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Marina Mercantile del Regno dei Borbone: una grande storia

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Marina Mercantile del Regno dei Borbone una grande storia-4

Il prestigio della Marina Mercantile del Regno dei Borbone: Una grande storia.

Marina Mercantile del Regno dei Borbone: Durante il reame borbonico, tante furono le opere pubbliche, le leggi ma anche le opere di rafforzamento dell’esercito, in modo da difendere dei confini così ampi al punto di estendersi sino al basso Lazio. Fu con Carlo III, in particolare, che fu avviata la costruzione del primo nucleo della flotta militare in modo da garantire visibilità al capoluogo partenopeo, nelle acque internazionali. L’opera, fu in seguito portata avanti per volere del suo successore, Ferdinando IV, il quale provvide a rafforzare sempre di più la Marina militare, affiancandole anche quella mercantile. Portato a termine il disegno, fu avviata una vera e propria indagine di mercato, per capire quanto potessero fruttare i traffici marittimi.

John Acton: Nominato nel 1778 direttore della Real Segreteria della Marina napoletana.

Il comando di John Acton.

Marina Mercantile del Regno dei Borbone: Nel 1799, si scelse dunque di affidare all’esperto inglese John Acton, il delicato ruolo di ministro del commercio e della marina e quest’ultimo, si mise subito all’opera, per creare le premesse per la nascita di una potenza marinara temibile e duratura. Uno dei primi passi, fu la costruzione del cantiere navale di Castellammare di Stabia e l’istituzione del Reggimento Real Marina, a cui si poteva accedere, da ufficiali, soltanto dopo una rigida formazione. Quindi si passò alla stipula di importanti accordi diplomatici internazionali, al fine di cominciare ad acquisire un peso rilevante nei mercati mondiali. Nel 1784, Ferdinando IV, per il tramite del principe di Caramanico nonché ambasciatore del Regno delle Due Sicilie a Parigi, Francesco D’Aquino, si istituì un forte legame di amicizia con gli Stati Uniti d’America e furono avviate con questi ultimi, intense e proficue trattative commerciali. Nel 1797, precisamente nel mese di Marzo, fu nominato il primo console per gli U.S.A e la prima nave statunitense, attraccò nel porto di Napoli, caricando con sé liquori, 100 casse di sapone, pasta e seta grezza e lavorata. Codesto legame, divenne ancor più saldo nel 1818 quando il transatlantico “l’Oreto”, sotto la guida del capitano Consiglio Bonaventura, partì dal porto di Palermo in Primavera, raggiungendo quello di Boston, nei primi giorni di Giugno e divenendo così il primo veliero italiano in assoluto, ad attraversare l’oceano Atlantico.

Ritratto di Ferdinando I di Borbone.

Il grano della Crimea.

Marina Mercantile del Regno dei Borbone: Fu seguito, a sua volta, da tante altre imbarcazioni siciliane, sorrentine, liguri e napoletane. Fu solo l’inizio di un progetto di espansione a largo raggio che cominciò ad estendersi anche in Russia. Nel Gennaio del 1787, nel periodo in cui Caterina II si era impossessata della Crimea, fu stipulato a Caserta, grazie al duca di Serracapriola don Antonio Maresca di Donnorso,per quarant’anni ministro plenipotenziario dell’impero moscovita, il trattato di Czarskogesello (21 Marzo dello stesso anno). Grazie ad esso, le navi partenopee potevano raggiungere la Crimea, passando per il Bosforo e lo stretto dei Dardanelli e approvvigionarsi del rinomato grano del posto, che sarebbe poi stato impiegato per la produzione della pasta anche se di lì a poco, l’insorgere di un nuovo confilitto russo-turco per il controllo dell’amena e gettonata località, causò non pochi problemi logistici. In un secondo momento invece, risale, sempre grazie alla volontà del sovrano Ferdinando IV, il quale, dopo il congresso di Vienna fu insignito del titolo di Ferdinando I delle Due Sicilie, la costruzione delle prime navi a vapore. Il Regio Decreto che garantiva agevolazioni fiscali per chi si fosse voluto impegnare nel nuovissimo settore della produzione delle imbarcazioni, spinse il capitano francese Pierre Andriel, da sempre affascinato dal battello fluviale di Robert Fulton, costruito nel 1807, ad utilizzare i capitali esteri e napoletani per creare una vera e propria società di navigazione, la Andriel & C. Furono però i cantieri navali Vigliena, dell’armatore napoletano Filosa, a dar vita alla prima imbarcazione a vapore, varata proprio lo stesso anno in cui la l’Oreto sbarcò a Boston, ovvero nel 1818.

La prima nave a vapore italiana: la Ferdinando I.

La crociera inaugurale della Ferdinando I.

Marina Mercantile del Regno dei Borbone: Il 27 di Settembre, la Ferdinando I, cominciò la sua crociera inaugurale, toccando i porti di Civitavecchia, Livorno, Genoa e Marsiglia e dunque il Regno delle Due Sicilie, poteva dirsi, a tutti gli effetti, uno dei primi Paesi al mondo a lanciare i primi prototipi di navi a vapore, oltre ad essere anche il primo ad aver attraversato il Mediterraneo ed aver intrapreso una navigazione tra più Stati. Furono tanti i pittori che in quel periodo, realizzarono dipinti in cui sceglievano come oggetto delle navi e in tal senso, ricordiamo quello della collezione Macpherson e quello conservato nella camera di commercio di Marsiglia. Con Francesco I, i progressi in campo marittimo, attraversarono una fase di stallo ma ripresero con rinnovato vigore, durante il periodo di Ferdinando II per andare di pari passo con lo sviluppo industriale del Regno che portò anche alla nascita del famoso stabilimento di Pietrarsa, collocato tra Napoli e Portici, importante industria metal-meccanica dedita alla produzione di manufatti in ferro ad uso ferroviario e navale. Ivi, si provvide anche all’istituzione di un corpo personale di pilotaggio e ad una scuola di ingegneri meccanici e macchinisti. Dal punto di vista militare invece, si ricorda l’istituzione del corpo dei cannonieri e de marinai. Oramai, sempre più navi campane, attraversavano l’oceano Atlantico.

Salvatore Fergola – “Varo del vascello Vesuvio in Castellammare”.

Numerose fregate.

Marina Mercantile del Regno dei Borbone: Nel 1843, il vascello Vesuvio, insieme alle fregate Regina Isabella, Amalia e Partenope, fecero da scorta alla sorella di Ferdinando II, la principessa Teresa Cristina di Borbone, la quale doveva recarsi in America per raggiungere Don Pietro di Braganza, imperatore del Brasile che aveva sposato per procura, sotto la guida del capitano Raffaele De Cosa. Appena l’anno successivo, la fregata Urania, fu la prima nave da guerra italiana a visitare gli Stati Uniti, passando per il Brasile in modo da far ammirare a tutti, i progressi raggiunti in ambito navale dalle maestranze e dalle industrie napoletane. Passi avanti talmente evidenti, insomma, che già nel 1842, alcuni ufficiali della Marina sarda, si recarono personalmente nel Reame per studiarli più da vicino. La Marina militare napoletana, partecipò anche a delle operazioni militari nei mari della Penisola italica, in occasione della guerra d’Indipendenza combattuta contro l’Austria nel 1848. Nell’occasione, Ferdinando inviò una divisione capitanata da Guglielmo Pepe, al fine di liberare Venezia, salvo poi essere costretto a ritirarsi in seguito ai moti massonici scoppiati nel mese di Maggio.

Interessanti prototipi di vascelli.

Marina Mercantile del Regno dei Borbone: Fu durante questo periodo storico, che furono varati interessanti prototipi di vascelli che furono in seguito requisiti come bottino di guerra, dalla Marina Unitaria. Ricordiamo, in particolare, il vascello Monarca, ribattezzato poi “Re Galantuomo”, la più potente in assoluto tra le flotte pre-unitarie, oltre ad essere stato gemello del più famoso Amerigo Vespucci, costruito, tra l’altro, dallo stesso cantiere circa un secolo dopo, ma anche della pirofregata Ettore Fieramosca, prima nave ad essere alimentata da una caldaia di produzione esclusivamente nazionale. Altri trattati, furono conclusi nel 1845, con le vicine Spagna, Francia e Inghilterra al fine di assicurarsi i commerci con la nazione “più favorita”. Ad essi, seguirono quelli del 1847, stipulati sempre con gli Stati Uniti e che aprì poi la stagione dei commerci intra-oceanici con le navi a vapore. Nel 1854, “il Sicilia”, guidato da Ferdinando Cafiero e dal peso di 1200 tonnellate e 300 cavalli, fu la prima nave a sbarcare in America per scopi commerciali. Come sosteneva il Fortini, ma non solo, nel 1855 la bandiera delle Due Sicilie, occupava addirittura il secondo posto nei porti francesi, alle spalle di quella inglese, per ciò che concerne i navigli a vapore e i volumi delle merci scambiate.

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