli, oggi, Antonio Mancini è stato rivalutato dalla critica nel contesto degli artisti di scuola napoletana.

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Dipinto di Antonio Mancini.

Venuto alla luce ad Albano laziale, in provincia di Roma, nel 1852 da una famiglia molto umile creò la sua formazione artistica, prettamente a Napoli, dove si trasferì con i genitori nel 1865. Qui si si iscrisse all’Istituto di Belle Arti e collaborò nella bottega dello scultore Stanislao Lista. Nel capoluogo partenopeo Antonio Mancini trascorse gran parte della sua esistenza visto che prese casa in via San Gregorio Armeno, luogo famoso per le botteghe di arte presepiale ma da lui considerato orribile. Nel suo studio presero forma numerose opere a soggetto veristico di venditori ambulanti, saltimbanchi e soprattutto, scugnizzi vestiti di semplici stracci, che in sostanza rappresentano una sorta di autoritratto dell’autore. Durante il suo soggiorno napoletano nacque nel 1867, una delle sue prime opere ossia il Ritratto di Bambina, da cui si evince un violento impatto psicologico ed un padronanza cromatica influenzata, in particolare dal Caravaggio.

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Dipinto di Antonio Mancini.

Fu grande amico di Vincenzo Gemito, noto scultore ed artista napoletano. Il pittore adottato dalla città campana ebbe come modello preferito il figlio della portinaia del suo palazzo, di nome Luigiello che ritrasse numerose volte ed in diverse età. Nel 1881 Mancini fu ricoverato in un ospedale psichiatrico dove dipinse alcuni tra i suoi più intensi autoritratti. Sul viso dei suoi giovani soggetti, si riconosce l’influenza dei grandi ritrattisti come Domenico Morelli e Vincenzo Gemito. Anche il secondo periodo dell’artista laziale, quello del primo novecento, in cui l’artista sperimentò un uso straripante della materia e del colore, come vetro, ana e madreperla, è caratterizzato dalla vita reale, ogni sua opera, infatti, prendeva vita dal vero.

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