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Vincenzo Tiberio inventore della penicillina, molisano adottato da Napoli

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Vincenzo Tiberio inventore della penicillina, molisano adottato da Napoli-1

Vincenzo Tiberio, vero inventore della penicillina. “Esiste un documento che prova le sue ricerche. È ora che il mondo ne riconosca i meriti” così tuonano i discendenti del molisano Vincenzo Tiberio, medico militare della Regia Marina che ben trentacinque anni prima di Fleming aveva pubbicato i suoi studi sul potere antibiotico delle muffe.

Come spesso accade è il caso abbinato ad una buona osservazione che induce il balenio di un’intuizione ed, osservando un pozzo d’acqua piovana, utilizzata per dissetate i contadini che lavoravano i suoi acri, notò che quando questo veniva pulito dalle muffe che si formavano spontaneamente, i contadini si ammalavano di gastroenterite mentre addirittura guarivano bevendo l’acqua “contaminata”. Da questa intuizione alla sperimentazione in vitro e in vivo su cavie il passo fu breve ed i risultati soddisfacenti. Mancava solo la sperimentazione sull’uomo.

Sperimentazioni.

Vincenzo Tiberio inventore della penicillina: Tiberio provò a mettere a conoscenza delle sue scoperte gli accademici del suo tempo ma nessuno sembrava essere interessato e per la delusione decise di abbandonare l’università partecipando poi ad un concorso per Medico nel corpo sanitario marittimo che vinse e che lo portò ad essere in prima linea negli aiuti alle popolazioni colpite dall’eruzione del Vesuvio e dal terremoto di Messina dei primi del ‘900. Partecipò inoltre alla conquista della Libia dove, a Tobruk, effettuò le prime vaccinazioni contro il tifo; dimostrando le sue conoscenze da igienista salvò numerosi soldati italiani altrimenti in balia di infezioni. Fu però fermato nella sua opera militare e scientifica da un infarto che lo portò via a soli 46 anni nel 1915.

Il risultato della guerra.

Vincenzo Tiberio inventore della penicillina: Solo dopo la seconda guerra mondiale si capì che le intuizioni di Tiberio erano fondate ma sfortunatamente il risultato della guerra mise l’Italia in una posizione sfavorevole e nessuno poté far nulla per dimostrare che quanto scoperto e pubblicato da Tiberio precedebano di almeno trent’anni quelle di Fleming. Alcuni studiosi sostengono che i collaboratori di Fleming, l’australiano Howard Florey ed il tedesco Ernst Boris Chain, conoscessero gia’ gli studi effettuati da Tiberio e ciò fu dovuto al fatto che al’epoca, Napoli era considerata come uno dei principali centri culturali. Dunque, niente esclude che il suo lavoro fu preso in considerazione per nuove ricerche. Altri, invece, contestano allo scienziato italiano il fatto di non aver pubblicato il suo studio in inglese. Resta il fatto che Vincenzo Tiberio, orgoglio italiano, rappresenta una pietra miliare della farmacia moderna.

Daniela Scognamiglio

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